Le Terre del Fuoco

Questo argomento contiene 180 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Mordoth 2 giorni, 22 ore fa.

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  • #7189
     Meeme 
    Partecipante

    Sapeva che lo avrebbe fatto soffrire e che quei discorsi avrebbero solo aumentato il senso di colpa da parte di lei, ma voleva ascoltare lo stesso…
    Ai suoi occhi lui era meritevole di aver avuto salva la vita, perché era buono, umile e gentile, qualità che avrebbero aiutati i draenei a non perdere la speranza.
    “Se tu che non hai colpe non riesci a perdonare te stesso, quale speranza potrà avere una traditrice ed un’assassina come me di farlo?” Commentò stringendo i pugni. Lei non poteva essere perdonata, aveva commesso troppi errori.

    “Ammiro la tua forza e la tua luce… Io sono stata debole e codarda. Prometti a te stesso che un giorno proverai a perdonarti per essere vivo. Sei troppo severo, Nathaniel…” Le piaceva come suonava il suo nome e stava di nuovo cercando di consolarlo. Era una sciocca, folle e sciocca…
    Voleva solo dimenticare ogni cosa, annegare nel suo abisso oscuro e dimenticare.
    Il Paladino però la faceva stare bene, lo prendeva in giro, riusciva a scherzare con lui ed era terrorizzata da questi sentimenti per questo quando lui le sfiorò le labbra qualcosa in lei si infranse di nuovo. Non era per il suo aspetto da demone, ma per i fantasmi che vedeva in lui e che le dilaniavano l’anima.
    Chiedevano pietà… Erano elfi della notte, umani, draenei… E lui rideva… rideva mentre li squartava.

    Lo allontanò con forza e si prese la testa tra le mani digrignando i denti. “No…” sussurrò singhiozzando prima di iniziare a tremare e piangere. Aveva la nausea, non riusciva a guardarlo negli occhi. “Vattene! Lasciami sola!” Si sentiva male e sentiva il sangue bollirle nelle vene. Avrebbe dovuto ucciderlo, avrebbe dovuto dilaniarlo quel giorno di tanti anni fa, ma aveva commesso un errore, credeva che l’amore sarebbe bastato a renderlo migliore. L’amore era veleno nelle sue vene e voleva liberarsene dissanguandosi. “Nathaniel… vattene… ti prego…” Non voleva trascinarlo in un abisso di rabbia e sangue, era affascinata da lui, ma qualsiasi affetto provasse lui per lei, era sbagliato, un errore e doveva eliminare l’errore perché il Paladino non meritava qualcuno che vedeva solo folletti di vetro, non doveva provare pietà per una bambina perduta annientata dalla sua vigliaccheria. Voleva abbracciarlo e piangere fino a stancarsi ed al tempo stesso fuggire lontano da lui e non rivederlo più.

    #7191
     Elan 
    Partecipante

    – LA CACCIATRICE –
    Il Draenei aveva sorriso alle sue parole, un sorriso mesto ma gentile e aveva annuito solennemente, come se fosse la più sacra delle promesse.
    “Ci proverò. Nessuno può sapere cosa ci aspetterà il futuro e, magari, un giorno riuscirò anche a perdonarmi. Ma proverò solo se mi prometti che anche tu proverai.”
    Era sereno in quel momento, una calma che chiunque avrebbe ritenuto impossibile guardandoli dall’esterno: un Draenei ed un’Elfa del Sangue che scherzavano, si prendevano in giro e si facevano promesse a vicenda doveva sembrare una barzelletta ai più.

    Quando però lei scattò in quel modo qualcosa in quella calma si infranse.
    Nathaniel sicuramente non si aspettava quella sua reazione, tanto che quando lo respinse fu costretto a indietreggiare di un passo, guardandola per un attimo stupito.
    Ma fu solo un istante: il suo sguardo si fece di nuovo calmo e serio, e le si avvicinò di nuovo. Non sembrava essere spaventato o allarmato dalla sua reazione, nonostante ciò che lei gli aveva appena racconato.
    “Non volevo turbarti…” disse parlando con calma. Anche la sua stessa voce, calma e ferma, infondeva in qualche modo sicurezza. Non c’era nessun incantesimo in grado di fare altrettanto, era solo la sua presenza forte e decisa.

    “Ma non andrò via. Qualsiasi cosa sia successa, qualsiasi cosa tu abbia fatto, non meriti la solitudine. E non sarò io a lasciarti da sola.” continuava a parlare, come se fosse un modo per tenerla ancorata alla realtà, e le passò il mantello attorno alle spalle, per confortarla. Non poteva sapere cosa avesse scatenato quella reazione, ma sembrava più che intenzionato a non lasciarla andare finché non si fosse calmata.
    “Qualsiasi cosa ti stia facendo soffrire in questo modo, tenertela dentro non migliorerà le cose.”
    Continuava a troncare le frasi in maniera strana, e solo in mezzo al delirio l’Elfa del Sangue si accorse che non l’aveva mai chiamata Cacciatrice da quando erano lì, come se stesse evitando appositamente quel nome che non era un nome.

    #7192
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    grazie” Jared ringraziò il tauren e poi ascoltò attentamente le parole del druiudo e lesse cio che poteva dalle pergamene poi iniziò a borbottare fra se mentre cercava una soluzione.

    una maniferstazione del male, è più grosso e pericoloso dei giganti, è fatto di pietra ma ha bruciato l’albero

    *forse il suo calore innescare un esplosivo, può essere utile se usiamo sostanze che non si innescano con urti o miscelandosi. Ma rende il fuoco inutile*

    ed è praticamente immune alla magia. La follia di Therazane od i danni di Garr all’albero od entrambe le cose hanno probabilmente influito sui druidi. Il suo primo attacco a un tempismo piuttosto inquietante e non credo molto alle coincidenze.

    si grattò il mento iniziando a miscelare le sostanze decidendo di usare i preparati incendiari solo come innesco di alcune bombe, versò altre ostanze in contenitori fragili che poi lego saldamente in modo da rompersi insieme durante un urto per miscelarsi ed esplodere. Ad altre bombe applico dei semplici stoppini che avrebbero bruciato per il tempo necessario a raggiungere il bersaglio.

    anche se l’albero sembra guarito potrebbero esseri rimasto qualcosa non visibile che causa questi sintomi di follia?” continuò a lavorare in fretta, era abiutato a farlo “non abbiamo modo di avvicinarsi a quel mostro, quindi ci servirà un modo per lanciare queste armi.. Catapulte, o animali abbastanza grandi da trasportarle ed in grado di volare al abbastanza in alto da farle cadere sulla sua testa restando al sicuro fuori dalla sua portata.” tornò a studiare il disegno deve avere dei punti deboli “forse mirando ai punti in cui le pietre si uniscono“.

