La Lacrima di Pietra

Questo argomento contiene 245 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da Foto del profilo di Meeme Meeme 19 ore, 17 minuti fa.

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  • #5778
    Foto del profilo di Meeme Meeme 
    Partecipante

    L’Elfa del Sangue era osservava la stanza pronta a scattare in caso di pericolo e quando l’alieno le si avvicinò, storse le labbra perché poteva distrarla dalla sua vigilanza.
    La guardava con disapprovazione, ma lei fece spallucce davanti a quello sguardo duro perché sentiva di aver fatto la cosa giusta, nonostante tutto.

    Nathaniel le si sedette accanto prendendole le mani, lei arrossì a disagio e sperò che le bende rendessero la sua pelle meno fredda del solito. Il cuore prese a batterle più forte mentre il paladino le teneva le mani e quella sensazione piacevole le diede sollievo. Voleva ringraziarlo, ma al tempo stesso non voleva farlo. Si rese conto che stava indugiando un po’ troppo con le mani nelle sue e le tolse di scatto. “Chiedimi il permesso la prossima volta che vuoi curarmi.” Rispose velenosa. E si accoccolò su Humar al sicuro da altri contatti sgraditi. “Occupati di Alliria, se continua a piangere in questo modo annegherà tutti qui dentro.” concluse schioccando la lingua mentre lei continuava ad osservare la stanza in cerca di altri pericoli.

    #5796
    Foto del profilo di Ba Ba 
    Partecipante

    Lo scontro era stato terribile.
    Non aveva agito su indicazione di Rikr questa volta. Aveva deciso di testa sua.
    Solo la fortuna e l’intervento provvidenziale di Zatanja aveva impedito alla bestia immonda di avere la meglio su di lui dopo pochi istanti. O così gli pareva di ricordare. La fredda lucidità della battaglia era svanita appena il tauren aveva toccato il suolo. Non era certo di riuscire a capire cosa stesse accadendo, la mente pareva annebbiata. Forse si era sforzato troppo? Certo aveva affrontato battaglie dure, ma mai nulla del genere.
    Indossava l’odore putrescente innaturale di quell’essere, avvolto com’era nell’icore sgorgato dalle ferite inferte alla creatura.
    Sentiva una sensazione fastidiosa da qualche parte tra la spalla e il petto, come se qualche osso fosse incrinato. Ben misero prezzo da pagare per aver liberato Azeroth da una simile orrenda creatura.
    Quando Zatanja si avvicinò il guerriero sorrise a lei e al piccolo Rikr che lo guardava severo. Si mise a sedere e si guardò attorno.
    Erano arrivati anche i suoi amici. Sorrise. Stavano tutti bene.
    I singhiozzi di Alliria e i gemiti di Urok interruppero i suoi pensieri.
    Stavano tutti quasi bene, ma era ben più di quanto fosse ragionevole aspettarsi.
    Si rivolse ad alta voce a tutti e nessuno rimanendo seduto «Sono felice che stiamo tutti bene o quasi. Quella creatura è morta.» il tono faceva trasparire tutta la sua stanchezza ma anche un sollievo forse prematuro.
    Si alzò in piedi con una smorfia, attese che il cielo stellato che aveva occupato la sua vista si diradasse, poi si rivolse a Zatanja.
    «Grazie che mi hai salvato. Devo chiedere scusa a te e a Rikr se vi ho fatto preoccupare.» sospirò «Ho avuto un’idea quasi buona però, per una volta. Urok è salvo.» Aspettandosi un rimbrotto di qualche tipo da parte del piccolo scoiattolo si guardò attorno evitando accuratamente di incrociare lo sguardo con lo spiritello.
    Vide attraverso la nebbia una figura sconosciuta e aggiunse fra sé e sé, non avendo udito quanto detto dai suoi compagni intento com’era a riprendersi dallo scontro: «Quello chi è?»

