Mutant Chronicles – Il Mare della Tranquillità

Questo argomento contiene 5 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Elan 22 ore, 52 minuti fa.

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    Articoli
  • #6242
     Ilmarien 
    Partecipante

    Prologo

    Capitol
    Charles William Colding si allontanò dai suoi assistenti e chiuse le porte del suo ufficio, cercando un momento di tranquillità. Fuori dalla porta sentiva la musichetta della propaganda elettorale a suo favore, come al solito i grandi azionisti non avevano badato a spese. Era il suo potenziale quarto mandato, e finora la campagna era andata a gonfie vele… Eppure il suo rivale Wellesley, per quanto abituato a perdere, si era rivelato particolarmente combattivo questa volta, andando di distretto in distretto e mantenendo un ruolo di primo piano nella campagna elettorale. E ora, la notizia del summit: il Cardinale Supremo aveva convocato i rappresentanti delle Corporazioni alla Cattedrale. Si toccò la fronte: si, era nervoso. Per la prima volta, a due giorni dalle elezioni, il Cardinale rischiava di rovinare tutto. In pubblico Colding si era sempre mostrato devoto, ma in privato non gli importava molto, per quanto riconoscesse il ruolo necessario della Fratellanza. E tuttavia il fanatismo religioso era qualcosa su cui lui e i grandi azionisti non avevano il benché minimo controllo. Uscì sul balcone in cima al Pinnacolo [OOG: la sede della Capitol a Luna City] cercando di allontanarsi dal rumore e sentì in lontananza, portata dal vento la musica della propaganda di Wellesley. Si accese un sigaro e aspirò alcune boccate prima di bloccarsi con orrore, quando si accorse che la stava canticchiando.

    Mishima
    Saori Hanshu entrò esitante nella zona del Palazzo riservata al Signore Supremo. Suo padre era stato convocato, ma non fidandosi aveva deciso di mandare lei. Si stava chiedendo cosa potesse volere il Signore Supremo dalla sua famiglia, quando incrociò Vihar Matsuo, il portavoce di Lady Mariko, Signora di Marte. Gli rivolse un rigido inchino, e si preparò ad oltrepassarlo, quando quest’ultimo la fermò alzando la mano sinistra. Istintivamente la mano di Saori corse alla spada, ma Vihar si affrettò a tranquillizzarla: “Lady Hanshu, che il Sole risplenda sulla Vostra famiglia” e fece un lieve cenno con il capo. Saori rimase sorpresa da quella dichiarazione così rispettosa: i rappresentanti dei tre Signori della Mishima avevano un potere politico pressoché illimitato, era inaudito che uno di loro la salutasse così. Lo osservò attentamente, sembrava volere qualcosa da lei: “Il Signore Supremo vuole la Vostra conoscenza. Riferitemi la Vostra conversazione una volta che avete finito, sarò le mio ufficio” la guardò dritta negli occhi per qualche secondo, poi fece un cenno di congedo e si allontanò. Saori rimase interdetta dall’incontro, poi proseguì verso la sua destinazione. Doveva informare suo padre dell’accaduto quanto prima, al di là di una minaccia nei confronti del Signore Supremo, il favore di Lady Mariko poteva significare molto per la famiglia.

    Bauhaus
    Constantin Romanov, Duca Elettore della Bauhaus, entrò timidamente nella stanza: si fermò in centro, mise a terra il ginocchio destro, poi il sinistro e infine toccò il pavimento con la testa. Una volta all’anno, tutti i Duchi Elettori dovevano sottoporsi a un interrogatorio approfondito da parte della Fratellanza: Constantin era sicuro di non nascondere nulla, ma era cosciente che se avessero scoperto qualcosa la sua carriera corporativa sarebbe finita in meno di un giorno. “Sono qui, Eminenza, che Sua Santità il Cardinale Alexander mi giudichi degno” disse tenendo gli occhi bassi. Una figura avanzò nella stanza, le vesti bianche e dorate lo identificavano come Custode dell’Arte: “In piedi, Costantin! Abbiamo troppe cose di cui parlare per indulgere in questi riti” disse la figura in tono conciliante. Il Duca si rialzò, certo che il Custode, o qualcuno per lui, avesse esplorato i suoi pensieri e accertato la purezza delle sue intenzioni: “Grazie Eminenza, sono pronto ad ascoltare il volere del Cardinale. Tuttavia esistono interessi corporativi che sono al di fuori della mia portata… e della mia conoscenza” aggiunse dopo aver soppesato le proprie parole. Il Custode sorrise e disse: “Discuteremo di ciò che verrà detto in presenza del Cardinale. Per quel giorno, è desiderio della Fratellanza che la Ruota Dentata [OOG: la Bauhaus] non abbia più segreti per il Cardinale” concluse, sempre mantenendo lo stesso tono conciliante. Il Duca rabbrividì ma in un certo senso fu sollevato dalle parole del Custode: almeno per ora, non sapevano ancora tutto.