    Non potevas fare altro non aveva tempo per costruire fisicamente baliste e trabucchi.

    #7193
     Meeme 
    Partecipante

    La sua aggressività di solito serviva per tenere distanti le sacche di carne, ma il Draenei non ne voleva sapere di lasciarla da sola ed anzi le aveva appoggiato il suo mantello sulle spalle. Perché non fuggiva come tutti gli altri?
    Gli si gettò tra le braccia, affondando il volto mascherato sul suo petto, si strinse a lui e pianse come una bambina triste. Non voleva più parlare, voleva solo piangere tutte le lacrime che non aveva versato e che creavano un’armatura di solitudine e senso di colpa.

    Rimase abbracciata a lui per un tempo indefinito, poi si calmò smettendo di tremare e piangere.
    “Sei davvero un Ritardato…” mormorò con la voce dolce liberandolo da quel contatto. “…grazie… Nathaniel… e scusami…” sussurrò perché le aveva fatto bene sfogarsi ed anche se i fantasmi non sarebbero scomparsi, almeno si sentiva più leggera.
    “Non sono pronta per raccontarti quello che è successo…” continuò sospirando mesta. “…ma sto meglio ora e mi sono calmata.” sorrise ed Humar si avvicinò a lei dandole una testata sul volto.

    Il grosso leone nero si strusciò affettuoso sulla sua compagna di caccia e poi diede una testata anche al Paladino strusciando il muso sulla sua spalla.
    “Anche Humar vuole ringraziarti.” Sorrise e si era tranquillizzata. Aveva notato che lui non la chiamava più Cacciatrice, forse non gli piaceva quel nome non ritenendolo un vero nome.
    Lei poteva recuperare il suo nome?
    Ormai erano passati anni e coloro che l’avevano esiliata erano stati puniti per i loro crimini, ma era così difficile tornare a farsi chiamare con quel nome.
    Un passo alla volta doveva fare un passo alla volta… Cercare di integrarsi in un gruppo e smetterla di usare un soprannome che non era un nome.
    Sospirò come se avesse preso una grande decisione ed emise un lungo sospiro.
    “Mononoke…” Suonava in modo così strano. “Questo è il mio nome…” Aggiunse un po’ imbarazzata.

    #7195
     Mordoth 
    Partecipante

    Jok’Nay alzì il naso per cercare di sentire odore di bruciato, dato che non vedeva ferite sulla pianta. Ma niente, la guarigione di quel legnetto era stata prodigiosa.
    Però qualcosa continuava a non tornare.
    Quella cosa aveva la sua preda in pugno e non ha finito l’albero, non aveva senso. Non riusciva a concepire una cosa simile, andava contro la sua deontologia, o almeno quella di ogni assassino degno di questo nome…
    “Maaa… cosa vi ha fatto pensare che il potere del vostro albero avesse ferito quella cosa? Voglio dire, avete visto effetti di qualche tipo su di lui? No perchè in caso si può pensare di usare il potere dell’albero contro l’omino abbrustolito laggiù… ops!” Il troll si mise d’improssivo una mano davanti la bocca, pensando di aver forse bestemmiato dicendo di usare quella piantina sacra. Ma in quella situazione un’arma era un’arma, no?
    Tornò a riflettere sull’insensatezza del comportamento della creatura e schioccò la lingua stizzito. Poi un’illuminazione lo fece di nuovo tradire i suoi pensieri ad alta voce “…e se fosse guidato da qualcuno? Forse è stato richiamato indietro da chi lo usa…”
    Poi riprese, non accorgendosi di aver pensato ad alta voce. “E se usassimo una goccia del Pozzo dell’Eternità per attirare la creatura lontano da qui? Sentendo due fonti di potere uguali non saprebbe chi seguire.”

    #7197
     Ilmarien 
    Partecipante

    Gahain ascoltò divertito la reazione di Sumyno, contento di essere perlomeno riuscito a rimetterla di buon umore. Quando lei gli chiese un biscotto, replicò semplicemente: “Basta chiedere, ricordati solo che non ne ho una scorta infinita, li ho presi per accompagnare i pasti, non per placare la tua incommensurabile golosità… Tié” e le mise in mano un biscotto “Ma fallo durare stavolta!”. Quando lei espresse dubbi sulla sua teoria, ribatté deciso: “Allora, il punto di quei due è che sono suonati. Bada bene, questo non vuol dire che sotto sotto non vogliano fare… ‘cose’ e fece il segno delle virgolette con le mani “e anzi, secondo me ne hanno entrambi una voglia matta, almeno a giudicare da come si spogliano con gli occhi tutte le volte che si guardano o comunicano tra di loro…” aggiunse subito dopo.

    “Ma consapevolmente sono solo andati a parlarsi, e neanche di cose piacevoli come la strana armatura di Nathaniel che gli lascia esposto tutto il torace, no loro parlano di cose ‘importanti’ e fece nuovamente il segno delle virgolette “perché arrovellarsi su guazzabugli mentali” e a questo punto si rimise a imitare la voce rauca e sibilante della Cacciatrice “è chiaramente più importante, e soprattutto quel cattivo alieno blu accompagnato dalla creatura burlona verde sono chiaramente degli ingenui se pensano che nella vita si possa manifestare un’emozione positiva di tanto in tanto” a questo punto cambiò tono e cercò di imitare la voce bassa e pacata di Nathaniel “Hai ragione, inquietante eppur attraente Creatura della Notte, solo l’Eterno Sacrificio della Fede permette di raggiungere la Pace nei Sensi e così la Luce illuminerà le Tenebre del tuo Cuore” concluse facendo una faccia serissima. Fece una nuova pausa dandole il tempo di riprendersi: “Voglio dire, non ce li vedi a parlare così tutto il tempo? Come ti ho detto, completamente suonati!”.

