Mutant Chronicles – Il Mare della Tranquillità

Questo argomento contiene 37 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Ilmarien 1 giorno, 1 ora fa.

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  • #6242
     Ilmarien 
    Partecipante

    Prologo

    Capitol
    Charles William Colding si allontanò dai suoi assistenti e chiuse le porte del suo ufficio, cercando un momento di tranquillità. Fuori dalla porta sentiva la musichetta della propaganda elettorale a suo favore, come al solito i grandi azionisti non avevano badato a spese. Era il suo potenziale quarto mandato, e finora la campagna era andata a gonfie vele… Eppure il suo rivale Wellesley, per quanto abituato a perdere, si era rivelato particolarmente combattivo questa volta, andando di distretto in distretto e mantenendo un ruolo di primo piano nella campagna elettorale. E ora, la notizia del summit: il Cardinale Supremo aveva convocato i rappresentanti delle Corporazioni alla Cattedrale. Si toccò la fronte: si, era nervoso. Per la prima volta, a due giorni dalle elezioni, il Cardinale rischiava di rovinare tutto. In pubblico Colding si era sempre mostrato devoto, ma in privato non gli importava molto, per quanto riconoscesse il ruolo necessario della Fratellanza. E tuttavia il fanatismo religioso era qualcosa su cui lui e i grandi azionisti non avevano il benché minimo controllo. Uscì sul balcone in cima al Pinnacolo [OOG: la sede della Capitol a Luna City] cercando di allontanarsi dal rumore e sentì in lontananza, portata dal vento la musica della propaganda di Wellesley. Si accese un sigaro e aspirò alcune boccate prima di bloccarsi con orrore, quando si accorse che la stava canticchiando.

    Mishima
    Saori Hanshu entrò esitante nella zona del Palazzo riservata al Signore Supremo. Suo padre era stato convocato, ma non fidandosi aveva deciso di mandare lei. Si stava chiedendo cosa potesse volere il Signore Supremo dalla sua famiglia, quando incrociò Vihar Matsuo, il portavoce di Lady Mariko, Signora di Marte. Gli rivolse un rigido inchino, e si preparò ad oltrepassarlo, quando quest’ultimo la fermò alzando la mano sinistra. Istintivamente la mano di Saori corse alla spada, ma Vihar si affrettò a tranquillizzarla: “Lady Hanshu, che il Sole risplenda sulla Vostra famiglia” e fece un lieve cenno con il capo. Saori rimase sorpresa da quella dichiarazione così rispettosa: i rappresentanti dei tre Signori della Mishima avevano un potere politico pressoché illimitato, era inaudito che uno di loro la salutasse così. Lo osservò attentamente, sembrava volere qualcosa da lei: “Il Signore Supremo vuole la Vostra conoscenza. Riferitemi la Vostra conversazione una volta che avete finito, sarò le mio ufficio” la guardò dritta negli occhi per qualche secondo, poi fece un cenno di congedo e si allontanò. Saori rimase interdetta dall’incontro, poi proseguì verso la sua destinazione. Doveva informare suo padre dell’accaduto quanto prima, al di là di una minaccia nei confronti del Signore Supremo, il favore di Lady Mariko poteva significare molto per la famiglia.

    Bauhaus
    Constantin Romanov, Duca Elettore della Bauhaus, entrò timidamente nella stanza: si fermò in centro, mise a terra il ginocchio destro, poi il sinistro e infine toccò il pavimento con la testa. Una volta all’anno, tutti i Duchi Elettori dovevano sottoporsi a un interrogatorio approfondito da parte della Fratellanza: Constantin era sicuro di non nascondere nulla, ma era cosciente che se avessero scoperto qualcosa la sua carriera corporativa sarebbe finita in meno di un giorno. “Sono qui, Eminenza, che Sua Santità il Cardinale Alexander mi giudichi degno” disse tenendo gli occhi bassi. Una figura avanzò nella stanza, le vesti bianche e dorate lo identificavano come Custode dell’Arte: “In piedi, Costantin! Abbiamo troppe cose di cui parlare per indulgere in questi riti” disse la figura in tono conciliante. Il Duca si rialzò, certo che il Custode, o qualcuno per lui, avesse esplorato i suoi pensieri e accertato la purezza delle sue intenzioni: “Grazie Eminenza, sono pronto ad ascoltare il volere del Cardinale. Tuttavia esistono interessi corporativi che sono al di fuori della mia portata… e della mia conoscenza” aggiunse dopo aver soppesato le proprie parole. Il Custode sorrise e disse: “Discuteremo di ciò che verrà detto in presenza del Cardinale. Per quel giorno, è desiderio della Fratellanza che la Ruota Dentata [OOG: la Bauhaus] non abbia più segreti per il Cardinale” concluse, sempre mantenendo lo stesso tono conciliante. Il Duca rabbrividì ma in un certo senso fu sollevato dalle parole del Custode: almeno per ora, non sapevano ancora tutto.

    Megan Reed
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile. Megan scese dalla metropolitana nell’affollatissima fermata subito sotto alla Grande Cattedrale, in pieno centro. Qui, anche sottoterra, non c’erano poveri, c’erano i cuochi, domestici, servitori delle élite di Luna che vivevano in superfice: mansioni umili ma comunque rispettabili e, come Megan aveva avuto modo di imparare, un’ottima fonte di informazioni se si sapeva come fare le domande giuste.

    Ma questo non era lo scopo della giornalista stasera. Era stata mandata da Rick, il suo capo al giornale, per intervistare Jonathan Pryce sui recenti sviluppi e sul nuovo ruolo dei Guardiani nella città. Era rimasta piuttosto sorpresa dalla notizia: Pryce non aveva rilasciato commenti o interviste alla stampa al di fuori di quelle poche, sparute apparizioni pubbliche che aveva fatto. Molti giornali avevano speculato in merito, ma l’interesse si era rapidamente spostato sulle elezioni del Consiglio di Amministrazione della Capitol e, più di recente, sulla decisione del Cardinale Supremo di convocare tutti i rappresentanti corporativi. Era quindi strano che si facesse avanti proprio ora, e per giunta a stare alle parole di Rick aveva chiesto espressamente che fosse lei ad intervistarlo. Con questi pensieri Megan entrò nella Grande Cattedrale, dove un giovane Missionario la interpellò: “Ehm, S-signorina Reed?” chiese controllando brevemente un biglietto che teneva seminascosto nella tunica “Mi chiamo Esteban. Sono qui per accompagnarla dal Mistico Pryce” disse e attese una risposta della giornalista.

    Kasey Bates
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile. Kasey era nuovamente in licenza, dopo gli ultimi eventi su Luna City Kasey aveva diretto la sua squadra su Callisto, dove aveva completato diverse missioni contro l’Oscura Legione, in particolare le forze di Algeroth che controllavano i vari satelliti di Giove. Le missioni si erano tutte concluse positivamente grazie anche all’abbondanza di risorse e di supporto aereo che erano state messe a disposizione di Kasey e della sua squadra. Tuttavia molti dei soldati, Kasey inclusa, avevano terminato l’ultima missione con i nervi a pezzi. Tra gli imprevisti, le perdite, i lunghi tempi morti che c’erano stati e il territorio sconosciuto in cui dietro ogni angolo si celava un nemico, il capitano era stata certamente sollevata quando avevano temporaneamente sospeso le operazioni e dato a tutti due mesi di licenza.

    Kasey era appena tornata nel suo appartamento a Luna City che ricevette una chiamata dalla corporazione, con l’ordine di collegarsi al cyberspazio. Si mise in poltrona, osservando distrattamente il tramonto sulla città immacolata, e si rilassò, prima di indossare il casco e collegarsi. Si ritrovò in un parco pieno di alberi e statue di marmo, estremamente ben curato, ai margini di un grande lago. Sembrava uno dei parchi nel centro di Luna City, ma non c’erano edifici o grattacieli in sottofondo, solo alberi e montagne in lontananza, ai bordi del Mare della Tranquillità. Poco lontano da dove si trovava, vide un gruppo di panchine con un tavolo nel mezzo e un uomo e una donna seduti che stanno bevendo del vino conversando tranquillamente. Dopo un momento di esitazione, Kasey riconobbe l’uomo: era Mark, quell’impiegato che aveva aiutato lei e Stanford durante l’ultima licenza su Luna.

