Le Terre del Fuoco

Questo argomento contiene 185 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Ilmarien 4 giorni, 13 ore fa.

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  • #7138
     Meeme 
    Partecipante

    Sapeva che sarebbe stato pericoloso, ma era anche la più adatta a combattere in quel modo e non aveva paura. Il Flagello le aveva insegnato a lottare e sopravvivere in situazioni terribili e lei non aveva mai dimenticato la lezione del suo villaggio natale: trovare un modo per sopravvivere, nascondersi, attaccare a sorpresa, nascondersi ancora e lottare, lottare fino all’ultimo respiro.

    Il pozzo era freddo, ma mai così freddo quanto il dolore di aver perso tutto eppure in quel pozzo aveva trovato anche speranza perché non era da sola. A distanza di anni ancora combatteva con la stessa furia, la stessa rabbia animale, la stessa forza e non era da sola.
    Aveva Humar, il suo fedele compagno animale e sapeva che poteva contare anche su Nathaniel, Gahain e Sumyno; doveva solo continuare a combattere…

    Lo sciamano draenei era riuscito a creare delle crepe nella creatura, colpire in quei punti era più facile e l’elementale cadde ferito a morte dalla guerriera orca. Una nuvola di detriti e polvere immerse le gallerie, la Cacciatrice tentò di non respirare, ma avvertì degli spasmi ai polmoni e si ritrovò a tossire. Humar era distante per aiutarla a sostenersi così l’Elfa del Sangue cadde in ginocchio tenendosi una mano sulle labbra e l’altra sul petto. “Non ancora, non ancora…” pensò chiudendo gli occhi e regolarizzando il respiro fino a calmarsi. Controllò che non ci fosse sangue e non c’era, allo recuperò un po’ d’acqua e diede sollievo alla gola graffiata restando in ginocchio per riposare.

    #7149
     Ilmarien 
    Partecipante

    Quando finalmente l’elementale crollò e rimase immobile, Gahain non poté fare a meno di esultare: “Ha! La mamma non gli aveva mai detto di non sbriciolare!” disse improvvisando malamente una battuta, semplicemente per scaricare la tensione, combattere in spazi così ristretti lo metteva parecchio a disagio. Sentendo tossire la Cacciatrice, lo shamano generò alcune raffiche di vento per pulire l’area e allontanare la polvere. Fu allora che la vide a terra, mentre continuava a tossire, in preda a un qualche tipo di spasmo respiratorio. Le si avvicinò con cautela dopo averlo segnalato a Nathaniel e disse: “Ehi, tutto bene? Posso aiutare se serve” propose alludendo alla sua capacità, avrebbe per lo meno potuto pulirle i polmoni se c’erano rimasti dei residui.

    #7151
     Mordoth 
    Partecipante

    E adesso perchè quella maghetta se la prendeva con lui?!?
    L’aveva salvata dalla luce rossa e quello era il ringraziamento? Ma forse non se ne ricordava… forse faceva parte di un qualche incanto. Però lui si ricordava cos’era successo… ehi! Dove cavolo aveva messo la sfera rossa quel furfante di un lumacone?
    L’assassino guardò con sospetto Fandrall, cercando con gli occhi dove avesse potuto aver nascosto la sfera magica. Ma niente, avrebbe provato ad indagare più tardi… pellaccia permettendo!
    Il tremore e il terrore continuavano e il bell’imbusto pretendeva aiuto contro qualcosa che minacciava qualcos’altro. Il troll alzò un sopracciglio della sua espressione sospettosa. “Non guardare me… faccio quello che dice lei, finchè mi paga.” Guardò poi Zatanja in attesa della sua decisione.

    #7152
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN E LA CACCIATRICE –
    Grazie al vento evocato da Gahain la polvere iniziò a disperdersi e poterono iniziare a fare la conta dei danni. Molte gallerie erano collassate oppure erano state bloccate da grossi massi che si erano staccati dalle pareti. Sumyno, dopo essersi tolta di dosso la maggior parte della polvere da cui era ricoperta, si guardò attorno un poco spaesata e sconsolata.
    “Quello schifo schifosissimo ha fatto un macello! Ha fatto crollare la galleria che stavamo seguendo!!” l’orchessa sbuffò, togliendosi altra polvere dai capelli e dando un calcio alla carcassa dell’elementale, per poi esplodere in improperi molto poco signorili per via del dolore.