    Quando lei gli lanciò la coperta si riparò con il braccio e disse nel tono comicamente risentito di chi è stato punzecchiato: “Ehi! Che modi sono questi? Non ho mai visto un elementale della terra e quindi ho chiesto SE era normale che bruciasse. Che ne so io, magari su Azeroth gli elementali della terra bruciano all’interno! Ho visto cose molto più strane in giro, tra draghi non morti infiammabili, elfi zompettanti invisibili e melmacce di vari colori, tutto in una singola fortezza nanica, un elementale che brucia non è per niente insolito, anzi, in quella circostanza sarebbe anche stato preferibile” concluse. Alla seguente osservazione di Sumyno si fece però più serio: “Hm… La pazzia sembra un elemento comune in effetti, e quella creatura sembrava ci stesse cercando attivamente… La domanda è come abbia fatto a sapere che eravamo proprio lì nelle gallerie sotto Hyjal, forse ha modo di comunicare con le creature soggette a questa pazzia? O forse non era un attacco mirato ma solo un caso? Boh…” concluse grattandosi la testa perplesso.

    #7200
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN –
    Sumyno sembrò entusiasta del biscotto, era letteralmente ghiotta di quei dolcetti come se non avesse mai assaggiato niente di dolce in vita sua. A Gahain non sembrava che gli orchi fossero famosi per ricette zuccherate, effettivamente, ed era molto probabile che quel sapore tanto insolito le avesse creato una sorta di dipendenza.

    Trattenne a stento una risata quando lo sciamano iniziò ad imitare la Cacciatrice, ma non riuscì più a contenersi quando imitò anche Nathaniel e scoppiò in una risata talmente divertita da portarla quasi alle lacrime.
    “Sei… sei… sei…” dovette fermarsi per riprendere fiato, perché rideva talmente tanto che le stava quasi mancando il respiro. Sembrava quasi isterica, ma era solo l’ilarità del momento.
    Prese un lungo e profondissimo respiro, inframmezzato da qualche altra risatina, e alla fine riuscì a ritrovare un certo contegno.
    “Sei un comico nato!!” esclamò alla fine, asciugandosi gli angoli degli occhi. Ogni tanto continuava a ridacchiare, ma sembrava essersi calmata.
    “In effetti ce li vedo tantissimo! Sembrano saltati fuori dal peggior romanzetto rosa con qualche sfumatura tetra!!”

    Poi però l’orchessa fece una smorfia e una linguaccia.
    “Sei uno sciamano!! Urok ti tirerebbe le orecchie se ti avesse sentito fare domande simili!” lo stava canzonando bonariamente. Gahain sospettò che non fosse in grado di trattare qualcuno con reale cattiveria. Era simpatica, allegra e piacevole, anche se a volte i suoi modi erano un po’ strani.
    E al racconto di ciò che aveva visto le sfuggì un “ooooooooooooooooh” di ammirazione.
    “Hai visto anche un drago, quindi??”
    La parte del non-morto infiammabile doveva esserle leggermente sfuggita.

    Alla fine, scosse la testa.
    “Potrebbe essere stato un caso. Oppure ci stanno seguendo…” alzò le spalle un po’ rassegnata, senza una reale risposta. “Quei druidi che abbiamo affrontato potrebbero aver lanciato una sorta di… segnale? O qualcosa del genere! Che ne pensi?”

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel la strinse forte, permettendole di sfogarsi senza commentare o giudicare nulla. Era una presenza ferma, salda ed anche il suo semplice abbraccio trasmetteva una sicurezza senza fine.
    Lasciò che fosse lei a decidere quando separarsi da quel contatto e di nuovo le sorrise, quel suo solito sorriso gentile che ormai aveva imparato a conoscere tanto bene.
    “Probabilmente hai ragione.” disse pacatamente e per nulla offeso. “Ma se questo aiuterà a farti stare meglio, allora ben venga.”

    Scosse la testa quando lei gli chiese scusa, e con la stessa tranquillità accettò il fatto che non volesse raccontargli oltre.
    “Hai sofferto molto più di quanto chiunque dovrebbe mai soffrire, ma a volte sfogarsi aiuta a superare meglio quel dolore. Ricorda, in qualsiasi momento vorrai parlarne, ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.”
    Parve per un attimo sorpreso quando Humar gli diede una testata, ma accarezzò la criniera del grosso leone nero. Nonostante ciò che l’Elfa del Sangue gli aveva appena raccontato, non lo temeva, non aveva paura di lui, e lo considerava un compagno di viaggio degno solo di rispetto. Era chiaro, per quanto non lo dicesse, che a quel gesto avesse riservato quasi una sorta di solennità. Ma, in fondo, lui non prendeva mai nulla alla leggera.

    Ed anche quando lei disse il suo nome sorrise, un sorriso addolcito e fiero al tempo stesso.
    Archenon poros, Mononoke.” disse con quel tono quasi rituale che riservava alle cose davvero importanti.
    “E’ un bel nome, e dovresti portarlo con orgoglio senza permettere a nessuno di oscurarlo.”
    Le sfiorò i capelli in una carezza.
    “Grazie per aver voluto condividere con me il tuo passato. Spero che un giorno riuscirai a scacciare tutti i fantasmi da cui è popolato e a guardare con speranza ad un futuro più luminoso.”
    Non doveva aver dimenticato quello che aveva detto sui suoi polmoni e sul suo destino, ma non diceva nulla, rispettando la sua scelta.

    – JARED –
    Il druido sembrava incantato mentre il guerriero lavorava a quegli intrugli. Aveva sentito molto parlare degli Alchimisti Elfici, artigiani leggendari in grado di distillare l’essenza della vita e della morte in una piccola fialetta.
    Tuttavia, le loro conoscenze erano limitate alle pozioni: creare una bomba era qualcosa che andava ben oltre le loro capacità e, probabilmente, dovevano ritenerla una conoscenza assai esotica.
    “Siete uno stratega, nelle vostre terre?” domandò il Druido con curiosità, senza perdersi nessuno dei rapidi movimenti compiuti per miscelare le varie sostanze.

    Fece un gesto, e ad il suo comando alcuni Elfi iniziarono ad attivarsi, correndo a dare ordini a destra e a manca come se fossero un formicaio in fermento.
    “I nostri grifoni corazzati potranno servire alla causa. Lasceranno cadere le vostre bombe sopra Garr, sperando che riescano a rallentarlo, se non addirittura a fermarlo.” sembrava fiducioso. “Sarete voi stesso a guidare l’attacco: nessuno meglio di voi può conoscere questi ordigni e sapere quando sarà il momento migliore per scagliarli contro quel mostro.”
    Era molto deciso, ma alle domande sull’Albero del Mondo esitò.