    Abel Brandt
    Il sole stava tramontando, illuminando una città completamente ricoperta di neve. Erano due giorni che non smetteva di nevicare e ora una spessa coltre ricopriva tutto. Alcune delle grandi arterie di traffico della superfice erano state sgombrate, ma a parte quelle, e l’occasionale distretto Bauhaus, l’intera città giaceva immobile sotto la coltre di neve. E tuttavia nulla si fermava nella grande metropoli: le grandi nevicate erano infatti occasioni e opportunità per le fasce più povere della città, quelli che vivevano nei due, a volte anche tre livelli sotterranei di Luna City, dove il calore umano e i sistemi di ventilazione ancora operativi dai tempi dell’Età dell’Oro contribuivano a mantenere la zona vivibile anche senza riscaldamento. Faceva freddo, ma sottoterra era sopportabile.

    Abel entrò nell’ascensore della Torre Est e osservò, attraverso il vetro la città bianca che diventava visibile man mano che l’ascensore saliva. Da quando c’era stata quella faccenda dei Guardiani, lui e Lada erano stati relegati a lavori di ufficio: sicuri e preferibili a una ‘vacanza su Venere’ ma decisamente noiosi rispetto agli incarichi a cui Abel si era abituato. Oggi però Marta Hindenlang, Direttore dell’Ufficio degli Standard, lo aveva mandato a chiamare, improvvisamente e senza dare ulteriori spiegazioni. Uscendo dall’ascensore Abel percorse con una certa fretta il corridoio che portava all’ufficio della Hindenlang e all’ingresso, in attesa di essere ammessa, vide Lada. “Abel!” disse salutandolo con un sorriso. Ebbero l’istinto di abbracciarsi ma sarebbe stata una violazione di protocollo, quindi si trattennero “Quindi sei stato convocato anche tu, con me sono stati molto vaghi, a te hanno detto qualcosa di più preciso?” gli chiese con una certa apprensione.

    #6250
     Elan 
    Partecipante

    Stava andando tutto benissimo. Era inverno, c’era la neve, faceva freddo… tutte cose splendide. Ecco, magari non proprio per tutti, sicuramente…
    Ma a Megan piacevano davvero un sacco.
    Quindi per lei stava andando tutto davvero benissimo. Inoltre, dopo gli ultimi casini, la sua carriera era continuata piuttosto bene, la sua storia con Selim pure…
    Non si poteva davvero lamentare di niente.

    E invece no!
    Invece Pryce aveva dovuto svegliarsi decidendo di farsi intervistare. Da lei!
    Intervistare da lei!!
    Perché non lo odiava già a sufficienza così…

    Rassegnata – ma anche discretamente inca**ata – non aveva quasi fatto caso a ciò che la circondava mentre camminava, tenendo la mente fissa sul suo obiettivo.
    Doveva semplicemente muoversi. Intervistare Pryce (estremamente in fretta), andarsene da lì e scrivere l’ennesimo articolo che probabilmente avrebbe fatto bene alla sua carriera.
    Sembrava un buon piano, tutto sommato.
    Se solo non fosse stata così furiosa, sicuramente sarebbe sembrato ancora migliore.
    Fu il povero Esteban a subire per primo la sua rabbia.
    La giornalista lo fulminò con lo sguardo, per niente impietosita dal suo apparente timore.
    “Sì, sì sono io.” sbottò seccata. “Vediamo di muoverci, non ho davvero intenzione di perdere più tempo del necessario.”

    #6251
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Mentre l’ascensore della Torre Est continuava a salire Abel fingeva di osservare il tramonto su Luna… in verità i suoi occhi stavano fissando il vuoto lasciando fluire i pensieri nella sua testa.

    Dopo la vicenda dei Guardiani il suo ruolo era stato nettamente ridimensionato ed era passato da una certa libertà d’azione al rimanere confinato negli uffici per portare a termine lavori solitamente destinati ai pivelli alle prime armi…all’inizio non era stato poi così male, considerata la sua mai totalmente nascosta indole al fare i lavori con calma, ma col passare del tempo la noia stava prendendo il sopravvento su di lui: avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di uscire da quegli uffici e quel giorno forse era finalmente arrivato.

    Abel pensò a tutte le volte che aveva incontrato la Hindenlang sia di persona sia attraverso un videocomunicatore e non poteva fare a meno di collegarla a punti di svolta nella sua carriera: rivelazioni segrete, incarichi di fiducia (per quanto potenzialmente rischiosi)…insomma con lei non c’era da annoiarsi e dubitava di essere stato convocato di fretta nel suo ufficio per qualche severo rimprovero sulla sua attività da impiegato.

    Un’altra conferma del fatto che non fosse una normale convocazione la ebbe quando trovò Lada davanti alla porta: maledetto protocollo pensò quando il suo istintivo gesto d’affetto dovette per forza tramutarsi in uno dei classici saluti d’ordinanza.

    “No, è stata una convocazione totalmente inaspettata e senza un briciolo di spiegazione e per quanto possa essere strano almeno è qualcosa di diverso dal passare le giornate a compilar scartoffie e forse un po’più eccitante non trovi?” le disse abbozzando un sorriso “Ha convocato entrambi mesi dopo le vicende che ben conosciamo, non credo sia solo una visita di piacere…”

    • Questa risposta è stata modificata 2 mesi fa da  Sir Gruumsh.
    #6256
     Ilmarien 
    Partecipante

    Abel Brandt
    “No, non credo sia solo una visita di piacere, staremo a vedere…” replicò Lada, mostrando tutta la sua natura sospettosa. Poco dopo vennero fatti entrare e quasi subito vennero lasciati soli nel grande studio, per il momento ancora vuoto. L’occhio attento di Abel notò subito alcuni particolari fuori posto, come la pila di carte sulla scrivania e le varie cartelle anonime messe nel tavolo a lato dell’ingresso. Dalla porta laterale entrò rapidamente la Hindenlang, facendoli scattare sull’attenti: aveva l’aria preoccupata e un cipiglio molto serio. Andò dritta alla sua scrivania, mentre diceva: “Agente Brandt, Agente Ponomariov, vi ho convocato perché ultimamente ho notato un calo nella vostra attività” a queste parole alzò gli occhi e al tempo stesso mosse l’indice della mano sinistra in alcuni cerchi, a indicare che erano sorvegliati. Abel non si stupì che l’ufficio della Hindenlang fosse sorvegliato, si stupì però che lei prendesse precauzioni: doveva essere una faccenda veramente seria se persino lei non sapeva di chi fidarsi. “Fatemi rapporto mentre andiamo in archivio ad esaminare i vostri rapporti degli ultimi mesi” e fece loro segno di seguirla.

    Mentre uscivano la Direttrice passò di fianco al tavolo e prese due cartelle, consegnandole rapidamente a Lada e ad Abel. Poi i tre uscirono mentre Lada, cogliendo la necessità di continuare a parlare, si mise a farle un dettagliatissimo rapporto su tutte le scartoffie che le era toccato riempire negli ultimi mesi. Entrarono tutti e tre nell’ascensore secondario di servizio e cominciarono a scendere. Abel aprì distrattamente la cartella e ci diede un’occhiata superficiale, era tutto materiale dell’Ufficio Diplomatico, un nome ironico che indicava la rete di spionaggio della Bauhaus. Non ebbe tempo di esaminarli ulteriormente perché le porte si aprirono e due donne e un uomo entrarono, scambiando un leggero ma chiaro cenno d’intesa con la Hindenlang. Le porte si chiusero e immediatamente la Hindenlang cambiò atteggiamento: “Forza, scambiatevi i cappotti, non abbiamo molto tempo” e fece loro l’occhiolino, a indicare che andava tutto bene. Abel e Lada prontamente obbedirono, e si ritrovarono con i cappotti di sottufficiali dell’Ordine del Dragone, l’ordine militare della casata Richthausen, a cui la Hindenlang apparteneva.

    I tre che erano entrati nell’ascensore uscirono puntualmente agli archivi corporativi mentre l’ascensore proseguì arrivando alla loro reale destinazione, il bunker sotterraneo sotto le Torri Gemelle, noto per essere uno dei luoghi più segreti e più difesi dell’intero Sistema Solare. Uscirono e percorsero un breve corridoio pieno di guardie con l’uniforme dell’Ordine del Dragone, finendo in una stanza secondaria. Abel notò immediatamente che era una stanza completamente insonorizzata, e si trovavano alla presenza di altre tre persone. Riconobbe subito Herman Strasser Richthausen, Colonnello dell’Ordine del Dragone e il responsabile della sicurezza nei piani della torre in cui lavoravano lui e Lada. Era un militare di carriera, coscienzioso ma non eccessivamente rigido. Di fianco a lui, seduto a capotavola, c’era una figura corpulenta e massiccia, un uomo sui quarantacinque che scrutava attentamente i nuovi arrivati aspirando lentamente da un sigaro. La terza figura era al momento di spalle, chino a leggere un dossier su un tavolino laterale.