    Anche Nathaniel si era avvicinato alla Cacciatrice, ma lei aveva allontanato entrambi dicendo che stava bene e il paladino non aveva insistito.
    A Gahain tuttavia non era sfuggito che le fosse rimasto vicino, e che il suo sguardo si fosse fatto più cupo.
    “Dobbiamo pensare ad andarcene il più velocemente possibile da qui. Quel che resta delle gallerie potrebbe collassare da un momento all’altro.”
    Il Draenei sembrava estremamente preoccupato per la situazione in cui si trovavano.

    Per fortuna, però, la Cacciatrice riuscì a tornare in piedi anche il gufo guida donatole da Hamuul tornò ad illuminare l’oscurità con la sua luce. L’animale totem sembrava acciaccato come tutti loro, e l’Elfa del Sangue sospettò che, in qualche modo che lei non riusciva a vedere, dovesse essere ferito. Ma non perse nemmeno un istante, e dopo una rapida occhiata tornò a guidarli con sicurezza e precisione, lungo una strada diversa.
    Dovevano esserci più sentieri che conducevano ad Hyjal, sicuramente pensati apposta per quelle eventualità.
    Quanto tempo passò prima che uscissero fu indefinibile, ma all’improvviso l’aria di Hyjal li investì con tutta la sua potenza, dando sollievo ai loro polmoni tormentati dalla polvere.
    Chi aveva descritto quel luogo come meraviglioso, non l’aveva esaltato abbastanza. Tutto era verde, ma non il verde a cui erano abituati: un verde intenso, pulsante, vivo come non mai.
    Nonostante fosse sera, l’aria sembrava brillare di luce propria, come se ogni filo d’erba emettesse un tenue bagliore. Approfittarono di quel bagliore per erigere un piccolo accampamento, adatto a riposare qualche ora prima di rimettersi in viaggio verso il villaggio che avrebbero dovuto raggiungere.

    Sumyno aveva acceso il fuoco, ma sembrava imbronciata, in netto contrasto con tutta la meraviglia attorno a loro. Aveva preso un bastoncino e disegnava cerchietti per terra, borbottando qualcosa di incomprensibile.
    Nathaniel invece aveva montato le tende, ed ora si era seduto vicino alla Cacciatrice, lo sguardo fisso sulle fiamme.
    “Stai bene?” domandò semplicemente.

    – JARED –
    L’Elfa alzò lo sguardo verso Jared, mai il guerriero aveva visto tanta paura nel volto di qualcuno. Sembrava trasfigurata, come se sapesse che la Morte stava venendo per prenderla e lei non potesse fare nulla per evitarlo.
    “Davvero lo fermerete?” domandò, aggrappandosi a lui come se fosse stato il suo salvatore. “Potete farlo? Dovete salvare l’albero prima che sia troppo tardi, la sua distruzione distruggerebbe il mondo intero!!”

    Jared non riusciva a capire come fosse possibile che le guardie, o i druidi stessi, o le sacerdotesse, o persino la stessa Ysera, non fossero in grado di occuparsi di quella mostruosità da soli. Doveva esserci qualcosa sotto, qualcosa che forse non sapeva nemmeno la stessa Elfa della Notte che lo stava supplicando di aiutarla.

    “Non abbiamo macchine da guerra…” spiegò poi sconsolata. “Ma i druidi possono piegare gli alberi alla loro volontà… forse… se glielo chiedessi potrebbero crearne per te.”

