Ready Player One (2018)

Questo film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Ernest Cline e narra le vicende di Wade e del suo alter-ego Parzifal in un mondo distopico in cui tutti giocano a un videogioco chiamato Oasis, creato da un nerd e per questo stracolmo di riferimenti nostalgici agli anni ’80 e ’90. Premetto che non ho letto il libro ma che ne ho sentito parlare molto bene, in particolare dell’ambientazione che viene presentata. Diverse persone mi hanno parlato bene del film, ma non mi attirava particolarmente: quando l’ho finalmente visto, mi ha lasciato molto freddo e tutto sommato annoiato. Mi aspettavo un’ambientazione accattivante, dei riferimenti nostalgici inseriti in modo coerente e non a casaccio, e dei personaggi quantomeno interessanti e che fossero qualcosa di più di semplici macchiette. Insomma, mi aspettavo Wreck-it Ralph, e invece ho trovato il suo clone venuto male 😀

Andiamo con ordine: il videogioco dentro al film, l’Oasis, dovrebbe essere un’esperienza così accattivante che tutto il mondo ci gioca e non riesce a staccarsi perché è l’unico passatempo possibile. Da quanto mi hanno detto del libro, sembra che nel romanzo la cosa fosse impostata meglio: l’ambientazione era stile Cyberpunk 2020, il mondo esterno era un mondo senza luce e senza speranza, simile a quello di Blade Runner (senza androidi ovviamente), tanto per intenderci. In un’ambientazione simile un videogioco del genere è l’unica scappatoia possibile ed è anche una necessità di sopravvivenza. Nel film invece il mondo fuori dal videogioco è un mondo molto simile a quello odierno, le differenze sono minime. Ora, Oasis non è niente di che: la grafica è bruttina e fintissima e gli scenari che vengono mostrati non sono niente di speciale, sono generici e anonimi. The Witcher 3: Wild Hunt, un gioco del 2015 ha una grafica (e un livello di immersione complessiva) migliore di questo gioco superfuturistico che tutti dovrebbero voler giocare. Insomma, è un videogioco che dovrebbe aver creato un intero universo alternativo per i giocatori eppure come spettatore non ho la minima voglia di giocarci. Capisco che sia un punto secondario rispetto a trama e personaggi, però data la prevalenza all’interno del film ho voluto parlarne subito per mettere in luce uno degli aspetti che, almeno per me, rovinavano l’immersione.

Detto questo, gli effetti speciali in generale nel film non sono malvagi, si vede che Spielberg sa come costruire una scena ed è sempre molto chiaro quello che sta succedendo, per quanto, in generale, le scene manchino di immaginazione e di inventiva. Al di là dei riferimenti nostalgici o della scopiazzatura di Wreck-it Ralph (vedi sotto), sono molto pochi i momenti in cui si ha l’impressione di vedere qualcosa di nuovo. E anche se le scene d’azione sono girate in modo professionale e non annoiano, siamo ben lontani dai livelli di creatività di Kill Bill o Mad Max: Fury Road.

Gli attori sono una nota positiva, dato che non ci sono cattivi attori e tutti si impegnano al meglio: il problema sono i personaggi e la sceneggiatura. In tutto il film non c’è un singolo personaggio che non sia una macchietta, o che non sia associabile con qualche stereotipo del genere: eroe impavido e inesperto con un’infanzia infelice? Check! Giovane coraggiosa “brutta” fuori ma “bella” dentro? Check! Aiutante afroamericano che offre supporto emotivo? Check! Aiutante asiatico molto bravo al computer? Check! Amministratore corporativo con manie di grandezza e che crede solo nei soldi? Check e richeck! Per questa ragione, le performance di tutti gli attori soffrono assai, dato che è molto difficile per tutti i coinvolti essere credibili dati i ruoli estremamente piatti che devono interpretare. Devo dire bene dei due protagonisti Tye Sheridan e Olivia Cooke, che fanno del loro meglio. Ben Mendelsohn come antagonista finisce per interpretare una versione più sopra le righe dell’ufficiale Crennick (in Rogue One), ma almeno è divertente da vedere.

La trama, come tutto il resto, non sarebbe brutta ma manca di originalità: trova le tre chiavi per sbloccare il livello finale potrebbe anche essere interessante se non ché è la trama di ogni videogioco mai giocato dai tempi di The Secret of Monkey Island 😀 Inoltre, mi ha stupito quanta poca tensione ci fosse nel film: un po’ per la prevedibilità, un po’ perché gli avatar dei personaggi sono fintissimi, non sentivo la minima tensione nel corso del film, e diverse scene mi hanno semplicemente annoiato.

Infine, non posso non menzionare l’abbondanza di riferimenti nostalgici come un altro elemento negativo. Non sono un fan della nostalgia fine a se stessa: è una delle ragioni per cui non mi è piaciuto Stranger Things e per cui non sono andato a vedere It. Ora, in RPO la maggior parte dei riferimenti sono gratuiti, non sono inseriti nella trama in modo appropriato e non servono a nessuno scopo se non far dire allo spettatore, citando Capitan America nel primo Avengers: “Oh! I understood that reference!” 😀 Ed è a questo punto del discorso che devo tirare in ballo il confronto con Wreck-it Ralph. Partendo da una premessa simile, il film di animazione del 2012 diretto da Rich Moore presenta un mondo pieno di riferimenti nostalgici che però sono contestualizzati (da Qubert a Packman, per non dimenticare Hero’s Duty), inseriti nella narrazione e garbatamente utilizzati con effetto comico. E il mondo dei videogiochi è non solo più vario ma anche più interessante: in altre parole lo vuoi esplorare, vuoi vedere la scena successiva, così come, tra l’altro, vorresti giocare a Sugar Rush o a Fix-it Felix. Volendo essere obiettivi, devo dire che forse è stato proprio questo confronto ad avere rovinato RPO per me: dopo i primi 15 minuti, io in ogni momento rivedevo una copia venuta male di Wreck-it Ralph.

In conclusione, un adattamento mediocre e generico di quello che, da quanto ho sentito dire, è invece un romanzo pieno di inventiva e di buone idee. Ne sconsiglio la visione per il semplice fatto che, come ho ribadito più volte, è sciapo, noioso e privo di originalità.

Voto: 5-

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