    Un soldato chiuse la porta dietro di loro e Martha Hindenlang ruppe il silenzio dicendo: “Bene, direi che ci siamo tutti. Abel, Lada, scusate il metodo… poco ortodosso, ma di questi tempi ho preferito non lasciare nulla al caso. Immagino che conosciate già Herman Strasser Richthausen, il nostro responsabile della sicurezza, permettetemi di presentarvi Gustav Zelevskij-Bernheim, Segretario Generale del Ministero della Verità” l’individuo si alzò in piedi, fece un rigido saluto, poi un mezzo sorriso e una stretta di mano. Abel non sapeva molto del Ministero della Verità: sapeva che era una branca del Ministero Supremo della Civiltà e che nello specifico erano quelli che controllavano il flusso di informazioni e più in generale la propaganda corporativa; tuttavia non aveva idea di come operassero sul campo. Dopo le presentazioni, Gustav si rivolse a lui: “Ho sentito parlare di lei a proposito dei Guardiani delle Libere Nazioni, in quell’occasione ha causato un discreto mal di testa a molti dei miei sottoposti”. Aveva parlato in tono tranquillo, quasi affabile, e non c’era traccia di un rimprovero nella sua voce.

    Megan Reed
    Il giovane Missionario rimase leggermente interdetto dall’atteggiamento brusco ma non replicò, si limitò a condurla a un ascensore secondario e una volta terminata la salita, attraverso alcuni corridoi in una piccola sala d’angolo. Entrando Megan si rese conto che dovevano essere piuttosto in alto nella Grande Cattedrale, la saletta aveva una magnifica vista sul lago e sul Palazzo Imperiale. Il novizio la lasciò sola nella stanza: c’erano due comode poltrone e un tavolino con alcuni rinfreschi nel mezzo. Poco dopo la porta si aprì nuovamente e Megan vide entrare Jonathan Pryce, ora nella sua veste ufficiale di Mistico. Sembrava leggermente ringiovanito da quando era stato riabilitato, eppure c’era sempre una certa tristezza nel suo atteggiamento: “Buonasera, Signorina Reed, grazie per avere accettato di incontrarmi, sono” esitò un istante “sono conscio che non deve essere stato facile” disse con un leggero tremito nella voce.

    #6260
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Per un attimo aveva realmente temuto che La Hindenlang li avesse convocati per parlare del loro attuale lavoro e non potè fare a meno di sentirsi un po’sollevato quando la vide fare quei gesti inequivocabili…fortunatamente c’era qualcosa di più serio di cui discutere.
    Lada, al solito, non riusciva a nascondere il suo nervosismo ma questo giocò a favore di Abel in quanto lui non avrebbe avuto la stessa prontezza per cominciare a parlare a ruota libera delle scartoffie che aveva compilato negli ultimi mesi e, sinceramente, non ne avrebbe avuto nemmeno voglia anche se era di sicuro il modo migliore per rimanere nella parte assegnata almeno fino alla chiusura dell’ascensore.

    Poi il resto avvenne molto in fretta ed era stato tutto programmato alla perfezione: i tre tizi con cui scambiarsi i vestiti, la discesa nel bunker, la stanza finale perfettamente insonorizzata…insomma doveva essere una questione molto seria per agire in quel modo e forse una parte del problema poteva essere all’interno di quella cartellina dell’Ufficio Diplomatico.

    Abel si prese qualche attimo per scrutare i tre individui che si trovavano di fronte a lui in quella stanza, anche se uno era troppo impegnato a leggere per permettergli di studiarlo con più attenzione, e poi ricambiò la stretta di mano con Bernheim.

    “La vicenda dei Guardiani è stata delicata da affrontare…son consapevole di aver causato emicranie a molte persone per i motivi più disparati ma ho avuto anche io i miei mal di testa in quell’occasione seppur fossi certo delle azioni da prendere. In cosa li ho messi in difficoltà di preciso?” chiese con un leggero sorriso.

    Era la prima volta con cui aveva a che fare direttamente con qualcuno del Ministero della Verità e a prima vista il tipo gli sembrava abbastanza affabile per fare un breve discorso per conoscere meglio il loro ambito operativo, almeno finchè la Hindenlang non avesse deciso di dare qualche spiegazione in merito alla loro convocazione in gran segreto.

    #6267
     Elan 
    Partecipante

    A Megan non importava di essere brusca, sgarbata o persino antipatica. Neanche un pochino.
    Avrebbe volentieri lanciato quel maledetto ragazzino fuori dall’ascensore, se avesse potuto…
    Sì, aveva decisamente i nervi quel giorno, e dubitava che la situazione sarebbe migliorata col tempo.

    Entrò nella saletta, si guardo in giro senza troppo entusiasmo – cosa che sarebbe stata totalmente diversa in qualsiasi altra occasione… Quel posto era proprio figo! – e rimase in attesa.
    Probabilmente sarebbe stata più allegra se fosse stata condannata a morte.

    Strinse i denti quando Pryce entrò nella stanza. Rispettare il protocollo sarebbe stato molto più complicato del previsto, forse troppo. Ma, con un po’ di fortuna, forse sarebbe riuscita a sbrigarsela più in fretta, se avesse fatto le cose nel modo giusto.
    Non voleva stare in quella stanza nemmeno un secondo in più del necessario.
    “Mistico Pryce.” cielo, probabilmente le si leggeva in faccia quanto avesse voglia di vomitare a quelle parole.
    “So che ha richiesto espressamente di me per la sua intervista. Suppongo non sia per rivangare i bei tempi andati.”
    Sì, lo sapeva, avrebbe dovuto tenere a freno la lingua. Ma tra saperlo e farlo passava un universo intero.
    “Aveva già in mente da dove iniziare?”
    Non gli avrebbe dato la soddisfazione di portare il discorso sui suoi genitori, neanche morta! Voleva iniziare in fretta l’intervista, finire in fretta l’intervista e andarsene in fretta da quel posto.
    Poi forse si sarebbe calmata un poco.

    #6269
     Ilmarien 
    Partecipante

    Megan Reed
    Pryce reagì prontamente alle parole di Megan aprendo un cassetto e tirando fuori una voluminosa cartella che portava il simbolo dell’Inquisizione. La soppesò un momento in mano, poi la porse alla giornalista: “Qui c’è tutto il materiale sequestrato dall’Inquisizione sull’indagine che condussi a suo tempo su Marte. Ne faccia quello che crede, sono certo che potrà ricavare del materiale utile da pubblicare”. Tacque, sedendosi sulla poltrona, mentre Megan lo scrutava con occhio analitico: le aveva appena consegnato dei documenti top-secret senza batter ciglio, eppure sembrava distratto, come se stesse pensando a qualcosa di ancora più importante. Fece un respiro profondo mentre pensava a come continuare: “Ora, veniamo al vero motivo per cui ho chiesto di lei” e fece una nuova pausa “visto che siamo soli e che questa stanza non è sorvegliata dispensiamo con i convenevoli. So che lei è un Revisore della Fratellanza, quando mi hanno riabilitato mi hanno ridato alcune delle vecchie autorizzazioni di cui disponevo, e non mi è stato difficile scoprirlo. L’ho chiamata perché ho bisogno che qualcuno indaghi su quello che ho scoperto, e deve essere qualcuno non solo al di sopra di ogni sospetto ma che sia pronta a mettere in dubbio ogni mia singola parola” e tacque aspettando una risposta di Megan. Mentre parlava Megan continuò ad osservarlo: c’erano segni di evidente nervosismo nei movimenti di Pryce, ma al tempo stesso le sue parole suonavano abbastanza sincere.

    Abel Brandt
    “La propaganda è uno strumento delicato, e il suo coinvolgimento con i Guardiani delle Libere Nazioni doveva o essere mantenuto all’oscuro o sbandierato come ‘sostegno Bauhaus agli indigenti di Luna City’, come alla fine abbiamo fatto. E diciamo che è stata una questione aspramente dibattuta nel Ministero della Verità” spiegò Gustav. Poi aggiunse a voce più bassa, facendo in modo di non farsi sentire dagli altri “E senza il continuo intervento della vostra Direttrice” disse alludendo alla Hindenlang “dubito che avremmo anche solo preso in considerazione la seconda possibilità”. Lada stava per intervenire quando sbiancò istantaneamente.