    – JOK’NAY –
    Zatanja guardò stralunata Jok’Nay, come se non riuscisse a credere alle sue parole.
    “Questa gente ha bisogno di aiuto!! L’Albero del Mondo ha bisogno di aiuto!!! Cosa vuoi fare se non aiutarli?!”
    Era talmente stizzita da sembrare quasi un’altra persona, e il troll non era certo se fosse per colpa di qualcosa che era stato detto o per la paura di ciò che stava succedendo attorno a loro.

    Fandrall annuì, come se fosse sollevato dalle parole decise della maga, e guidò lungo un sentiero composto da rami. Tantissime guardie correvano sulla stessa strada, molto più agitate di loro, e al tempo stesso molto più spaventate.
    “Non è la prima volta che succede.” stava spiegando intanto il Druido. “E’ una creatura a causare tutto questo. Le Sacerdotesse della Luna l’hanno chiamato Garr. Ma niente di ciò che abbiamo fatto sembra essere in grado di danneggiarlo. E’ arrivato alcuni mesi fa, ci ha colpito. Abbiamo avuto centinaia di perdite, un intera sezione della città è andata distrutta. Poi, così com’è arrivato, anche è sparito.”
    Scosse la testa, come se non se lo sapesse spiegare.

    Intanto erano giunti su un ramo particolarmente alto, da cui si dominava bene il paesaggio. Lì poterono finalmente vedere il mostro di cui Fandrall stava parlando: era una creatura di pietra e magma, un ammasso di rocce una sopra dell’altra che nell’insieme creavano un essere vagamente umanoide. I suoi occhi erano animati dall’essenza del fuoco, così come i suoi muscoli che sembravano fatti di fiamme vive.
    Ma la cosa più terribile erano le sue dimensioni.
    Tre volte più alto di un uomo normale e due volte più largo, dominava tutto con la sua statura. E, la cosa più terribile, era che si trovava ancora lontano… Una volta vicino doveva essere più grande ancora.
    “Dobbiamo impedire che si avvicini!” esclamò la maga troll. Poi i suoi occhi divennero prima azzurri, poi bianchi e le sue dita si riempirono di energia arcana, creando una barriera che avrebbe difeso l’Albero, almeno per un breve periodo.

    #7153
     Meeme 
    Partecipante

    Lo Sciamano ed il Paladino le si erano avvicinati per controllare le sue condizioni, ma non voleva essere visitata; fece un cenno per indicare che stava bene e poi Humar fu di nuovo al suo fianco aiutandola ad alzarsi. Dovevano uscire da quel posto prima che tutto collassasse su questo era d’accordo con il Paladino.
    Il gufo spiritico di Hamuul era riapparso illuminando con la sua luce tenue le gallerie, la Cacciatrice gli chiese di guidarli verso una via sicura. Doveva uscire da quel posto ed in fretta prima di avere un’altra crisi a causa delle polveri nei polmoni.
    “Ci porterà fuori…” mormorò con la voce roca.
    Quando l’aria di Hyjal finalmente li investì, lei respirò piano in modo da non forzare i polmoni.
    Erano quasi arrivati a destinazione, ma avevano tutti bisogno di riposo…

    Sumyno sembrava contrariata per qualcosa, ma alla Cacciatrice non interessava, era più importante l’obiettivo ormai quasi a portata.
    Osservò da sotto la maschera Nathaniel che le si era avvicinato. “Sto bene.” rispose laconica, poi volse lo sguardo lungo il campo appena allestito e si alzò in piedi indicando un punto distante. “Voi restate qui, io ed Humar andremo là dove la visuale è migliore. Posso di nuovo avvertire di qualche pericolo da quella posizione.” disse determinata.
    Lei non era fatta per stare in gruppo e le persone si trovavano a disagio di fronte alla sua incapacità di socializzare. Sumyno ne era la prova, aveva tentato di parlare con lei e la Cacciatrice l’aveva aggredita. “Uno scorpione resta uno scorpione, è la sua Natura.” pensò mesta scuotendo il viso.

    “Ci separeremo una volta arrivati a destinazione.” concluse facendo un passo per allontanarsi da lì e restare da sola.