    Megan Reed
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile. Megan scese dalla metropolitana nell’affollatissima fermata subito sotto alla Grande Cattedrale, in pieno centro. Qui, anche sottoterra, non c’erano poveri, c’erano i cuochi, domestici, servitori delle élite di Luna che vivevano in superfice: mansioni umili ma comunque rispettabili e, come Megan aveva avuto modo di imparare, un’ottima fonte di informazioni se si sapeva come fare le domande giuste.

    Ma questo non era lo scopo della giornalista stasera. Era stata mandata da Rick, il suo capo al giornale, per intervistare Jonathan Pryce sui recenti sviluppi e sul nuovo ruolo dei Guardiani nella città. Era rimasta piuttosto sorpresa dalla notizia: Pryce non aveva rilasciato commenti o interviste alla stampa al di fuori di quelle poche, sparute apparizioni pubbliche che aveva fatto. Molti giornali avevano speculato in merito, ma l’interesse si era rapidamente spostato sulle elezioni del Consiglio di Amministrazione della Capitol e, più di recente, sulla decisione del Cardinale Supremo di convocare tutti i rappresentanti corporativi. Era quindi strano che si facesse avanti proprio ora, e per giunta a stare alle parole di Rick aveva chiesto espressamente che fosse lei ad intervistarlo. Con questi pensieri Megan entrò nella Grande Cattedrale, dove un giovane Missionario la interpellò: “Ehm, S-signorina Reed?” chiese controllando brevemente un biglietto che teneva seminascosto nella tunica “Mi chiamo Esteban. Sono qui per accompagnarla dal Mistico Pryce” disse e attese una risposta della giornalista.

    Kasey Bates
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile. Kasey era nuovamente in licenza, dopo gli ultimi eventi su Luna City Kasey aveva diretto la sua squadra su Callisto, dove aveva completato diverse missioni contro l’Oscura Legione, in particolare le forze di Algeroth che controllavano i vari satelliti di Giove. Le missioni si erano tutte concluse positivamente grazie anche all’abbondanza di risorse e di supporto aereo che erano state messe a disposizione di Kasey e della sua squadra. Tuttavia molti dei soldati, Kasey inclusa, avevano terminato l’ultima missione con i nervi a pezzi. Tra gli imprevisti, le perdite, i lunghi tempi morti che c’erano stati e il territorio sconosciuto in cui dietro ogni angolo si celava un nemico, il capitano era stata certamente sollevata quando avevano temporaneamente sospeso le operazioni e dato a tutti due mesi di licenza.

    Kasey era appena tornata nel suo appartamento a Luna City che ricevette una chiamata dalla corporazione, con l’ordine di collegarsi al cyberspazio. Si mise in poltrona, osservando distrattamente il tramonto sulla città immacolata, e si rilassò, prima di indossare il casco e collegarsi. Si ritrovò in un parco pieno di alberi e statue di marmo, estremamente ben curato, ai margini di un grande lago. Sembrava uno dei parchi nel centro di Luna City, ma non c’erano edifici o grattacieli in sottofondo, solo alberi e montagne in lontananza, ai bordi del Mare della Tranquillità. Poco lontano da dove si trovava, vide un gruppo di panchine con un tavolo nel mezzo e un uomo e una donna seduti che stanno bevendo del vino conversando tranquillamente. Dopo un momento di esitazione, Kasey riconobbe l’uomo: era Mark, quell’impiegato che aveva aiutato lei e Stanford durante l’ultima licenza su Luna.

    Abel Brandt
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile.

    Abel entrò nell’ascensore della Torre Est e osservò, attraverso il vetro la città bianca che diventava visibile man mano che l’ascensore saliva. Da quando c’era stata quella faccenda dei Guardiani, lui e Lada erano stati relegati a lavori di ufficio: sicuri e preferibili a una ‘vacanza su Venere’ ma decisamente noiosi rispetto agli incarichi a cui Abel si era abituato. Oggi però Marta Hindenlang, Direttore dell’Ufficio degli Standard, lo aveva mandato a chiamare, improvvisamente e senza dare ulteriori spiegazioni. Uscendo dall’ascensore Abel percorse con una certa fretta il corridoio che portava all’ufficio della Hindenlang e all’ingresso, in attesa di essere ammessa, vide Lada. “Abel!” disse salutandolo con un sorriso. Ebbero l’istinto di abbracciarsi ma sarebbe stata una violazione di protocollo, quindi si trattennero “Quindi sei stato convocato anche tu, con me sono stati molto vaghi, a te hanno detto qualcosa di più preciso?” gli chiese con una certa apprensione.