    Abel si girò e istintivamente si irrigidì anche lui quando riconobbe la terza figura presente nella stanza: si trovava alla presenza di Theodor Saglielli, il Quarto Duca Elettore della Bauhaus, la massima autorità del Ministero Supremo della Fede. Indossava una normalissima uniforme Bauhaus ed era chiaramente in incognito, ma il volto spigoloso, gli occhi grigio-ghiaccio e le folte sopracciglia bianche erano inconfondibili. “Eccellenza, come le avevo anticipato questi sono Abel Brandt e Lada Ponomariov, i due agenti coinvolti nella faccenda dei Guardiani delle Libere Nazioni” disse Martha Hindenlang presentandoli. Abel e Lada si irrigidirono in un saluto militare e un mezzo inchino. Il Duca fece un cenno per dire a loro di rilassarsi, poi parlò, con una voce bassa e leggermente arrochita: “Bene, direi che ci siamo tutti” e fece segno a tutti i presenti di sedersi.

    Una volta che furono tutti seduti intorno al tavolo, il Duca prese nuovamente la parola “Frau Hindenlang, ci ha convocato qui in gran segreto per discutere di una faccenda della massima importanza. Pensa che siamo sotto attacco?” chiese in tono freddo, andando dritto al punto. Martha Hindenlang a quelle parole sussultò leggermente, per poi riprendersi subito: “Certo, vedo che Sua Eccellenza è molto ben informato. Si, ritengo che qualcuno, o di un’altra corporazione, o dell’Oscura Simmetria, stia uccidendo o allontanando tutti i miei agenti più fidati. Vi ho convocati qui perché dal mio punto di vista siete tutti al di sopra di ogni sospetto e, dato che questo è un problema trasversale rispetto all’Ufficio degli Standard, avremo bisogno di accesso a tutti i livelli della Ruota Dentata se vogliamo risolvere questo problema” e tacque osservando la reazione dei presenti. Il Duca aveva osservato i presenti con attenzione durante il discorso della Hindenlang, assentendo di tanto in tanto: poi si rivolse ad Abel e Lada: “Herr Brandt, Frau Ponomariov, voi eravate presenti quando il culto Eretico della Fiamma Purificatrice è stato rivelato. Sapete per certo se tutti gli Eretici siano stati catturati?”. Abel fece mentalmente il punto di quello che si ricordava: sapeva che la Fratellanza aveva smantellato interamente l’Ordine, arrestandone tutti i membri. Si ricordava vagamente che il capo dell’Ordine della Fiamma Purificatrice era riuscito a fuggire, anche se lì per lì non si ricordava il nome.

    #6272
     Meeme 
    Partecipante

    Kasey non si sarebbe mai abituata ai privilegi che la vita da civile offriva, le pause tra una missione e l’altra erano per lei periodi di stallo in attesa di una nuova missione. Le piaceva andare a fare visita agli altri soldati che aveva comandato in campo, aveva sempre cercato di riportarli tutti a casa vivi, a volte ci riusciva, a volte no, ma per lei era importante dare una speranza alle reclute, la speranza che servendo al suo servizio nessuno sarebbe stato lasciato indietro.
    Lei era “Hound”, il mastino e non mollava mai e per nessuna ragione.

    L’ultima missione era stata dura ed ora i superiori le avevano accordato un nuovo periodo di pausa, lei avrebbe preferito fare altro, ma mitigare lo stress non poteva che giovarle.
    Tirò un sospiro di sollievo alla chiamata della Corporazione, non ne poteva più di quel assaggio di vita da civile. Aveva provato a comportarsi normalmente, cucinandosi da sola, leggendo qualche rivista alla moda e qualche filmato, ma non era andata tanto bene.
    Aveva rischiato di dare fuoco al suo appartamento, le riviste l’avevano disgustata ed i filmati si era addormentata russando. Sparare ai barattoli era più interessante che concentrarsi su quella roba e ben presto era tornata alle sue “cattive” abitudini. Quella chiamata era il suono migliore del mondo per lei…

    Si collegò mettendosi comoda ed avvicinandosi ai due interlocutori. Salutò scandendo bene nome e gradi e poi si accorse che l’uomo era quel tale che lei e Stanford avevano arruolato. Sembrava passata una vita, invece non era così. La donna sorrise, chissà come stava Stan e se si imbarazzava ancora per la visione di una donna nuda, avrebbe voluto chiamarlo un sacco di volte, ma lei era pessima in quelle cose e non avrebbe saputo nemmeno cosa dire e cosa proporre. *Magari si sarà trovato una fidanzatina nel mentre…* Scrollò le spalle e si concentrò su Mark in attesa che i due spiegassero il motivo della sua convocazione.

    #6273
     Elan 
    Partecipante

    Megan prese quei documenti senza fiatare, a dir poco perplessa. Era talmente stupita che per un attimo dal suo viso scomparve quell’espressione di odio misto a disprezzo misto a irritazione estrema che l’aveva accompagnata fino a quel momento.
    Pryce era serio? No non poteva esserlo, la stava prendendo di sicuro in giro, magari i documenti che le aveva consegnato erano fasulli, o compromessi, o…
    La curiosità era troppa.
    Senza tanti complimenti, aprì la cartella per dare un’occhiata rapida a quello che aveva tra le mani. Altro che svolta alla sua carriera, se erano autentiche quelle carte potevano farle fare un salto di qualità non indifferente.

    Ma, ovviamente, quando Pryce riprese a parlare Megan capì che sarebbe stata tutto fuorché una passeggiata. Figuriamoci se non doveva esserci altro sotto…
    Il fatto di essere stata scoperta così miseramente, tra l’altro, la irritava ancora di più.
    Appoggiò la cartella, mettendoci entrambe le mani sopra, e fece un lungo respiro.

    “Voglio essere chiara con lei, Pryce. Lei non mi piace. Non credo che sia necessario spiegare il perché.”
    Ok, forse era stata dura e si stava prendendo un po’ troppe libertà. Ma in fondo era stato lui a chiamarla, e lei avrebbe messo le cose in chiaro subito, specie se doveva… Fare qualcosa per lui.
    “E tantomeno mi fido di lei.” e questo era assolutamente palese dalla sua faccia.
    Si fidava talmente poco, che sfruttò i doni dell’arte per cercare di capire il perché di quel nervosismo, se le stava mentendo, nascondendo qualcosa, o chissà che altro.
    “Non mi piace rifiutare un’opportunità di investigare, quando si presenta, nemmeno se è lei ad offrirmela. Ma voglio che sia sincero e mi dica tutto ciò che devo sapere, soprattutto possibili casini in cui potrei finire.”
    Perché, puntualmente, quelle situazioni la portavano sempre a finire nei casini.

    “Non si preoccupi comunque.” si concesse un piccolo sorriso, molto ironico. “Dubiterò di ogni sua singola parola in ogni singolo istante. Di questo può starne certo.”

    #6276
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Abel si stupì relativamente del dibattito che si era scatenato al Ministero della Verità, d’altronde non poteva accadere diversamente vista la delicatezza del caso, però quell’ultima frase sulla Hindenlang l’aveva un po’scosso e onorato… non era mai facile decifrare cosa passasse per la testa di Martha ma il fatto che si fosse esposta così tanto per lui doveva pur significare qualcosa per quanto lei potesse sembrare così fredda e calcolatrice.

    Le considerazioni di Gustav però non erano nulla in confronto al ritrovarsi davanti al Duca Elettore Saglielli: quello sì era qualcosa di sconvolgente per Abel e non solo per quei vecchi legami che in qualche modo vincolavano la sua famiglia alla loro…c’era qualcosa di molto serio in ballo se un Duca Elettore si scomodava di persona per un incontro di quel genere.

    “L’Ordine della Fiamma Purificatrice è stato smantellato interamente dalla Fratellanza durante le ultime vicende, Eccellenza, tuttavia ricordo che c’era una persona che veniva nominata spesso e che aveva un’influenza particolarmente negativa sui discepoli di Pryce prima che lui si rifacesse nuovamente vivo…era una donna e credo sia sparita poco dopo la ricomparsa del Mistico.” a quel punto si girò verso Lada confidando che almeno lei si potesse ricordare il nome di quella persona che a lui in quel momento continuava a sfuggire.
    “Cosa è successo di preciso agli agenti scomparsi?” chiese poi alla Hindenlang o a chiunque fosse in grado di dargli una risposta.

    Era difficile pensare che la causa delle sparizioni fosse legata a qualche corporazione…non aveva ancora molti elementi in mano, anzi non ne aveva ancora nessuno, ma sembrava tutto portare all’Oscura Simmetria e non era di certo una novità.