    #7158
     Ilmarien 
    Partecipante

    Gahain seguì gli altri mentre uscivano dalle gallerie mezze crollate e si trovavano di fronte a quella magnifica vista del monte Hyjal. Gahain aiutò a sistemare l’accampamento mentre si guardava intorno, era una vista quasi aliena per lui che era cresciuto nel deserto. Aveva visto la montagna da lontano, ma essere vicino era tutt’altra cosa, la bellezza dei colori e della natura lussureggiante erano mozzafiato. Prese posizione vicino a Sumyno, e solo a quel punto notò che era imbronciata: “Ehi, tutto a posto?” le chiese, lo sguardo ancora assorbito dal panorama. Poi la Cacciatrice, o Trixie come l’aveva soprannominata, sembrava volersi allontanare a tutti i costi. “Aspetta un attimo!” disse facendole segno di rimanere “manda avanti il leone se vuoi, ma restiamo tutti qui un momento, anche tu, Nat: abbiamo combattuto insieme, dividiamo il pane insieme” e spezzò il pane distribuendolo agli altri tre “Artanon Poros [Che Il Viaggio sia Benefico]!” aggiunse passando la fiaschetta di whiskey di Exodar seguita dall’otre di acqua che avevano dietro. “Stiamo combattendo gli stessi nemici, e abbiamo obiettivi simili, secondo me ha più senso se restiamo uniti. Vero, siamo una banda di mattacchioni, ma se arriva un altro elementale come quel simpaticone di poco fa, se ci becca da soli sono guai” concluse sperando che quei due suonati della Cacciatrice e di Nat lo stessero a sentire.

    #7159
     Meeme 
    Partecipante

    La Cacciatrice osservò Gahain dubbiosa, era pericoloso per lei restare, rischiava di avere un’altra crisi e non voleva cedere davanti a tutti. “Non è successo nulla… Ora sto bene…” Replicò per tranquillizzare anche lui. Annusò il pane che lo sciamano offriva e per rispetto ne assaggiò un morso, rifiutò la fiaschetta, rischiava di bruciarle il respiro e ignorò anche quello strano augurio detto nella loro lingua aliena.

    Quella lingua le faceva tornare alla mente il sangue, i corpi orrendamente smembrati e le risate di Erenion mentre si vantava di aver eliminato quella feccia straniera. Erano ricordi orribili di grida e disperazione che le venivano in mente e lei non poteva restare lì con quei pensieri cupi.

    Ringraziò lo sciamano per il pane e poi fece cenno ad Humar di seguirla verso il punto di osservazione che aveva trovato. “Farò la guardia, voi riposate… Domani mattina raggiungeremo un villaggio e potremo approfittarne per recuperare le forze.” concluse allontanandosi per restare da sola. Preferiva la sicurezza della solitudine alla compagnia ed aveva bisogno di respirare senza pensieri orrendi. Si incamminò senza dare altre spiegazioni e senza fermarsi ulteriormente, aveva mangiato quel pane insieme a loro, era anche troppo per una come lei abituata ad una vita di isolamento.

    #7160
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN –
    “Ho perso una delle mie spade contro quello schifo!” si lamentò Sumyno imbronciata. “L’ha sciolta fino all’elsa!! E dire che era un coso fatto di pietra, come è possibile che fosse così caldo?!”
    Guardò Gahain con quel cipiglio imbronciato che la rendeva terribilmente buffa.
    “Era una spada che mi aveva regalato Urok.” spiegò quindi, come a giustificarsi di quelle lamentele. “Mi dispiace troppo…”
    Sospirò, e sembrava davvero molto più triste di quanto lo sciamano si sarebbe mai potuto immaginare.

    Però accettò il pane quando lui lo offrì a tutti, mangiando con gusto e guardando con una certa curiosità la Cacciatrice e la sua strana reazione.
    “Secondo me dovevi offrire dei biscotti.” sentenziò infine, serissima. “È evidente che se ne sia andata perché si aspettava qualcosa di più buono di un po’ di pane! Insomma, le basi proprio!!”
    Rise, come se volesse cacciare la sua tristezza e fargli capire che lo stava prendendo in giro. Una risata contagiosa, che fece sorridere anche Nathaniel.
    “Prima o poi si abituerà a stare in gruppo, forse…” disse il paladino con un sospiro un poco rassegnato.