    #6250
     Elan 
    Partecipante

    Stava andando tutto benissimo. Era inverno, c’era la neve, faceva freddo… tutte cose splendide. Ecco, magari non proprio per tutti, sicuramente…
    Ma a Megan piacevano davvero un sacco.
    Quindi per lei stava andando tutto davvero benissimo. Inoltre, dopo gli ultimi casini, la sua carriera era continuata piuttosto bene, la sua storia con Selim pure…
    Non si poteva davvero lamentare di niente.

    E invece no!
    Invece Pryce aveva dovuto svegliarsi decidendo di farsi intervistare. Da lei!
    Intervistare da lei!!
    Perché non lo odiava già a sufficienza così…

    Rassegnata – ma anche discretamente inca**ata – non aveva quasi fatto caso a ciò che la circondava mentre camminava, tenendo la mente fissa sul suo obiettivo.
    Doveva semplicemente muoversi. Intervistare Pryce (estremamente in fretta), andarsene da lì e scrivere l’ennesimo articolo che probabilmente avrebbe fatto bene alla sua carriera.
    Sembrava un buon piano, tutto sommato.
    Se solo non fosse stata così furiosa, sicuramente sarebbe sembrato ancora migliore.
    Fu il povero Esteban a subire per primo la sua rabbia.
    La giornalista lo fulminò con lo sguardo, per niente impietosita dal suo apparente timore.
    “Sì, sì sono io.” sbottò seccata. “Vediamo di muoverci, non ho davvero intenzione di perdere più tempo del necessario.”

    #6251
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Mentre l’ascensore della Torre Est continuava a salire Abel fingeva di osservare il tramonto su Luna… in verità i suoi occhi stavano fissando il vuoto lasciando fluire i pensieri nella sua testa.

    Dopo la vicenda dei Guardiani il suo ruolo era stato nettamente ridimensionato ed era passato da una certa libertà d’azione al rimanere confinato negli uffici per portare a termine lavori solitamente destinati ai pivelli alle prime armi…all’inizio non era stato poi così male, considerata la sua mai totalmente nascosta indole al fare i lavori con calma, ma col passare del tempo la noia stava prendendo il sopravvento su di lui: avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di uscire da quegli uffici e quel giorno forse era finalmente arrivato.

    Abel pensò a tutte le volte che aveva incontrato la Hindenlang sia di persona sia attraverso un videocomunicatore e non poteva fare a meno di collegarla a punti di svolta nella sua carriera: rivelazioni segrete, incarichi di fiducia (per quanto potenzialmente rischiosi)…insomma con lei non c’era da annoiarsi e dubitava di essere stato convocato di fretta nel suo ufficio per qualche severo rimprovero sulla sua attività da impiegato.

    Un’altra conferma del fatto che non fosse una normale convocazione la ebbe quando trovò Lada davanti alla porta: maledetto protocollo pensò quando il suo istintivo gesto d’affetto dovette per forza tramutarsi in uno dei classici saluti d’ordinanza.

    “No, è stata una convocazione totalmente inaspettata e senza un briciolo di spiegazione e per quanto possa essere strano almeno è qualcosa di diverso dal passare le giornate a compilar scartoffie e forse un po’più eccitante non trovi?” le disse abbozzando un sorriso “Ha convocato entrambi mesi dopo le vicende che ben conosciamo, non credo sia solo una visita di piacere…”

    • Questa risposta è stata modificata 1 settimana, 1 giorno fa da  Sir Gruumsh.
    #6256
     Ilmarien 
    Partecipante