    “Non so rispondere a questa domanda.” confessò onestamente. “Nessuno di noi ha mai esaminato da vicino Nordrasill. E’ un albero sacro e potente, la sua magia discende direttamente dal Pozzo dell’Eternità. Esaminarlo da vicino per capire una cosa del genere sarebbe un sacrilegio.”

    – JOK’NAY –
    Fandrall alzò un sopracciclio ascoltando le proteste del troll. Aveva un’espressione tra il rassegnato e lo sconvolto, come se stesse parlando con qualcuno dalla mente debole e stesse facendo ricorso a tutta la sua pazienza per non sbottare.
    “E’ stata l’unica conclusione logica.” spiegò sinteticamente. “E non è possibile usare il potere dell’Albero contro qualcosa. Non è una fonte di energia controllabile. Al tempo stesso, il Pozzo dell’Eternità è andato distrutto secoli fa.”
    Sospirò, come se fosse stata la perdita più terribile dell’universo.

    “Nordrasill con le sue radici protegge un lago in cui un pazzo ne ha versata una goccia, per ricrearlo. Ma nessuno può accedere a quell’acqua. Bisognerebbe abbattere l’Albero del Mondo per compiere una simile blasfemia.”
    Lanciò una lunga occhiata penetrante a Jok’Nay, che rabbrividì: sembrava un ammonimento a non provarci neanche lontanamente.

    Solo alla fine il druido annuì.
    “Abbiamo pensato lo stesso. Ma chi potrebbe essere il mandante non abbiamo modo di scoprirlo. Azeroth sta attraversando un periodo di crisi, e in tanti vorrebbero vedere l’Albero del Mondo abbattuto. E noi non abbiamo elementi per lanciare un accusa.”
    Nel cielo sopra di loro iniziarono a radunarsi stormi di grifoni corazzati, come se fossero stati richiamati da qualcuno. Il Druido incrociò le braccia dietro la schiena in un gesto spazientito.
    “Se non hai altre domande, temo di doverti salutare. Gli altri druidi stanno cercando di mettere insieme una linea difensiva di qualche tipo, immagino…”
    Il suo tono era perennemente altezzoso, quasi scocciato, e senza attendere una risposta diede le spalle al troll, lasciandolo solo con Zatanja, ancora concentrata a mantenere la barriera.

    #7201
     Meeme 
    Partecipante

    La Cacciatrice sorrise asciugandosi le lacrime. “E se continui così non migliorerai le cose!” Doveva sempre dargli del “ritardato” anche se non lo pensava affatto. Era vero, lei aveva sofferto molto, ma il suo dolore non era che una piccola parte, una goccia nell’oceano.
    “La mia sofferenza è minima se la confronto con quella che hanno dovuto affrontare altri prima di me.” Sospirò. “La tua gente ha sofferto molto più di me… Eppure, siete ancora qui a lottare per un briciolo di terra da chiamare casa.” Concluse con dolcezza.

    Arrossì quando lui pronunciò il suo nome, sentirlo dalle sue labbra suonava in modo così strano… “Almeno eviterò che Gahain continui a cercare di darmi soprannomi indicibili.” ammise cercando di scacciare quel rossore dalle guance. La Maschera nascondeva il suo volto e la faceva sentire al sicuro. C’era qualcosa di sospeso tra lei ed il Draenei. L’Elfa del Sangue non sapeva come definire quella strana incertezza che li avvolgeva entrambi, quella dolcezza che li faceva avvicinare ed allontanare di continuo. Il Paladino le accarezzò i capelli, cercava il contatto con lei, voleva sfiorarla, le aveva dato un goffo bacio prima di venire cacciato in malo modo. La Cacciatrice provava sentimenti contrastanti a riguardo, era ancora convinta che lui cercasse solo di essere gentile, fin troppo gentile e che quelle dimostrazioni di affetto non avessero alcun significato.

    “Ora torniamo dagli altri, altrimenti penseranno che ti abbia ucciso.” Mormorò per interrompere quei pensieri e quella dolcezza. Restò in silenzio per quasi tutto il tragitto perché aveva bisogno di pensare alle emozioni che sentiva quando era al fianco del Paladino ed a mille motivi per rinchiudere in un angolino del suo cervello i sentimenti che provava. Era tutto sbagliato e lei era sbagliata. “Non credo di meritarmi alcun Futuro…” sussurrò stringendo le braccia intorno al petto come se sentisse freddo. “…voglio solo rendermi utile e poi sparire nella foresta.” Doveva difendersi altrimenti sarebbe stata troppo vulnerabile. “E tu dovresti smettere di cercare di aiutarmi, potrei morderti e dopo mi sentirei in colpa per averlo fatto!” Provò a scherzare, anche se non era molto brava. “Devo ricordarti che hai due cuccioli da accudire? Non puoi permetterti di farti ammazzare da una come me.” Sorrise, il Draenei riusciva sempre a scioglierle il veleno che aveva nel cuore…

    #7205
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    sì lo sono. Sono sempre stato più gracile dei miei coetanei, ma anche più intelligente” disse senza vantarsi ma come semplice dato di fatto, fu anche il suo fisico a costringerlo a trovare modi intelligenti per evitare problemi, od affrontare i problemi e quello richiede molta preparazione e velocità di esecuzione.

    Ed elfi su grifoni corazzati! quella era un ottima notizia voleva evitare morti querl giorno non causarne con i suoi piani folli! “oh sì certo, ottimo. calcolerò peso, velocità di caduta e linerzia inerzia. Le bombe, una volta lanciate oltre a cadere continueranno a muoversi nella stessa direzione che aveva il grifone in volo” sì probabilmente non serviva dillo ma gli spiegoni scientifici erano il punto debole di Jared per questo risultava spesso pesante da sopportare in momenti tecnici.

    sì capisco, ed ha la benedizione degli aspetti.” *quindi dei Titani* era un peccato che non potessero controllare l’ipotesi se la follia dei druidi era causata dai piani elementali non sapeva proprio cosa avrebbe potuto fare, probabilmente niente.