    #6277
     Ilmarien 
    Partecipante

    Kasey Bates
    Quando lei salutò Mark si alzò in piedi: “Capitano Bates, ben ritrovata!” disse facendo un impacciato saluto militare. Kasey non poté fare a meno di notare che la sua ricostruzione fisica nel cyberspazio aveva una cicatrice dietro l’orecchio, a segnalare che aveva ricevuto il link neurale come tutte le nuove reclute. “Non ho mai avuto occasione di ringraziarla per questo lavoro” aggiunse Mark “posso presentarle il numero 16?” disse alludendo alla donna di fianco a lui. Aveva un maglione e dei pantaloni, sembrava una tenuta da casa un po’ elegante e portava i capelli neri raccolti in una coda. Kasey fece una breve ricerca nel suo database: il numero 16 era stato recentemente sostituito, ed era l’azionista di maggioranza che si occupava del controspionaggio. Stando al database, aveva un mandato per operare in tutto il Sistema Solare, anche se aveva senso che fosse basata su Luna City, data la presenza di così tante corporazioni in una singola realtà urbana.

    Lei si alzò in piedi accennando un saluto militare e disse, con voce tranquilla e accomodante: “Piacere Capitano Bates, mi chiami pure Raven” e le fece cenno di sedersi. Quando Kasey si sedette, davanti a lei comparve un bicchiere e una serie di bevande di sua scelta. “Mi dispiace di averla convocata mentre è ufficialmente in licenza, ma abbiamo bisogno di un militare di carriera” disse andando dritto al punto. “Il mio predecessore è stato ucciso sedici giorni fa e abbiamo operato ai massimi livelli di sicurezza da allora. Stiamo attualmente seguendo alcune piste per risalire al mandante. Uno degli indagati è il Mistico Marcus Leumann. Ora, lui ha parlato numerose volte contro la Cybertronic in pubblico, ma dall’incidente dei Guardiani delle Libere Nazioni alcuni mesi fa non ha più fatto niente del genere” concluse la numero 16. Poi la guardò negli occhi: “Il mio sospetto è che qualcuno stia cercando di incastrarlo. Capitano, lei lo ha conosciuto durante gli eventi di alcuni mesi fa, cosa ne pensa?” le chiese direttamente.

    Abel Brandt
    Lada reagì all’occhiata di Abel, estrasse un taccuino e scorse rapidamente i vari fogli prima di dire: “Ah, ecco, era un Mistico, si chiamava Karen Forsythe… Però non so altro al riguardo” si affrettò ad aggiungere. A sentire quel nome il Duca alzò gli occhi con espressione pensosa, poi armeggiò con il portatile al suo fianco: “Se è riuscita a sfuggire all’Inquisizione questo potrebbe suggerire un coinvolgimento dell’Oscura Simmetria. Lei era uno dei Mistici con accesso… riservato”. Dato il suo passato nell’Ufficio della Paura, Abel sapeva bene cosa volesse dire: la Fratellanza aveva degli accordi molto precisi con la Bauhaus, ispezionando annualmente (e a volte mensilmente) i vari gradini della piramide corporativa della Ruota Dentata. Il personale della Fratellanza che operava queste ispezioni veniva vagliato sia dalla Fratellanza che dal Ministero Supremo della Fede, e si trattava generalmente di Mistici per i ranghi alti e Missionari per i cittadini normali; per le ispezioni straordinarie o comunque non di routine invece veniva coinvolta direttamente l’Inquisizione.

    “Se questa Forsythe ha avuto accesso riservato, conosce un numero decisamente alto di segreti corporativi e può, in effetti, essere la responsabile” disse Gustav Zelevskij-Bernheim intervenendo con tono preoccupato nella discussione. “Può, ma come ha detto Von Bernheim non ne abbiamo la certezza assoluta” affermò la Hindenlang “Quello che so” e a questo punto si rivolse ad Abel per rispondergli “è che in tre mesi dodici dei miei agenti più fidati sono caduti in disgrazia, ventidue sono stati allontanati da Luna City e quattro sono stati uccisi. Ho perso praticamente tutte le persone di cui mi potevo fidare, e la mia impressione è che i qui presenti Abel e Lada siano sfuggiti solo perché li avevo allontanati io stessa dopo l’incidente dei Guardiani” e tacque lanciando un’occhiata significativa ai presenti. Il Duca Saglielli si schiarì la voce, poi parlò: “Mi pare chiaro, Frau Hindenlang, che qualcuno la sta prendendo di mira. Potrebbe trattarsi di un rivale? Ha pensato a Friedrich Rotherberg o a Nikolai Giraud?” chiese, con una nota di scetticismo nella voce. Durante il suo periodo di servizio presso la Hindenlang, Abel sapeva che molti ambivano al posto di Direttrice dell’Ufficio degli Standard: i candidati più abili, e con le credenziali corporative migliori, erano senza dubbio quelli delle due casate nobiliari Rotherberg e Giraud. La prima controllava numerose banche, la seconda aveva il monopolio delle compagnie aeree.

    E in un certo senso capiva anche lo scetticismo del Duca: se la Hindenlang fosse stata, effettivamente, presa di mira da un rivale, coinvolgere Sua Eccellenza sarebbe stato un modo efficace quanto spregiudicato di liberarsene. Dal canto suo, la Hindenlang negò prontamente: “No, Eccellenza, sono certa che non sia questo il caso. Nessuno dei miei possibili rivali ha la capacità, o il prestigio corporativo per organizzare un’operazione così complessa. Senza contare che, se lo scopo fosse quello di farmi cadere in disgrazia e sostituirmi, diversi degli agenti allontanati avrebbero reso loro la vita più facile” disse con estrema sicurezza. Mentre il Duca meditava sulle parole successive, Gustav intervenne: “Posso confermare le sue parole, Eccellenza, alcuni degli agenti allontanati erano in contatto con il Ministero della Verità e non credo avrebbero avuto problemi a lavorare con un sostituto di Frau Hindenlang” affermò suggerendo apertamente che tali agenti si fossero lamentati.

    Il Duca lanciò una lunga occhiata alla Hindenlang, poi assentì: “Molto bene, avrà la sua inchiesta” si alzò in piedi “nominerò un Magistrato Speciale e le farò avere al più presto i documenti necessari. Herr Brandt, Frau Ponomariov, sarete temporaneamente trasferiti sotto il suo comando, da questo momento disponete di tutte le autorizzazioni necessarie. Avete tre giorni per indagare, poi terremo una seconda riunione e faremo il punto della situazione. Mi auguro, Direttrice, che questa non sia una perdita di tempo” concluse con tono di velata minaccia. Poi uscì a passo rapido dalla stanza mentre i presenti si inchinavano. “Tutto chiaro?” chiese la Hindenlang ad Abel e Lada una volta che il Duca ebbe lasciato la stanza.

    Megan Reed
    Un pallido sorriso comparve sulle labbra di Pryce: “Molto bene, non le chiedo altro” disse, soddisfatto dalle parole di Megan. Dal canto suo la giornalista utilizzò i suoi poteri e incontrò subito una forte resistenza: doveva aspettarselo, la mente di un Mistico, allenata all’uso dell’Arte, era particolarmente resistente alla manipolazione. Improvvisamente la resistenza svanì, di colpo, e Megan si rese conto che probabilmente Pryce aveva scelto volontariamente di non ostacolarla: analizzò la sua mente, ora scoperta, e constatò che non vi era traccia di menzogna. “Ho avuto alcune visioni sul Cartello, in cui una macchina metallica divorava la Cupola [OOG: la sede del Cartello su Luna]: ne ho fatto parola ai nostri colleghi nell’Inquisizione ma sono stato ignorato, sogni simili sembrano abbastanza comuni, ma secondo me c’è dell’altro, erano visioni troppo intense per essere casuali. So che lei ha dei contatti nel Cartello, per cui la pregherei di indagare. Il mio sospetto” e a queste parole abbassò la voce “è non solo che qualcuno stia per colpire il Cartello, ma anche che ci sia qualcuno all’interno della Fratellanza che sta ostacolando le indagini o comunque intorbidendo le acque” concluse. Poi le indicò il fascicolo e aggiunse: “Ah, se sta cercando delle risposte sui suoi genitori e sugli eventi che hanno portato al loro arresto, il fascicolo potrà darle almeno alcune risposte” e tacque in attesa di una replica. Mentre parlava Megan aveva mantenuto attivo il potere dell’Arte, e, nuovamente, constatò che Pryce le aveva detto la verità.

    #6283
     Elan 
    Partecipante

    Megan era sempre più perplessa e sempre più nervosa. Pryce stava giocando ad un gioco che non le piaceva: aveva volontariamente abbassato le proprie difese mentali, ma voleva che dubitasse di ogni sua parola.
    Scosse la testa.
    Non le piaceva per niente la situazione in cui si stava andando a cacciare.

    “Bene. Visto che vuole che dubiti di ogni sua parola, inizierò da subito. Intanto, voglio sapere perché vuole che dubiti di lei. Di solito quando si chiede a qualcuno di indagare per proprio conto si richiede totale fiducia. Inoltre, voglio sapere perché è così nervoso. Non penso di essere io a metterla a disagio…”
    Fece un mezzo sorriso un poco ironico, ma non era per niente divertita. E lo fu ancora meno sentendo il racconto di Pryce.