    Abel Brandt
    “No, non credo sia solo una visita di piacere, staremo a vedere…” replicò Lada, mostrando tutta la sua natura sospettosa. Poco dopo vennero fatti entrare e quasi subito vennero lasciati soli nel grande studio, per il momento ancora vuoto. L’occhio attento di Abel notò subito alcuni particolari fuori posto, come la pila di carte sulla scrivania e le varie cartelle anonime messe nel tavolo a lato dell’ingresso. Dalla porta laterale entrò rapidamente la Hindenlang, facendoli scattare sull’attenti: aveva l’aria preoccupata e un cipiglio molto serio. Andò dritta alla sua scrivania, mentre diceva: “Agente Brandt, Agente Ponomariov, vi ho convocato perché ultimamente ho notato un calo nella vostra attività” a queste parole alzò gli occhi e al tempo stesso mosse l’indice della mano sinistra in alcuni cerchi, a indicare che erano sorvegliati. Abel non si stupì che l’ufficio della Hindenlang fosse sorvegliato, si stupì però che lei prendesse precauzioni: doveva essere una faccenda veramente seria se persino lei non sapeva di chi fidarsi. “Fatemi rapporto mentre andiamo in archivio ad esaminare i vostri rapporti degli ultimi mesi” e fece loro segno di seguirla.

    Mentre uscivano la Direttrice passò di fianco al tavolo e prese due cartelle, consegnandole rapidamente a Lada e ad Abel. Poi i tre uscirono mentre Lada, cogliendo la necessità di continuare a parlare, si mise a farle un dettagliatissimo rapporto su tutte le scartoffie che le era toccato riempire negli ultimi mesi. Entrarono tutti e tre nell’ascensore secondario di servizio e cominciarono a scendere. Abel aprì distrattamente la cartella e ci diede un’occhiata superficiale, era tutto materiale dell’Ufficio Diplomatico, un nome ironico che indicava la rete di spionaggio della Bauhaus. Non ebbe tempo di esaminarli ulteriormente perché le porte si aprirono e due donne e un uomo entrarono, scambiando un leggero ma chiaro cenno d’intesa con la Hindenlang. Le porte si chiusero e immediatamente la Hindenlang cambiò atteggiamento: “Forza, scambiatevi i cappotti, non abbiamo molto tempo” e fece loro l’occhiolino, a indicare che andava tutto bene. Abel e Lada prontamente obbedirono, e si ritrovarono con i cappotti di sottufficiali dell’Ordine del Dragone, l’ordine militare della casata Richthausen, a cui la Hindenlang apparteneva.

    I tre che erano entrati nell’ascensore uscirono puntualmente agli archivi corporativi mentre l’ascensore proseguì arrivando alla loro reale destinazione, il bunker sotterraneo sotto le Torri Gemelle, noto per essere uno dei luoghi più segreti e più difesi dell’intero Sistema Solare. Uscirono e percorsero un breve corridoio pieno di guardie con l’uniforme dell’Ordine del Dragone, finendo in una stanza secondaria. Abel notò immediatamente che era una stanza completamente insonorizzata, e si trovavano alla presenza di altre tre persone. Riconobbe subito Herman Strasser Richthausen, Colonnello dell’Ordine del Dragone e il responsabile della sicurezza nei piani della torre in cui lavoravano lui e Lada. Era un militare di carriera, coscienzioso ma non eccessivamente rigido. Di fianco a lui, seduto a capotavola, c’era una figura corpulenta e massiccia, un uomo sui quarantacinque che scrutava attentamente i nuovi arrivati aspirando lentamente da un sigaro. La terza figura era al momento di spalle, chino a leggere un dossier su un tavolino laterale.

    Un soldato chiuse la porta dietro di loro e Martha Hindenlang ruppe il silenzio dicendo: “Bene, direi che ci siamo tutti. Abel, Lada, scusate il metodo… poco ortodosso, ma di questi tempi ho preferito non lasciare nulla al caso. Immagino che conosciate già Herman Strasser Richthausen, il nostro responsabile della sicurezza, permettetemi di presentarvi Gustav Zelevskij-Bernheim, Segretario Generale del Ministero della Verità” l’individuo si alzò in piedi, fece un rigido saluto, poi un mezzo sorriso e una stretta di mano. Abel non sapeva molto del Ministero della Verità: sapeva che era una branca del Ministero Supremo della Civiltà e che nello specifico erano quelli che controllavano il flusso di informazioni e più in generale la propaganda corporativa; tuttavia non aveva idea di come operassero sul campo. Dopo le presentazioni, Gustav si rivolse a lui: “Ho sentito parlare di lei a proposito dei Guardiani delle Libere Nazioni, in quell’occasione ha causato un discreto mal di testa a molti dei miei sottoposti”. Aveva parlato in tono tranquillo, quasi affabile, e non c’era traccia di un rimprovero nella sua voce.