    #7207
     Mordoth 
    Partecipante

    Jok’Nay alzò gli occhi al cielo mentre il druido gli faceva la lezioncina di storia. Non era tanto cosa gli stava dicendo, ma come lo stava facendo che gli dava fastidio. Avrebbe voluto sputargli contro con una cerbottana, come faceva da piccolo a scuola… almeno finchè erano riusciti a constringerlo ad andarci.
    Abbattere quell’albero per arrivare al lago era semplicemente una cosa stupida, come aveva fatto Fandral solo a pensarlo? Era più logico pensare che potesse esserci un cunicolo o qualcosa di simile che portava già in quel luogo. La sua occhiata però era stata molto eloquente, quindi… era meglio far decidere a Zatanja, così da scaricarle la colpa se avesse detto di sì!
    “Ciao ciao lumacone…” disse il troll mentre Fandral spariva lasciandoli soli. Si scostò un po’ riparandosi sotto un ramo, non voleva correre il rischio di essere borbardato da uno di quei pollastri corazzati che erano apparsi in cielo.
    “Ehehm!” Si schiarì la voce rumorosamente per attirare l’attenzione della maga. “Zatanja, che facciamo? Hai sentito anche tu il druido, quel coso non viene fermato dalle barriere magiche. Tanto vale che impieghiamo tempo ed energie cercando una soluzione alternativa… non so, cercare di capire chi lo manda o magari fare un giro al lago…” certo che messa così poteva essere fraintendibile, ma gli era venuto naturale.

    #7209
     Ilmarien 
    Partecipante

    Tutte quelle risate intorno a quella bizzarra coppia avevano restituito il buonumore a entrambi. Quando lei nominò Urok fu pronto a rispondere: “Infatti non l’ho mica chiesto a lui, mi prendi per scemo? E poi lui è un raccomandato, tra il Circolo della Terra e menate varie ci credo che ne sa più di me!” aggiunse lamentando la propria ignoranza. “Si, ho visto un drago” replicò alla sua osservazione ammirata “ma era tutto un po’ schifido, con delle parti tutte scheletriche e decomposte, senza contare che quando l’abbiamo bruciato ha fatto una puzza che un odore così cattivo non l’avevo mai sentito. Insomma, non la vista epica di cui parlano i bardi nelle canzoni”. Riguardo ai possibili segnali, scosse la testa “Mah, non saprei, tutto è possibile, bisognerebbe conoscere il tipo di magia usata per trasmettere questa strana follia, sappiamo che sembra in qualche modo collegata al fuoco, e c’è un legame tra essa e la magia shamanica data l’instabilità dei poteri degli shamani nel mondo. Però non sappiamo niente di più preciso di così, speriamo di avere risposte più precise quando raggiungeremo i santuari dell’Albero del Mondo” concluse speranzoso.

    #7211
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN –
    Sumyno fece un gesto con le mani, aprendole e chiudendole come se gli stesse facendo il verso. “Bla bla bla!!” gli rispose continuando a prenderlo in giro.
    “Dì la verità, è che Urok ha studiato, mentre tu passavi il tempo a preparare biscotti al cioccolato!!” esclamò scherzando. Poi tacque, riflettendo un poco.
    “Anche se in effetti, mi sa che hai fatto un affare migliore tu! E poi non è vero che lui è raccomandato!!”
    Tirò su col naso, ma era scherzosa e divertita da quello scambio di battute. Era incredibile come fosse bastato poco per migliorare il suo umore: sembrava non pensare nemmeno più all’arma ormai irrimediabilmente compromessa.

    Però fece una faccia disgustata alla descrizione del drago non-morto.
    “Bleah!!! Ma che schifezza è??” aprì le braccia. “Oh, ma andiamo!!! I racconti degli eroi sono tutto uno splendore di armature, e bestioni imponenti e maestosi, e combattimenti epici!! Andiamo, bisogna proprio insegnarti tutto!!”
    Si batté una mano sulla fronte, incredula da ciò che aveva appena sentito.

    Stava per aggiungere altro, ma in quel momento sentirono un rumore tra gli alberi, e vennero raggiunti da Nathaniel e la Cacciatrice. Entrambi stavano bene e sembravano tranquilli. Il paladino fece un cenno, come se stesse dicendo qualcosa in silenzio all’Elfa del Sangue, per poi rimanere in attesa.

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel sembrava contento di vederla più serena e le sorrise, lasciandole spazio per riprendersi del tutto.
    “Non è giusto paragonare il dolore. In molti al mondo soffrono, ma tu non ne hai meno diritto degli altri.”
    Non aveva mai paura a dirle ciò che pensava e, nonostante il modo gentile con cui la trattava, non cercava di proteggerla o tenerla lontana dalla verità. Era onesto con lei, molto più onesto di chiunque lei avesse mai conosciuto.
    Ma quando accennò al nomignolo che le aveva affibbiato Gahain, non poté trattenere una risata.
    “Non lo fa con cattiveria. A modo suo, immagino che voglia cercare di aiutarti… ha solo un modo molto… espansivo, di comportarsi.” si fermò come se stesse riflettendo un po’, e alla fine scosse la testa con un sorriso.

    Tornarono verso gli altri, ancora parlando tra di loro, a tratti persino ridendo. Era evidente che il paladino trovasse sempre più piacevole la compagnia dell’Elfa del Sangue e di Humar, e nemmeno le velate minacce di morsi o morte parevano turbarlo.
    “Credo di poter sopravvivere a qualche morso, Mononoke.” diceva sempre il suo nome in modo dolce. “Basta che non mi aizzi contro Humar!! Proprio ora che stiamo facendo amicizia, sarebbe terribile!!” la stava prendendo in giro, non c’era cenno di paura o di ansia nella sua voce: la sua era stata solo una battuta, non era sua intenzione tornare a parlare del modo in cui aveva fatto sbranare il suo vecchio amore.

    Quando raggiunsero l’accampamento, trovarono Gahain e Sumyno intenti a chiacchierare come niente fosse. L’orchessa stava sgranocchiando un biscotto al cioccolato, mentre lo sciamano sembrava essere stato colpito da una coperta, che ancora aveva mezza appesa addosso.
    Nathaniel alzò un sopracciglio a metà tra il perplesso e il divertito, quindi fece un cenno alla Cacciatrice, come a incitarla a farsi avanti e a presentarsi a tutti come si doveva.