    Mangiarono qualcosa insieme, poi Nathaniel si alzò e chiese loro scusa.
    “Proverò di convincerla a tornare… Hyjal non dovrebbe essere un posto pericoloso, ma con quello che è appena successo è meglio non rischiare.” sembrava sinceramente preoccupato, e sparì tra gli alberi seguendo la strada presa dalla Cacciatrice.
    “Bah! Ma quei due sono sempre così?” domandò Sumyno, che era rimasta a dir poco perplessa. “Ho capito che vogliono un po’ di intimità, ma basta dirlo, mica ci offendiamo!”
    Alzò le spalle rassegnata.
    “Certo che frequenti proprio gente strana!”

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel aveva fatto un sospiro un poco rassegnato, ma non aveva detto nulla, lasciandola andare senza disturbarla oltre.
    L’Elfa del Sangue ebbe così modo di ammirare Hyjal senza essere disturbata: forse lei era la prima della sua razza a mettere piede in quel monte sacro ai Druidi, ma di certo non poteva che restare incantata di fronte a ciò che vedeva.
    La natura era incontaminata, completamente libera di crescere spontanea, forse addirittura esortata a crescere così selvaggia.
    L’aria stessa sembrava diversa e nonostante il caldo innaturale permeasse anche quel luogo, ogni respiro sembrava più piacevole, quasi lenitivo per i suoi polmoni distrutti.
    Il gufo di Hamuul si era mostrato di nuovo a lei una volta che si era trovata da sola, aveva brillato quasi facendo eco al bagliore delle foglie e poi era sparito, per tornare dal suo proprietario, lasciando però nella mente della Cacciatrice l’immagine di come raggiungere il villaggio dove avrebbe trovato il suo contatto.

    Si stava godendo quella calma e quel silenzio, quando Humar rizzò il pelo, e lei sentì un rumore di foglie smosse. Pochi attimi dopo la raggiunse Nathaniel, alzando le mani come per non farsi attaccare.
    “Lo so, non lo dire, sono un vero tormento e dovrei lasciarti in pace.” disse con un sorriso, precedendo le sue proteste. “Ma volevo ringraziarti.”
    Tacque per qualche istante.
    “Per aver distratto l’elementale, intendo. Non credo che avrei resistito ancora a lungo sotto quei colpi.”
    Le sorrise, avvicinandosi un poco a lei.
    “Non dovresti stare sempre da sola. Ci fa piacere stare in tua compagnia… Credo che anche Sumyno ti trovi simpatica.”
    Il suo tono era tranquillo, gentile: non la stava rimproverando, e la Cacciatrice sentì che credeva veramente in ciò che diceva.

    #7161
     Meeme 
    Partecipante

    La vista era magnifica da lì, la natura incontaminata cresceva forte e possente e l’aria era pulita, fresca e rigenerante. Quella pace le dava sollievo, non era paragonabile a Thunder Bluff, ma era bello a suo modo e piacevole. Aveva sorriso al gufo spiritico, allungò una mano verso di lui per salutarlo ed augurargli di proteggere Hamuul.

    Si appoggiò ad Humar godendosi quella calma, voleva scacciare i cattivi pensieri, quei ricordi orribili che la facevano sentire in colpa ed era proprio quel senso di colpa che alimentava la consapevolezza dei suoi peccati. Era giusto che tutto finisse, lei meritava quella malattia e quel destino.

    Si scosse da quelle preoccupazioni quando la raggiunse il Paladino. “Tutto qui? Nessun rimprovero o arrabbiatura? Stai perdendo colpi, Paladino…” lo prese in giro lei anche se avvertì una stretta al cuore nel farlo questa volta. “Solo un Ritardato come te poteva pensare di fermare quel grosso mostro con la sola forza delle braccia!” Si morse un labbro a sangue, doveva smetterla di trattarlo in quel modo, non era giusto e non voleva aggredirlo.
    “Sumyno penserà che io sia una sociopatica sanguinaria e non ha tutti i torti. Sono entrambe le cose e non posso fermare la mia natura bestiale.”