    Megan Reed
    Il giovane Missionario rimase leggermente interdetto dall’atteggiamento brusco ma non replicò, si limitò a condurla a un ascensore secondario e una volta terminata la salita, attraverso alcuni corridoi in una piccola sala d’angolo. Entrando Megan si rese conto che dovevano essere piuttosto in alto nella Grande Cattedrale, la saletta aveva una magnifica vista sul lago e sul Palazzo Imperiale. Il novizio la lasciò sola nella stanza: c’erano due comode poltrone e un tavolino con alcuni rinfreschi nel mezzo. Poco dopo la porta si aprì nuovamente e Megan vide entrare Jonathan Pryce, ora nella sua veste ufficiale di Mistico. Sembrava leggermente ringiovanito da quando era stato riabilitato, eppure c’era sempre una certa tristezza nel suo atteggiamento: “Buonasera, Signorina Reed, grazie per avere accettato di incontrarmi, sono” esitò un istante “sono conscio che non deve essere stato facile” disse con un leggero tremito nella voce.

    #6260
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Per un attimo aveva realmente temuto che La Hindenlang li avesse convocati per parlare del loro attuale lavoro e non potè fare a meno di sentirsi un po’sollevato quando la vide fare quei gesti inequivocabili…fortunatamente c’era qualcosa di più serio di cui discutere.
    Lada, al solito, non riusciva a nascondere il suo nervosismo ma questo giocò a favore di Abel in quanto lui non avrebbe avuto la stessa prontezza per cominciare a parlare a ruota libera delle scartoffie che aveva compilato negli ultimi mesi e, sinceramente, non ne avrebbe avuto nemmeno voglia anche se era di sicuro il modo migliore per rimanere nella parte assegnata almeno fino alla chiusura dell’ascensore.

    Poi il resto avvenne molto in fretta ed era stato tutto programmato alla perfezione: i tre tizi con cui scambiarsi i vestiti, la discesa nel bunker, la stanza finale perfettamente insonorizzata…insomma doveva essere una questione molto seria per agire in quel modo e forse una parte del problema poteva essere all’interno di quella cartellina dell’Ufficio Diplomatico.

    Abel si prese qualche attimo per scrutare i tre individui che si trovavano di fronte a lui in quella stanza, anche se uno era troppo impegnato a leggere per permettergli di studiarlo con più attenzione, e poi ricambiò la stretta di mano con Bernheim.

    “La vicenda dei Guardiani è stata delicata da affrontare…son consapevole di aver causato emicranie a molte persone per i motivi più disparati ma ho avuto anche io i miei mal di testa in quell’occasione seppur fossi certo delle azioni da prendere. In cosa li ho messi in difficoltà di preciso?” chiese con un leggero sorriso.

    Era la prima volta con cui aveva a che fare direttamente con qualcuno del Ministero della Verità e a prima vista il tipo gli sembrava abbastanza affabile per fare un breve discorso per conoscere meglio il loro ambito operativo, almeno finchè la Hindenlang non avesse deciso di dare qualche spiegazione in merito alla loro convocazione in gran segreto.

    #6267
     Elan 
    Partecipante

    A Megan non importava di essere brusca, sgarbata o persino antipatica. Neanche un pochino.
    Avrebbe volentieri lanciato quel maledetto ragazzino fuori dall’ascensore, se avesse potuto…
    Sì, aveva decisamente i nervi quel giorno, e dubitava che la situazione sarebbe migliorata col tempo.

    Entrò nella saletta, si guardo in giro senza troppo entusiasmo – cosa che sarebbe stata totalmente diversa in qualsiasi altra occasione… Quel posto era proprio figo! – e rimase in attesa.
    Probabilmente sarebbe stata più allegra se fosse stata condannata a morte.

    Strinse i denti quando Pryce entrò nella stanza. Rispettare il protocollo sarebbe stato molto più complicato del previsto, forse troppo. Ma, con un po’ di fortuna, forse sarebbe riuscita a sbrigarsela più in fretta, se avesse fatto le cose nel modo giusto.
    Non voleva stare in quella stanza nemmeno un secondo in più del necessario.
    “Mistico Pryce.” cielo, probabilmente le si leggeva in faccia quanto avesse voglia di vomitare a quelle parole.
    “So che ha richiesto espressamente di me per la sua intervista. Suppongo non sia per rivangare i bei tempi andati.”
    Sì, lo sapeva, avrebbe dovuto tenere a freno la lingua. Ma tra saperlo e farlo passava un universo intero.
    “Aveva già in mente da dove iniziare?”
    Non gli avrebbe dato la soddisfazione di portare il discorso sui suoi genitori, neanche morta! Voleva iniziare in fretta l’intervista, finire in fretta l’intervista e andarsene in fretta da quel posto.
    Poi forse si sarebbe calmata un poco.

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