    – JARED –
    L’Elfo della Notte annuì, ascoltando attentamente le spiegazioni del guerriero con un’attenzione invidiabile. Sembrava pendere dalle sue labbra come se avesse ascoltato un’importantissima lezione di vita e parve quasi dispiaciuto quando si interruppe.
    La terra tuttavia continuava a tremare, e ormai il tempo era agli sgoccioli: Garr era sempre più vicino all’Albero.
    Era stata eretta una barriera magica attorno al villaggio, ma mentre si preparavano a salire a cavallo dei grifoni venne dissolta.

    Da dove si trovava, Jared non era in grado di capire se fosse stata colpa del pietrone in avvicinamento, o se fosse stata dissolta volontariamente. L’unica cosa certa era che anche quell’effimera protezione era ormai inutilizzabile.
    Senza perdere un altro minuto, si affrettarono a dorso di grifone e ad un solo comando di uno degli Elfi della Notte quelle splendide creature di alzarono in aria.
    Jared aveva un grifone tutto per sé, splendido, dal piumaggio bianco come la neve e l’armatura di acciaio splendente che sembrava quasi risplendere al sole.
    Attorno a lui, una dozzina di altri grifoni si era alzata in cielo, ognuno con un suo cavaliere e ognuno con una di quelle bombe tra le zampe.

    Ora aspettavano solo un suo comando per decidere come muoversi e quando sganciare il pericoloso ordigno.

    – JOK’NAY –
    Zatanja era completamente assorta nel suo incantesimo, la fronte imperlata di sudore nel tentativo di mantenere la concentrazione.
    Ma quando Jok’Nay le parlò, i suoi tentativi parvero dissolversi del tutto. La barriera cedette insieme alla sua concentrazione, e la troll quasi si accasciò su se stessa, esausta per lo sforzo che aveva appena compiuto.
    Passò qualche secondo per riprendere fiato, poi alzò gli occhi sull’assassino: il suo sguardo era vacuo, distante, come se si fosse appena risvegliata da un sonno profondo.
    “Cosa è successo…?” domandò con voce flebile, guardandosi attorno.
    In lontananza, Garr si intravedeva ancora e quando se ne accorse le sue spalle parvero abbassarsi.
    “Non è ancora stato respinto…?”
    Jok’Nay non ne sapeva molto sulla magia, ma sembrava quasi che mantenere la concentrazione sulla barriera l’avesse completamente estraniata dalla realtà che la circondava.

    Scosse la testa, senza capire.
    “Per… perché il lago? Perché non sei andato a provare a respingerlo?” domandò. Sembrava una bambina in quel momento, come se stesse faticando a riprendere il contatto con la realtà.

    #7220
     Meeme 
    Partecipante

    “E nemmeno tu…” rispose riguardo al dolore. Il Paladino, nonostante la calma che dimostrava, aveva sempre quella strana aria triste a causa di quello che il suo popolo aveva subito durante gli anni. La Cacciatrice non desiderava ricordargli eventi dolorosi, forse un giorno lui le avrebbe parlato delle persone che aveva perduto e sarebbe riuscito a perdonarsi. Meritava la felicità a differenza sua…

    “È un tuo caro amico, immagino che non potrò aspettarmi troppa furbizia sul non disturbare una bestia dormiente…” Commentò riguardo Gahain. Lo Sciamano voleva essere divertente, questo lo capiva, ma lei non era la persona più adatta a battute e risate. Anche adesso le sembrava assurdo sorridere insieme a qualcuno, era sempre stata la più seria e la più solitaria tra le esploratrici del suo gruppo di caccia. “Non mi infastidisce, non ti preoccupare. Faccio solo fatica a comprendere certi comportamenti espansivi.”

    Arrossì di nuovo sentendo il suo nome pronunciato da lui e tentò di non rispondergli sulla sua affermazione riguardo i morsi perché l’idea di farlo la intrigava. “Non sfidarmi su questo…” riuscì a sussurrare prima di fermarsi e dire altro di compromettente. L’ultima cosa che voleva era ammettere di provare interesse per lui. “A lui piaci. Ma resta vigile, potrebbe cambiare idea…” Disse cambiando argomento ed accarezzando con dolcezza il muso di Humar.

    Quando tornarono al campo la situazione sembrava piuttosto strana. Gahain aveva una coperta addosso… L’Elfa del Sangue non sapeva cosa pensare anche perché Sumyno era tranquilla e stava mangiando un biscotto. “Ehm… abbiamo interrotto qualcosa di… strano?” domandò osservandoli. Nathaniel voleva che lei si presentasse con il suo nome e lei aveva una mezza idea di abbandonarli tutti e tre lì per andare a cacciare qualcosa piuttosto che farlo.
    “Trixie sembra un nome da fatina con i brillantini di gioia.” Volse lo sguardo verso il Paladino e poi di nuovo verso Gahain e Sumyno. “Se proprio vuoi usare un nome per me, Mononoke andrà meglio… Era il mio vecchio nome…” Prima dell’esilio, prima della rabbia e della vendetta.

    #7223
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    Era tutto pronto e Jared prese il suo posto sul grifone, e quasi urlò di eccitazione come un ragazzino quando quel magnifio animale prese il volo.

    La bariera era dissolta, niente avrebbe fermato Garr, niente tranne loro. Dovevano avere successo, le bombe sarebbero duvute bastare, od almeno indebolire il mostro abbastanza da renderlo vulnerabile ad altri attacchi, o l’albero del mondo sarebbe caduto, Ysera sarebbe caduta indifesa nel sogno di smeraldo.

    oh titani” studio la traiettoria dei grifoni, la loro velocità, la loro altezza dal suolo, la direzione e forza del vento ed fece un rapido calcolo mentale insieme al peso delle bombe ed alla velocità di caduta per trovare il punto esatto in cui lanciare non aveva marigni di errore.

    ci siamo quasi” quasi vide la traiettoria che avrebbero preso gli ordigni “formazione” in modo che si raggruppassero un poco e quando furono sul punto giusto vedendo l’elementale corrotto davanti alla giusta distanza diede l’ordine “lanciate” e pregò i titani, gli aspetti e tutti gli dei che gli venirono in mente.