    “Ne parlerò coi miei… contatti al Cartello.” disse, improvvisamente un poco esitante. Temeva che Selim non sarebbe stato per niente contento di quella situazione… nemmeno un po’.
    Tirò fuori il suo blocchetto per segnarsi un appunto rapido, poi tornò a guardare Pryce.
    “Ha già sospetti su qualcuno? Qualcosa? Qualche organizzazione, gruppo criminale o qualsiasi altra cosa?”
    Un punto di partenza sarebbe stato davvero molto carino, ma aveva il terribile sospetto che sarebbe dovuta andare alla cieca, come al solito.

    Però la penna quasi le cadde dalle mani quando lui accennò di nuovo al fascicolo, e ci volle tutta la sua buona volontà per mantenere un certo contegno.
    “La ringrazio per il fascicolo.” disse con voce terribilmente fredda, in un tono che indicava chiaramente che quel gesto non avrebbe aumentato la simpatia che provava nei suoi confronti. Probabilmente nulla al mondo avrebbe mai potuto cambiare i sentimenti – molto rasenti all’odio – che provava verso di lui.

    #6288
     Meeme 
    Partecipante

    “Raven…” ripeté il capitano con un sorriso cordiale. Si servì da bere un whisky liscio senza ghiaccio mentre si accomodava a sua volta. “Oh, nessun disturbo! Non riesco ad apprezzare la vita da civile e Luna City non è abbastanza malfamata da farmi rimpiangere il campo militare!” ammise sincera. “Il più delle volte, almeno!” perché comunque non era un luogo idilliaco dove passare le vacanze con gli amici.

    Si sorprese sentendo il motivo di quella convocazione, non credeva che il Mistico Marcus Leumann fosse capace di un omicidio in grande stile, aveva aiutato lei e Stan contro gli eretici rischiando la vita e lei faceva fatica ad attribuire ad una persona del genere l’etichetta di assassino. Sospirò passandosi una mano tra i capelli un po’ dubbiosa.
    “Se posso essere sincera, miss Raven, il mistico ci ha aiutati sul campo di battaglia, non posso dimostrare la sua innocenza o la sua colpevolezza, ma ha combattuto al mio fianco e merita il mio rispetto.” sorseggiò il suo whisky prima di continuare.
    “Parlare male di noi non è come ammazzare qualcuno. Tutti parlano male di noi, ma da qui a commettere un omicidio, direi che merita il beneficio del dubbio!”.

    #6294
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    La quantità di agenti che erano stati allontanati o fatti passar a miglior vita era decisamente elevata e sicuramente lui sarebbe stato fra quelli se non fosse stato mandato via…insomma stare ad annoiarsi in mezzo a cumuli di scartoffie non era stato poi così inutile.
    Oltre ai possibili rivali della Hindenlang, Abel penso che potesse essere coinvolta la Forsythe in quanto possibile membro dell’Oscura Simmetria però in quel caso sarebbe stato più normale se una possibile vendetta fosse caduta direttamente su di lui anche se non aveva mai avuto modo di incrociare lo sguardo con l’ex Mistico…era comunque un’idea che non lo convinceva totalmente.

    “Sì, direi che la situazione è chiara…sarà un bell’impegno trovare qualcosa di utile in tre giorni ma ci riusciremo” al solito dovevano riuscirci…se alla fine dei tre giorni non avessero trovato nulla di nuovo sarebbe stato un bel casino considerato il soggetto coinvolto e lo scetticismo sul caso.
    “C’è qualche altro indizio sul possibile coinvolgimento dell’Oscura Simmetria sull’allontanamento dei suoi uomini? Anch’io sono scettico sul fatto che siano coinvolti altri rivali ma qualche traccia visibile, seppur minima, su un coinvolgimento esterno ci dovrà pur essere… e poi perchè attaccare proprio lei?” chiese alla Hindenlang dopo l’uscita del Duca.

    Era consapevole di essere un po’diretto con quelle domande ma se al Duca la Hindenlang non poteva chiaramente dire tutto quello che pensava a lui avrebbe potuto dire molto di più…d’altronde la questione ora era quasi tutta nelle sue mani e non poteva lasciarsi sfuggire nulla.

    #6304
     Ilmarien 
    Partecipante

    Megan Reed
    “Voglio che dubiti di me perché non voglio che lei escluda a priori delle piste di indagine. Ciò che mi mette a disagio, per dirla con parole sue, è che potrei avere ragione, potrei avere torto, oppure qualcuno potrebbe avermi dato questi sogni apposta per creare una pista falsa. Le sto dicendo la mia soggettiva verità, quello che voglio è che lei faccia luce sull’intera faccenda, scopra quello che c’è da scoprire, e lo faccia senza preconcetti. E le dirò anche che, personalmente, spero di sbagliarmi” subito prima di pronunciare queste ultime parole Megan avvertì una leggera resistenza ai suoi poteri, che svanì però subito. La giornalista sapeva che era difficile aprire la propria mente alle intrusioni altrui, istintivamente gli utilizzatori dell’Arte erano portati a schermarsi, ed erano anche addestrati a farlo, Megan ricordava i colossali mal di testa dopo quegli allenamenti. Rimase anche abbastanza sorpresa dall’autocontrollo di Pryce, stava tenendo le difese abbassate di proposito, contro quello che sembrava un istinto protettivo molto forte.

    “Per quanto riguarda delle piste di indagine” proseguì Pryce “ho due nomi per lei: il primo è un Capitol di nome Sebastian Mayfield, proprietario di una piccola azienda di trasporti. È sparito ieri, e quando ho letto della sua sparizione ho avuto una di quelle visioni che le dicevo prima” si interruppe per massaggiarsi le tempie, e chiuse la sua mente a Megan per qualche secondo mentre svuotava rapidamente un bicchiere pieno d’acqua. Prima di proseguire permise nuovamente a Megan di usare i suoi poteri: “Il secondo nome è Felipe Yulenkov, ex-Capitol ora impiegato dal Cartello come dirigente/amministratore. Ho visto il suo volto concentrandomi sulle visioni: è un veterano che ha perso l’uso delle gambe in battaglia, lo conosco perché è stato a lungo l’amministratore del Luna Memorial nel Distretto 43, sin da prima che venissi imprigionato”. Quando Megan gli diede quella risposta così fredda, si irrigidì, e istintivamente la sua mente si chiuse: “Signorina Reed, capisco che non abbia simpatia per me, ma per quanto grandi siano le nostre differenze” e qui fece uno sforzo per riaprire la sua mente “non credo che né io né lei vogliamo vedere il Cartello distrutto e l’Oscura Legione marciare su questa città. Non chiederò scusa per aver fatto il mio dovere su Marte, ma se questa indagine si rivelerà superflua o fuorviante si senta libera di fare quello che ho fatto io e consegnarmi all’Inquisizione” concluse in tono secco.

    Kasey Bates
    “Allora vedrà che le troviamo subito qualcosa da fare!” replicò Raven con una risata. Ascoltò attentamente le parole del Capitano, poi replicò: “Si, è la stessa impressione che ha fatto anche a me leggendo il suo rapporto. Che sia stato lui o che qualcuno voglia incastrarlo dobbiamo comunque saperne di più. Ora, l’unica cosa veramente sospetta riguarda una serie di incontri che il Mistico ha avuto negli ultimi due mesi con un Missionario di una cappella nel Distretto 29, di nome Alice Milligan. Lei è venuta più volte a fargli visita, e hanno discusso per ore, anche se non abbiamo idea di cosa abbiano discusso”. Raven fece una pausa e Mark si intromise “La cosa strana è che questa Alice Milligan sembra non esistere. È registrata correttamente negli Archivi della Fratellanza come Missionario, ma a parte quello non sappiamo niente di lei. Abbiamo però intercettato una sua comunicazione, sembra che andrà stasera a uno di quegli incontri per veterani corporativi organizzati dalla Fratellanza” concluse Mark con un tono di fierezza nella voce, confermando che era stato lui ad intercettare la comunicazione.