    #5797
    Foto del profilo di Ilmarien Ilmarien 
    Partecipante

    Niente da fare, le bolle non sembravano sparire, frustrando il già stanco Gahain: “Mi dispiace” disse ad Alliria con un senso di incommensurabile impotenza nella voce “le mie cure non sembrano avere alcun effetto. Virion, tu puoi fare qualcosa?” chiese al Worgen sperando che le sue conoscenze alchemiche potessero aiutare l’Elfa. Nel mentre si rivolse a tutti gli altri: “Qualcun altro ha bisogno di cure? Approfittatene ora che siamo fermi…” e si preparò a somministrare a chi ne aveva bisogno. Intanto stava continuando a pensare a un modo per aiutare Alliria, e il suo sguardo cadde su quella creatura che avevano fatto prigioniera, e, una volta finito di curare i gonzi che ne avevano bisogno, le andò vicino, controllando che fosse ancora immobilizzata. “Allora, uno di noi si è fatto male a causa di quelle strane melme” disse additando Alliria “Tu le stavi studiando. Conosci una cura?” chiese semplicemente. Il tono era serio, estremamente calmo, non sapeva quanto la creatura fosse pronta a collaborare, e non sembrava un campione di coraggio così a vederla.

    #5799
    Foto del profilo di Rilwen Rilwen 
    Partecipante

    Lui non c’era. Era l’unica cosa che riusciva a pensare in quell’istante. Lui non c’era. Era vero, la battagliaaveva avuto una pausa, c’erano feriti e forse avrebbe dovuto quantomeno provare a curarli. Ma lei non era una curatrice. Era soltanto una maga, che traeva i suoi poteri da colui che avrebbe dovuto disprezzare, e lui non c’era. Poteva anche provare a guardarsi intorno, poteva anche provare ad essere d’aiuto nei confronti degli altri ma era un’altra la verità. Per quanto la nebbia si stesse dissipando, per quanto ci fosse qualcosa che effettivamente era cambiato, lei era chiusa a cercare di capire come mai lui non le rispondesse. Dov’era andato? Perché quel dolore? Perché quella pena? Non avrebbe dovuto sentirlo, non avrebbe dovuto sentire nessuna pietà per colui che aveva ucciso il fratello, ma la verità era che senza di lui lei non si sentiva nulla. Si sentiva fuori… Si sentiva lontano. Forse non esisteva nessuna lei senza di lui. Sospirò, guardandosi intorno e cercando di concentrarsi maggiormente su quello che sta succedendo. Strinse le dita delle mani, e strinse forte, quasi a fare sanguinare. Ma lui non c’era.
    “La nebbia si è dissipata. Sta iniziando a dissiparsi.” La sua voce era molto lontana. La gente piangeva in tornasse la gente gridava, la gente provava a curare, la gente provava a sostenersi ma la verità era che a lei non importava. Forse stava davvero diventando come lui. Forse non c’era più ritorno. Forse la magia aveva fatto il suo dovere, aveva causato l’inizio della fine. Forse lei era tornata come tutti gli altri, come quelli che comandava, come quelli che dovevano obbedire . E non le importava. Provò a concentrare il suo potere magico, a mandare i suoi occhi demoniaci lontano, ad esplorare quello che era rimasto nel luogo, a cercare di inseguire la nebbia in qualche modo, come se cercasse di trovare una fine. Ho forse la sua fine. Cercò di esplorare la magia che è contenuto in quel nuovo, cercò di interrogarla. Cercò negli anfratti, nelle porte, le pietre. Seguivano nebbia, seguiva la magia forse. Perché doveva trovare lui. O almeno una risposta.

    #5807
    Foto del profilo di Elan Elan 
    Partecipante

    Nathaniel guardò la Cacciatrice con occhi cupi. Non era arrabbiato, il suo viso era calmo, ma sembrava turbato da qualcosa.
    “Chiederò il permesso per curarti, solo se la prossima volta mi chiederai il permesso per ferirti in questo modo.”
    Era serio, ma c’era un accenno di sorriso nel suo volto bluastro. “Ancora meglio, facciamo in modo che non ci sia una prossima volta e saremo tutti e due più contenti.”
    Però annuì alle sue parole, ed andò a controllare lo stato della gamba di Alliria.

    Sembrava turbato, avvolse la gamba dell’Elfa della Notte in una piacevole luce dorata, ma le bolle non sparirono, e lei riprese a piangere ancora più forte.
    Anche Virion si era avvicinato a lei, ed esaminava la gamba con attenzione, annuendo alla domanda di Gahain.
    “Forse.”
    Rimase in silenzio ancora molto a lungo poi, rendendosi conto che non aveva dato molte spiegazioni, alzò di nuovo lo sguardo sul Draenei.
    “Non sono normali bolle di corrosione, o di bruciatura. C’è del liquido all’interno. Forse se lo analizzassi potrei creare un antidoto, una crema, qualcosa…”
    “Fai quel che devi!!!” quasi ululò Alliria, in preda ad un nuovo attacco di pianto isterico. Il worgen annuì, ed estrasse una sorta di siringa da una delle sacche che aveva con sé, bucando una di quelle bolle con cautela.
    In breve tempo, la siringa fu piena di liquido verdastro, che sembrava quasi ribollire all’interno del vetro.