    #7231
     Ilmarien 
    Partecipante

    Rise alle battute di Sumyno, e si rilassò ulteriormente vedendo che lei aveva riacquistato il buonumore. Quando i due tornarono dal luogo in cui si erano appartati fece del suo meglio per non avere uno sguardo troppo curioso, anche se a vederli così rilassati gli era venuto il sospetto che il dialogo non fosse effettivamente andato come lui aveva imitato poc’anzi. O almeno poteva permettersi di essere ottimista al riguardo. Alla domanda della Cacciatrice, si tolse la coperta di dosso e replicò: “No, non preoccupatevi, stavamo dicendo delle facezie, prevalentemente sul fatto che io non so niente di Azeroth e sull’estrema golosità della qui presente orchessa” disse con un sorriso a Sumyno.

    Quando lei parlò di Trixie, Gahain ci mise qualche secondo a connettere che l’aveva chiamata così poco prima nella foga dello scontro: “Ah, già, ti dirò che non era… insomma, mi è venuto così nell’urgenza del momento, e mi dispiace se ti ho offeso” si affrettò ad aggiungere, dopotutto era la completa verità. Quando lei rivelò quello che sembrava essere il suo vero nome, lanciò una rapida occhiata a entrambi e si fece serio di colpo, intuendo la serietà del discorso che doveva aver preceduto quella rivelazione. “Beh… in tal caso sarò felice di chiamarti Mononoke… e grazie della fiducia, farò il possibile per esserne degno” aggiunse con un cenno del capo in segno di rispetto. Lo shamano poteva prendere in giro sia lei che Nathaniel per quell’impressione da romanzetto rosa che davano entrambi, ma aveva comunque il massimo rispetto per tutti e due.

    #7232
     Mordoth 
    Partecipante

    Il troll si avvicinò a Zatanja per sorreggerla, in caso si sentisse venir meno per la mancaza di forze. Armeggiò nella sua sacca e ne estrasse una pillola che porse alla maga: “Tieni, mangia.” Disse. “Le uso quando devo fare lunghi appostamenti, sono molto energetiche.” Erano una sua ricetta, non avevano un buon sapore ma servivano allo scopo.
    “Dicevo,” riprese, “Fandral ha detto che le barriere magiche servono a ben poco contro quell’affare.” Le raccontò del precedente attacco e di come la creatura se ne sia andata senza motivo dopo aver causato qualche danno all’albero sacro. “Io proprio non riesco a spiegarmelo! L’unica cosa che mi viene in mente è che l’uomo tizzone sia manovrato da qualcuno, altrimenti perchè non finire l’opera quando aveva l’albero in pugno?” Raccontò anche della teoria del druido, secondo la quale il mostro era stato ferito dall’energia dell’albero e per questo se n’era andato. E poi tutta la storia sul Pozzo dell’Eternità e sul lago che doveva esserci sotto l’albero.
    “Per questo ti chiedevo cosa vuoi che facciamo… a meno che tu non abbia qualche idea che a me non è venuta o alla quale non arrivo.” E si diede un pugno in testa tirando fuori la lingua a significare che era uno zuccone.

    #7241
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN E LA CACCIATRICE –
    Sumyno era rimasta senza parole, sembrava non saper bene come prendere la rivelazione di quel nome. Passava lo sguardo dall’Elfa del Sangue, a Nathaniel a Gahain come se stesse cercando aiuto.
    Alla fine fece un colpo di tosse.
    “Sono… contenta di conoscerti, Mononoke.” sorrise, un sorriso sincero, anche se pareva essersi incartata un po’ nel pronunciare quel nome un po’ strano per lei.
    “E… ecco…” sembrava che stesse cercando qualcosa da dire, o per meglio come dirlo. Alla fine, fece un profondo respiro.
    “Ecco, volevo chiederti scusa, per prima. Non volevo darti fastidio.”
    Sembrava sinceramente dispiaciuta di averla fatta arrabbiare, come se non fosse mai stata sua intenzione.

    Nathaniel annuì soddisfatto, e fece un cenno per invitare di nuovo tutti a sedersi attorno al fuoco. Anche Humar si accoccolò vicino alle fiamme, come se volesse dare un incentivo alla sua padrona, mettendosi a sonnecchiare pacificamente.
    Sumyno si era avvicinata a Gahain intanto, guardandolo storto.
    “Ma io credevo che si chiamasse veramente Trixie!!!” gli bisbigliò per non farsi sentire. “Stavo per chiamarla anche io così, così poi mi avrebbe ammazzata del tutto!”

    Nathaniel intanto aveva sorriso all’Elfa del Sangue.
    “Non è stato poi così difficile, no?” le domandò, mentre preparava qualcosa di un po’ più sostanzioso del pane mangiato poco prima.

    – JARED –
    Ai suoi comandi, i grifoni partirono sfrecciando nel cielo.
    Fu un’esperienza stranissima: erano talmente veloci che attorno a lui quasi si creò un vuoto d’aria, creandogli una spiacevole sensazione di nausea che quasi gli fece perdere la presa sulle briglie a cui si stava reggendo.
    Quelle bestie così nobili erano creature da combattimento, e non si sarebbero lasciate spaventare da nulla.

    Visto più da vicino, tuttavia, Garr era molto più grande di quanto non sembrasse da lontano. Talmente imponente da sovrastare qualsiasi edificio Jared avesse mai visto, talmente grosso da equiparare la stazza dei giganti che avevano affrontato. Le fiamme erano vive nei suoi occhi e sembravano lambire persino la roccia da cui era formato.
    Ma, soprattutto, nei suoi occhi brillava la fiamma dell’intelligenza.
    Erano vivi, attenti a ciò che lo circondavano, e quando si accorse dei grifoni tirò un urlo di guerra e rabbia. La terra tremò nuovamente, e quel suono orribile riuscì a stordire di nuovo tutti quanti.

    Fu difficile mantenere l’ordine e la calma, ma Jared riuscì a dare l’ordine di sganciare le bombe al momento opportuno.
    La prima cadde mancando il bersaglio, mentre la seconda colpì il bestione ad un braccio, scatenando un nuovo urlo di rabbia.
    Sentendosi attaccato, l’elementale raccolse un masso, lanciandolo con forza sovrumana e abbattendo due grifoni con relativi cavalieri. Uno dei due aveva ancora una bomba tra gli artigli, che esplose quando venne scagliato lontano, sancendo la fine del cavaliere che la portava.
    Alcuni degli altri grifoni urlarono in preda al panico, ma i cavalieri riuscirono a mantenere l’ordine: il pietrone, tuttavia, per quanto fosse ferito era ancora in piedi e sembrava pronto a scagliare un nuovo attacco.