    Kasey consultò la mappa di Luna sul link neurale, il Distretto 29 era un quartiere residenziale multi-corporativo a predominanza Mishima ma senza segregazioni. “Ora, i nostri corporativi non hanno bisogno di questo tipo di incontri ma abbiamo negli anni mantenuto la finzione che sia invece questo il caso per ottenere informazioni” proseguì Raven “Capitano Bates, le andrebbe di andare all’incontro e cercare di scoprire che tipo sia questa Milligan? Le darò una squadra in caso di problemi: Muhammad Fraser le darà copertura, è un cecchino piuttosto abile, al momento è anche lui in licenza su Luna” disse mentre Kasey visualizzava mentalmente il dossier. Lo riconobbe quando vide la sua immagine, aveva lavorato fianco a fianco con la sua unità alcune volte in battaglia. Se lo ricordava come un soldato abile e professionale, anche se a volte un po’ troppo sicuro delle proprie capacità. “Servirà anche un esperto di sicurezza se ci sono imprevisti” disse Mark “Giusto” replicò Raven “Se non ci sono problemi, potremmo chiamare il tenente Michael Stanford, ha lavorato con lui l’ultima volta che è stata su Luna” concluse in tono disponibile attendendo una risposta dal Capitano.

    Abel Brandt
    “Lavoreremo tutti per aiutarvi a trovare degli indizi” replicò Strasser, il capo della sicurezza che era rimasto in silenzio fino a quel momento “e in caso abbiate bisogno di rinforzi, non esitate a chiamarmi, ho una squadra pronta” aggiunse con un saluto militare e un sorriso di cameratismo. “Purtroppo sono giunta alla conclusione che si tratta di un attacco esterno solo dopo aver eliminato tutte le altre possibilità, quindi sospetto fortemente un coinvolgimento dell’Oscura Simmetria ma in mano non ho niente di concreto che lo possa dimostrare. Spero che questa indagine lo dimostri, e a proposito, Herman, potresti portarci la relativa documentazione?” chiese la Hindenlang mentre metteva ordine tra le sue carte. “Certamente” rispose prontamente Herman “Frau Ponomariov, può accompagnarmi? Se siamo in due facciamo prima” chiese il militare. Lada acconsentì prontamente e i due uscirono. A questo punto nella stanza c’erano rimasti Gustav, la Hindenlang e Abel: “Allora, non abbiamo molto tempo, intanto: l’Antica Luce farà la Sua Volontà e illuminerà il Nostro cammino” affermò la Hindenlang toccandosi la fronte con l’indice e il medio della mano sinistra “Sia fatta la Volontà dell’Antica Luce” risposero contemporaneamente Abel e Gustav.

    Abel aveva risposto meccanicamente, ma per quanto fosse rimasto sorpreso dall’improvvisa rivelazione, ora gli era tutto più chiaro: Martha Hindelang e Gustav Zelevskij-Bernheim erano entrambi membri dell’Ordine dell’Antica Luce, quello che gli aveva insegnato i misteri dell’Arte e lo aveva aiutato fin dai tempi nell’Ufficio della Paura. Fu Gustav a parlare dopo un momento di silenzio in cui tutti e tre si toccarono la fronte, nel gesto di saluto rituale tipico dell’Ordine: “Le visioni e le indicazioni che abbiamo ricevuto dall’Ordine parlano chiaro sul fatto che ci sia una minaccia e che l’Oscura Simmetria sia responsabile. Siamo però nella spiacevole situazione di non poterlo rivelare e di non poterlo neanche dimostrare, dato che non possiamo neanche dare una pista di indagine alla Fratellanza, visto un loro possibile coinvolgimento. Questo incontro e questa indagine servono principalmente ad avere un supporto ufficiale da parte del Ministero Supremo della Fede senza dovere rivelare l’esistenza dell’Ordine” concluse facendo il punto della situazione ad Abel. A questo punto fu la Direttrice a parlare: “Onestamente, non so se tra i documenti che ho raccolto ci sia una pista di indagine, li ho raccolti in modo che tu e Lada abbiate un riferimento sottomano se dovete consultare dei dati relativi all’Ufficio degli Standard. Ho negato il coinvolgimento dei miei possibili rivali di fronte al Duca, ma alcuni dei loro sottoposti potrebbero essere invece coinvolti, quindi potrebbe essere una buona idea andare a parlare con loro. Friedrich Rotherberg è un abile amministratore, un burocrate se vogliamo, molto attento ai conti quanto spietato e inflessibile. Se hai bisogno di fare leva su di lui nomina ‘Il Rifugio della Serenità’, e dovrebbe collaborare” concluse la Hindenlang.

    Abel aveva sentito parlare del Rifugio della Serenità, era uno dei bordelli più in vista di Luna City, ed era gestito da un ricco Indipendente. “Su Nicolaj Giraud non ho niente di così… determinante” aggiunse la Hindenlang in seconda battuta “però è stato diversi anni nell’esercito e ha un forte senso dell’onore e della giustizia, quindi forse si può fare leva su quello per convincerlo a collaborare con noi?” suggerì infine. “Ah” aggiunse poi “quanto al perché ancora non abbiamo ben capito, dato che non mi hanno ancora preso direttamente di mira, visto che gli ho dato un paio di occasioni per togliermi di mezzo e non le hanno colte. Può essere che vogliano tenermi viva come un possibile capro espiatorio, tuttavia, visto che si tratta dell’Oscura Simmetria sicuramente non stanno pianificando niente di buono” rimuginò con rabbia. “Insomma, cerca di trovare prove del loro coinvolgimento, oppure, se non ne trovi, almeno delle informazioni sullo scopo ultimo di tutte queste manovre, così che possiamo anticiparli” concluse Gustav in attesa di una risposta di Abel.

    #6305
     Elan 
    Partecipante

    Megan ascoltò tutto con estrema attenzione. Non si perdeva una sola virgola, un solo battito di ciglia, una sola variazione del tono di voce Pryce. Studiava la sua espressione come se fosse un giudice inflessibile, e non si scompose nemmeno quando avvertì resistenza alla sua indagine mentale.
    Era affaticato, questo era sicuro, ma lei non avrebbe ceduto nemmeno un millimetro, né si sarebbe fatta impietosire dal suo dolore, dalla sua stanchezza o da chissà che altro. No, non gli avrebbe concesso proprio niente.
    Aveva voluto chiedere a lei? Bene. Questo era il prezzo da pagare.

    Segnò i nomi, senza parlare.
    Sebastian Mayfield.
    Felipe Yulenkov.
    Cercò di ricordarsi al volo se li aveva già sentiti, se le dicevano qualcosa…
    Yulenkov non le suonava nuovo, possibile? Ma forse era solo un nome piuttosto comune, forse l’aveva letto in qualche articolo, o durante gli studi…
    Scosse la testa, potevano essere mille i motivi, e non avrebbe lasciato nessuna pista scoperta. Avrebbe indagato in ogni minimo anfratto che le fosse stato concesso.

    Fu quasi tentata di rispondergli di nuovo male, alle sue ultime parole, ma alla fine fece un enorme sforzo di volontà e, almeno per il momento, disattivò i poteri dell’arte, permettendogli di chiudere di nuovo la mente, se avesse voluto. Le domande che avevano bisogno di sincerità le aveva già fatte.
    “Su due cose ha perfettamente ragione, Pryce. Non voglio vedere il Cartello distrutto. Né voglio che l’Oscura Legione marci sulla città.”
    Esitò, e alla fine assunse una postura più rilassata, scuotendo la testa.
    “Immagino che abbia fatto solo il suo dovere. Coi miei genitori, intendo.” fece una smorfia. “Forse aveva ragione, forse ha fatto bene. Forse questi fascicoli me lo potranno dire.”
    Lo fissò, la sua espressione era un poco più calma, sicuramente meno furiosa.
    “Dubito che la perdonerò mai, in ogni caso. Penso che possa capirne il motivo. Ma indagherò per lei, su quello che mi ha detto e anche di più, per quanto ne avrò la possibilità. Apprezzo davverp che sia stato sincero, se può valere qualcosa.”

    #6310
     Meeme 
    Partecipante

    “Questa Milligan potrebbe essere una spia, oppure potrebbe trattarsi di un profilo falso per nascondere qualcun altro…” mormorò pensierosa mentre veniva a conoscenza dei dettagli sul caso.
    Sembrava un bel disastro di missione, ma sorrise, si sarebbe divertita.
    “Andrò volentieri all’incontro e cercherò di saperne di più! Se siamo fortunati scopriremo l’identità di questa Alice Milligan.” Rispose mostrandosi interessata alla questione.

    Aveva già lavorato con il cecchino Fraser, era un buon elemento, ma avrebbe dovuto contenerlo un po’ e Stan… Sarebbe stata molto felice di rivederlo.
    “Ottimo per il cecchino Fraser e lavorerò molto volentieri con Stan… ehm… Stanford!” si corresse una volta. “Tenente Stanford…” si corresse di nuovo.