    Lui si era avvicinato e lei si sentiva rilassata in sua presenza e non avrebbe dovuto esserlo. Appoggiò una mano al petto, il marchio era lì ed a volte lo sentiva bruciare come a ricordarle chi fosse stata e quali crimini avesse commesso. “Io non… non riesco ad essere come voi… non riesco a ridere davanti ad un fuoco. Il mio cammino è deciso e non posso fermarmi, non posso avere amici con cui condividere il futuro.” Le bruciava, bruciava come i corpi dei loro nemici, carne informe lasciata a marcire, carovane fatte a pezzi, corpi trucidati e le risate di Erenion che si vantava di quei massacri come un sanguinario eroe. “Torna da loro, Nathaniel… e lasciami stare…” Non poteva continuare così, doveva dirgli la verità, voleva dirgli la verità, era certa che in questo modo l’avrebbe lasciata sola con il suo abisso.

    #7165
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    Un modo per fermarlo c’è e lo troverò” doveva farlo, non voleva pensare a cosasarebbe successo con la caduta dell’albero, cose rettibili ma avrebbe protetto Alliria e Jehanne.

    o forse delle catapulta. puoi portarmi dai druidi, devo saperne di più su quel mostro. E forse poi nelle scorte troverò qualcosa di utile per rallentarlo od indebolirlo” Non capiva nulla dfi quella situazione l’albero dovrebbe essere uno dei luoghi più protetti uno degli aspetti era qui.

    *informazioni e materiali, e aiuto dai druidi. e la benedizione dei Titani*

    Ma Jared da solo non poteva fare molto al momento.

    #7169
     Elan 
    Partecipante

    – JARED –
    L’Elfa stava ancora tremando, e quando si alzò in piedi aveva le gambe deboli tanto che dovette appoggiarsi a Jared per non cadere, ma annuì e le fece cenno di seguirla.

    Nordrasill – l’albero del mondo, così la città che da esso prendeva il nome – era tutto in fermento: Elfi della Notte correvano in ogni parte, accanto a Tauren, entrambi druidi, entrambi coalizzati contro uno stesso nemico, come forse avrebbe sempre dovuto essere. L’Elfa della Notte e l’Umano corsero a perdifiato tra rami intricati e vie trafficate, fino ad arrivare ai piedi di quello che sembrava un grande lago.
    Era la cosa più strana, e al tempo stesso meravigliosa, che Jared avesse mai visto.

    L’Albero del Mondo affondava le sue stesse radici nell’acqua del lago, traendo da esso nutrimento e al tempo stesso bloccando l’accesso alla sua superficie a qualsiasi visitatore. Era come se l’Albero fosse di guardia a qualcosa di troppo terribile o troppo meraviglioso per essere toccato. E proprio lì, alle pendici dell’Albero, si trovava la creatura più bella che lui avesse mai visto.
    Era un Drago. Uno degli Aspetti. Ysera in persona.
    Le sue scaglie, di un tenue color smeraldo, erano eteree, distanti. Era lì, ed al tempo stesso sembrava non essere lì, tanto da dare l’impressione di poter passare attraverso alla sua sagoma tremolante.
    Eppure, tutto il suo corpo trasudava magnificenza: il muso serpentino allungato, le ali maestose ripiegate accuratamente attorno al corpo, persino la coda sinuosa.
    Era bella, incantevole… la Regina dei Sogni, ed un sogno essa stessa.
    Eppure, proprio come un sogno, dormiva e non interveniva contro qualsiasi minaccia stesse per colpirli.
    “La Guardiana del Sogno di Smeraldo deve proteggere quelle terre dagli attacchi della Corruzione.” spiegò l’Elfa, chinando il capo in segno di rispetto quando passarono accanto al Drago. “Per questo non può difenderci.”