    – JOK’NAY –
    Zatanja, per quanto riluttante, accettò quella pillola: storse il naso in una smorfia per il saporaccio, ma parve riprendere un poco di energie, ascoltando quello che il troll aveva da dire.
    “Manovrato… ma da chi?” aveva ancora la voce flebile ma pareva faticare a ragionare ancora lucidamente.

    Scosse la testa cercando di trovare una soluzione, ma in quel momento successe qualcosa di strano.
    Da lontano, sembrava che dei grifoni corazzati avessero ingaggiato un combattimento con l’ammasso di pietre: ci fu un’esplosione, poi un’altra, poi il mostro lanciò contro di loro un masso, e ci fu una terza esplosione.
    Sembrava che ci fosse un combattimento in atto, e Zatanja ne era incuriosita, tanto che la sua attenzione si era completamente spostata sul campo di battaglia.
    “Se c’è veramente qualcuno che lo manovra, dobbiamo scoprire chi è. Ma prima dobbiamo assicurarci che la situazione sia tranquilla. Non possiamo fare ricerche in queste condizioni!” disse la maga, prima che la terra tremasse di nuovo.

    Jok’Nay si sentì avvolgere da un’energia magica, un lieve venticello che lo aiutò a mantenersi in piedi, e si accorse che Zatanja aveva evocato la magia per aiutarlo.
    “Dobbiamo fermare quel mostro. Ora, prima che sia troppo tardi. Poi faremo tutte le ricerche del caso.”
    Zatanja guardò l’assassino con occhi decisi, anche se era possibile intravedere una certa paura nel suo sguardo.
    “Preparati. Ci teletrasporterò dove si sta svolgendo lo scontro.”
    Strinse le labbra, come per farsi coraggio prima di compiere quel gesto disperato.

    #7245
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    Il piano sembrava funzionare, le bombe ferivano il mostro vedendo i danni era certo di averne abbastanza da procurarli abbastanza danni, ma quando i due grifoni vennero abbattuti quasi perse la presa.

    Dannazione!” avrebbe dovuto aspettarsi qualcosa del genere! quegli elfi avevano messo la loro vita nelle sue mani!
    Ma davvero non si aspettava di trovara intelligenza dietro quegli occhi di fiamme, intelligenza e crudeltà. Avrebbero dovuto cambiare tattica.

    separatevi ed effettuate manovre evasive. Dobbiamo evitare i suoi massi ed attaccare separatamente arrivando da direzioni diverse per confonderlo” la traiettoria di volo più erratica avrebbe forse reso le bombe meno precise ma non avrebbe perso altri uomini.

    voi due, andate. Direzioni diverse!” disse indicando due cavalieri “lancia!” ordinò quando ebbero raggiunto il punto migliore per sganciare la bomba “chi finisce le bombe continui a volteggiare a distanza di sicurezza dobbiamo costringerlo a scegliere fra più bersagli possibili, non deve avere la possibilità di scegliere e mirare con facilità!“.

    Sperava che bersagli singoli e con traiettorie confuse avrebbero impedito al mostro di colpirne altri, od almeno ralentato di molto la sua velocità di mira e tiro oltre a limitare quei colpi ad un solo cavaliere impedendo agli esplosivi di danneggiare lo stormo.
    e se danneggiamo le sue braccia forse non potrà più colpirci” sperava che arti indeboliti l’avrebbero spinto a smettere per non distruggersi con pesi eccessivi.
    Qualunque ingegnere sa che una struttura danneggiata può sopportare un peso inferiore.

    #7246
     Meeme 
    Partecipante

    Ora iniziava a sentirsi decisamente a disagio. “Non… non serve tutta questa solennità… è solo il nome che usavo prima…” Era così complicato non sentirsi un’estranea insieme a tutti loro, persone “normali” non selvatiche come lei.
    Arrossì sentendo le scuse di Sumyno e pensò che in fondo si era comportata in modo troppo aggressivo con lei, la giovane voleva solo qualche informazione sui Draenei e lei l’aveva aggredita.
    Ringraziò di avere sul volto la maschera, altrimenti tutti si sarebbero resi conto della sua vergogna.

    “Non ti preoccupare, non porto rancore, solo non sono la persona giusta a cui chiedere certe cose.” Era la persona meno adatta a cui chiedere.
    “Non ti so dare un parere sul fascino dei Draenei, hai provato a chiedere a loro due? Sono Draenei e potrebbero aiutarti nei tuoi dubbi” Indicò il Paladino e lo Sciamano prima di rendersi conto che forse Sumy intendeva un parere femminile. “Ah… no… volevi un parere femminile… Magari al villaggio cui siamo diretti ci sarà qualcuno a cui chiedere.” Disse quella cosa in totale tranquillità.

    “Comunque è meglio riposare, domani ci aspetta un altro viaggio…” concluse cercando di sviare il discorso perché forse non era la conversazione migliore da fare in quel momento.
    Si sistemò per la notte, non aveva molta fame, ed alzò le spalle alle parole del Paladino.
    “Parla per te… Per me è stato troppo difficile e credo di non essere capace di conversare come voi, io sono senza filtri…” Sospirò mesta. “Ma sono felice di aver recuperato il mio nome…”

    #7247
     Ilmarien 
    Partecipante

    “Mi è venuto di chiamarla così sul momento, mi dispiace per l’equivoco ma almeno non è successo nulla. Sai com’è, c’era un pietrone gigante con manie assassine che non ne voleva sapere di tranquillizzarsi!” disse a Sumyno in tono vagamente stizzito. Quando Mononoke equivocò sul discorso di Sumyno, distolse lo sguardo e si mise una mano davanti alla bocca cercando di trattenere una risata, immaginandosi l’assurda conversazione che doveva aver avuto luogo. Quando la Cacciatrice commentò sulla difficoltà, replicò: “Certe cose non sono facili, fidarsi di qualcuno non è mai facile” disse semplicemente “e si può benissimo conversare senza filtri, l’importante è saper ridere al momento opportuno” aggiunse prendendo la roba per la notte. Poi si allontanò lasciando a lei e a Nathaniel lo spazio accanto al fuoco in modo che potessero farsi da mangiare e si preparò a riposare per il resto della notte.

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