    #6312
     Sir Gruumsh 
    Partecipante

    Se prima Abel poteva avere qualche minimo dubbio sul non coinvolgimento dell’Oscura Simmetria, ora tutte le sue perplessità erano state definitivamente fugate.
    Non era neanche riuscito a sorprendersi più di tanto del fatto che la Hindenlang e Gustav facessero parte del suo stesso Ordine…più che altro sentì una lieve sensazione di sollievo; almeno erano tutti sulla stessa barca da quel punto di vista e di certo rinforzava un po’il loro rapporto.

    “Se queste sono le notizie ricevute dall’Ordine direi che almeno per noi non ci sono dubbi…almeno sappiamo da chi dobbiamo difenderci realmente. I nomi che mi hai dato sono interessanti e potrei riuscire a farli parlare se sono in qualche modo coinvolti”
    Rotherberg poteva essere un obiettivo più semplice da torchiare se avesse fatto leva sull’indicazione che aveva appena ricevuto, ma non era ancora il momento per pensarci.

    “Comincerò l’indagine consultando la documentazione che avete preparato, poi mi muoverò sul campo e vedrò di trovare tutte le prove possibili” rispondendo affermativamente a Gustav “posso anche tenervi aggiornati su quello che trovo o che vengo a sapere, basta trovare un sistema affidabile di comunicazione”

    #6326
     Ilmarien 
    Partecipante

    Abel Brandt
    “D’accordo” rispose Gustav “per quanto riguarda il sistema di comunicazione abbiamo quello che le serve” e a queste parole gli diede un nuovo telefono “l’indagine è stata ufficialmente autorizzata dal Duca Saglielli, quindi usi il suo telefono per le comunicazioni normali, e questo qui soltanto se ha qualcosa di segreto da dirci sull’Ordine. A breve riceverà il suo nuovo accesso e il suo telefono sarà ulteriormente protetto dalle interferenze. Herman Strasser non è uno dei nostri ma la sua fedeltà è al di là di ogni ragionevole dubbio” disse la Hindenlang proseguendo il discorso di Gustav “così come quella di Lada, ovviamente” aggiunse con uno sguardo di intesa. “Detto ciò, tenga lui e Lada all’oscuro dell’Ordine a meno che non sia strettamente indispensabile” concluse la Hindenlang. In quel momento Strasser e Lada rientrarono con i documenti, che tutti controfirmarono.

    Completati gli aspetti burocratici, Abel e Lada presero tutte le cartelle e si spostarono in una stanzetta secondaria per lavorare in tranquillità. Si divisero il lavoro e si misero all’opera. Come la Hindenlang aveva detto, erano soprattutto elenchi di documenti generici, consultabili in archivio, e copie di memorandum e circolari, in prevalenza relative all’Ufficio degli Standard o alle compagnie monitorate. Non c’era dubbio che la Hindenlang tenesse i propri uffici in ordine, visto che buona parte della documentazione era presente, e formalmente corretta. Tuttavia i documenti erano estremamente generici: erano i tipici documenti formali e burocratici, che dovevano seguire un linguaggio specifico e per questo non particolarmente utili. Abel si rese conto che potevano esserci numeri o parole fuori posto, ma nulla che saltasse all’occhio a una prima lettura, e anche quei pochi appunti che Abel prese potevano essere tranquillamente attribuiti a un rapporto compilato frettolosamente. C’erano diversi riferimenti al personale sia di Rotherberg che di Giraud, diverse aziende legate alle loro famiglie erano state ispezionate, ma al momento non c’era nulla di più preciso. Abel lanciò un’occhiata a Lada, china sui documenti ma dall’aria altrettanto frustrata.

    Megan Reed
    “Precisamente, su Marte tutto ciò che ho fatto è stato il mio dovere di servire il Cardinale e ne ho approfittato per salvare delle vite. E ripeto che non sto cercando il suo perdono, solo la sua collaborazione. Volendo essere franchi, per come la vedo io il suo è un caso esemplare di come un’indagine approfondita dell’Inquisizione possa salvare delle vite invece di condannarle a priori” disse Pryce con un cipiglio determinato, mostrando un’estrema sincerità. Quando lei gli disse che avrebbe indagato, replicò: “Non chiedo altro, Signorina Reed, questo è un numero riservato se ha bisogno di contattarmi, la mia autorità non è granché ma se posso aiutarla farò quello che posso. Buona fortuna nella sua indagine, e che la Luce del Cardinale la accompagni” concluse Pryce congedandola.

    Kasey Bates
    Quando Kasey si corresse per la seconda volta, Raven le lanciò un’occhiata vagamente divertita alzando il sopracciglio destro. “Esatto, possiamo catturarla e interrogarla se necessario ma è meglio esserne sicuri. Buon lavoro con… Stan” aggiunse con un nuovo sorriso “e ci aggiorniamo a missione finita, ah, per ragioni di sicurezza spetta a lei informare i suoi sottoposti una volta sul luogo” concluse. Mark aggiunse: “Io sarò il vostro contatto, la zona ha una buona copertura elettromagnetica, quindi potete contattarmi direttamente se avete bisogno di informazioni” disse con un gesto di intesa verso Kasey, sembrava particolarmente emozionato di lavorare sul campo.

    Kasey si sconnesse dal cyberspazio e osservò la distesa bianca sopra la città, così diversa dall’ambiente caldo e idilliaco in cui si trovava prima, e si equipaggiò per uscire. La città era tranquilla in superfice, e per contrasto la metropolitana era spaventosamente affollata, e Kasey si trovò compressa come una sardina nei vagoni dei diversi treni che la portarono lentamente nel Distretto 29 navigando il labirinto delle diverse linee di Luna Metro, l’azienda Imperiale che da sempre governava il sistema di trasporto pubblico della metropoli. Raggiunta la destinazione, si trovò nel primo livello sotterraneo: il posto era piuttosto freddo, e non lontano c’era un mucchio di neve accumulato dalla superfice. Tuttavia c’era la solita corrente d’aria calda del sistema di ventilazione di Luna che mitigava le rigide temperature della superfice. Da un vicolo laterale uscì un individuo piuttosto basso, con un anonimo cappotto e un grosso borsone: si avvicinò a Kasey e alzò il cappello per farsi riconoscere.

    Aveva la pelle olivastra e portava una barba scura ben curata in cui si vedevano i primi peli grigi: “Capitano Bates” disse semplicemente con un cenno del capo prima di riabbassare il cappello, ma Kasey aveva riconosciuto Muhammad Fraser, il cecchino che le era stato assegnato. Dopo un momento la familiare figura di Stanford arrivò dall’uscita secondaria poco lontano: anche lui abbozzò un saluto militare e disse: “Capitano”, poi immediatamente “Michael Stanford, piacere” rivolto a Fraser. “Muhammad Fraser, molto lieto” replicò l’altro e si scambiarono una stretta di mano. “Dunque Capitano” disse Stanford con una lieve esitazione nella voce “non mi hanno detto nulla di questa missione, solo di presentarmi qui” “Idem” aggiunse Fraser “Qual è la missione?” chiese Stanford proseguendo.

    #6327
     Elan 
    Partecipante

    Megan accantonò quel discorso con una scrollata della testa. Ci sarebbe stato veramente tanto da discutere su quanto quelle indagini avessero salvato vite anziché condannarle, ma non ne aveva davvero voglia.
    Probabilmente tanto non sarebbe mai riuscita a spiegargli il suo punto di vista.
    E forse era meglio così.

    “Indagherò. Di questo può esserne certo.”
    Non le piacevano quelle situazioni, e ormai aveva fatto una discreta abitudine nel cacciarsi nei casini.
    Uno più, uno meno, almeno avrebbe potuto fare qualcosa di utile.
    Esitò un istante, guardando Pryce, e alla fine fece un lungo respiro.
    “La ringrazio per avermi confidato i suoi sospetti. Qualsiasi cosa dovesse esserci sotto, verrà a galla. Glielo assicuro.”

    Lo lasciò dunque senza troppe cerimonie, dopo aver preso il suo numero. Smaniava per leggere quel fascicolo che teneva tra le mani, ma avrebbe aspettato un momento un pochino più tranquillo… Un pochino tanto più tranquillo, a dirla tutta.
    Per adesso, avrebbe tenuto la mente occupata sulle indagini. Quelle visioni non le erano piaciute per nulla, e a dirla tutta avrebbe avuto una gran voglia di parlarne con Selim, ma non voleva disturbarlo.
    Così riprese il suo taccuino, riguardando i due nomi.
    Mayfield, che era sparito, è Yulenkov.
    Come sempre aveva un imbarazzo di scelta disarmante.
    “E va bene Megan. Andiamo con ordine.”
    Iniziava pure a parlare da sola adesso. Era proprio arrivata alla frutta.

    Decise quindi di andare all’agenzia di trasporto di Mayfield, come prima tappa. Magari avrebbe trovato qualche informazione su questa sua misteriosa sparizione.

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