    Poco distante, Zatanja stava scuotendo la testa alle parole di Gugnir.
    “Sei un grosso pazzo tauren! Potevi rischiare di morire!!” sembrava davvero sollevata di vedere che stesse bene. Gli buttò le braccia attorno al collo massiccio, quando si alzò, in un abbraccio carico di sollievo.
    “Rikr sarebbe stato triste se fossi morto, e io pure! Non possiamo sconfiggere il male da soli, dobbiamo combattere insieme se vogliamo farcela!!” sorrise, preoccupata, e liberando il Tauren dall’abbraccio gli riconsegnò Rikr, che lo osservava imbronciato, senza però rimproverarlo a voce. Lo spiritello fece un voletto attorno alla testa di Zatanja, quindi tornò ad appoggiarsi sulla spalla di Gugnir.
    “E’ un prigioniero.” rispose Virion alla sua domanda, mentre ancora esaminava il liquido. “Credo che… facesse degli esperimenti. Forse anche questa creatura è opera sua…”

    Curato Urok, assicuratosi che Gugnir stesse bene, Gahain si concentrò sulla creatura. Lo strano essere deforme stava ridacchiando, osservando la gamba di Alliria.
    “Cura? Melme tossiche, no cura. Melme scarto. Pozioni fallite, esperimenti falliti.” indicò la bestia che giaceva a terra, morta, con una strana smorfia sul viso. “Chimareon successo. Avete ucciso miracolo.”
    Fissò lo shamano con sguardo duro, come se lo stesse rimproverando, e scosse la testa.
    “Padrone non sarà felice. Padrone usava Chimareon come esperimento per sorella!” ridacchiò.

    Solo Daellen era distante da tutto, come se niente potesse importarle. Inviò i suoi occhi indagatori, e man mano che la nebbia si ritraeva notò uno strano bagliore rossastro provenire dalla stanza centrale. Non c’era prima, ne era sicura. O forse non lo vedeva perché era nascosto dalla nebbia?
    Non poteva dirlo…
    Aveva quasi paura, ancora di più perché il contatto con Lui non si ripristinava, ma la sua paura aumentò ancora di più quando gli occhi raggiunsero la stanza centrale.
    L’Elfo – o qualsiasi cosa fosse – era tornato e… volava! O per meglio dire fluttuava. Esattamente al centro della stanza, dove si trovava la grande voragine, si trovava a mezz’aria, osservando compiaciuto un enorme portale vorticante.
    I suoi occhi iniziarono a venire lentamente risucchiati da quella massa nera, come se da essa provenisse una forza troppo grande per essere contrastata… e, quando lo raggiunsero, semplicemente sparirono e lei perdette il contatto… proprio com’era successo con Lui.

    #5808
    Foto del profilo di Meeme Meeme 
    Partecipante

    La Cacciatrice rimase un attimo interdetta dalle parole del paladino, era cupo, turbato da qualcosa che lei non riusciva ad afferrare. Stava davvero provando a darle degli ordini?
    L’Elfa sentì ribollire il sangue nelle vene e non provò neppure a fermare quella rabbia animale che aveva dentro di sé. “Tu non sei il mio guardiano, non mi toccherai senza il mio consenso!” mostrò i denti furiosa. “Ho seguito il mio istinto e non lo rabbonirò solo per farti piacere!” Lui non era arrabbiato, ma lei sì e quando si arrabbiava diventava aggressiva. “Non mi importa se sei turbato per questo luogo inquietante, sono affari tuoi, non coinvolgermi nelle tue incertezze!” concluse velenosa.

    Decise che no, non voleva ringraziarlo affatto e si calmò solo quando lui si allontanò per occuparsi di Alliria. La Cacciatrice era diventata nervosa così invece di riposare fece un cenno ad Humar di seguirla ed iniziò a pattugliare la stanza in cerca di tracce di altri nemici. La sua rabbia era eccessiva, lo sapeva, ma non era in grado di assopire la bestia in lei, aveva bisogno di tempo per calmarsi e tornare a rivolgere la parola all’alieno. Doveva dargli delle spiegazioni perché solo in questo modo avrebbe evitato la sua magia curativa. “Non c’è altro modo, amico mio… non potrebbe capire altrimenti.” mormorò accarezzando la criniera nera del suo compagno animale.

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