    Sospirò, ma una nuova scossa le mise fretta, e si affrettò a condurre Jared dai druidi di cui aveva parlato prima. Sembravano tutti agitati, e parlavano velocemente tra di loro in una lingua che lui non poteva capire, Elfi della Notte e Tauren insieme. Ma quando i due si avvicinarono si fermarono per guardarli, e il loro sguardo era gentile.
    “Sappiamo che sei giunto qui insieme alla Vendicatrice Marelli.” disse uno dei druidi, un alto Elfo della Notte dalla lunga barba verde e gli occhi brillanti. “Siamo lieti della vostra presenza, ma la situazione è disperata. Se potete prestare aiuto, saremo ben lieti di accettarlo.”

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel sorrise con fare gentile, non se l’era presa, come al solito. Era pacato e dolce anche nei modi di fare, non solo nella voce o negli atteggiamenti.
    “Temo di essere fuori allenamento coi rimproveri. Ad Exodar è tutto troppo tranquillo.” disse con fare quasi scherzoso.
    Poi alzò le spalle.
    “E’ ciò che sono stato addestrato a fare. Ciò che mi riesce meglio, se vogliamo. Mettila così. Cacciarti nei guai è la tua specialità, cercare di proteggere gli altri la mia.” Rise, quindi scosse la testa.
    “Probabilmente sì. Ma se l’ho inquadrata bene è facile che le sociopatiche sanguinarie possano starle simpatiche. E’ una ragazza giovane e piena di entusiasmo, ma non è una cattiva persona. Cerca di vedere il buono negli altri e nelle situazioni che affronta.”
    Si affiancò a lei ed Humar, guardando il paesaggio. Anche per lui quella vista doveva essere assai strana: nonostante lui le avesse raccontato del suo mondo ormai perduto, nemmeno la luce soffusa di Argus poteva essere paragonabile alla vita che dominava Hyjal.

    Eppure, nonostante il fascino di quella vista, Nathaniel aveva distolto lo sguardo e stava guardando lei.
    “Nessun cammino è deciso. Siamo noi a forgiarlo, ogni istante della nostra vita, con ogni nostro pensiero, azione e parola. Altrimenti tutti saremo condannati. Non esiste qualcuno privo di colpe.”
    Le sorrise gentile, quindi scosse la testa.
    “Ma non sono venuto per farti la morale. Se non hai voglia di stare insieme agli altri ne hai tutto il diritto. Volevo solo chiederti se stavi bene.”

    Tornò a guardare la foresta che si estendeva ovunque attorno a loro.
    “Però nessuno dovrebbe rimanere da solo, tanto meno in una serata bella come questa.”

    #7170
     Meeme 
    Partecipante

    Sarebbe stato più facile se si fosse arrabbiato con lei, invece il Paladino riusciva sempre a spiazzarla con quella calma e quella gentilezza, la faceva sentire inadeguata e mostruosa. “Proteggi anche te stesso, Paladino. Devi farlo per le persone a cui sei caro.” pensava al suo amico Gahain ed ai cuccioli che aveva adottato. E mentre parlava di Sumyno lei pensò che era lui a trovare del buono in tutti, a dare occasioni anche a chi non meritava nulla.

    Le si affiancò e la Cacciatrice perse un battito quando la guardò. L’Elfa del Sangue lo osservava a sua volta perché voleva memorizzare quel momento: quel paesaggio incontaminato, la voce dolce di lui, i suoi occhi luminosi, quei lineamenti alieni, il colore della sua pelle ed il suo odore di ambra liquida. Doveva essere disgustata dal suo aspetto da demone, ma la vicinanza del Paladino la rendeva felice ed al sicuro. “Se fossi in grado di odiare come odiava Erenion, non proverei queste sensazioni per uno straniero alieno.” Pensò con malinconia. Si alzò in piedi scuotendo il viso ed allontanandosi da lui di un passo.
    “No, tu non capisci…” Digrignò i denti e sapeva che era arrivato il momento di dirgli la verità. Era lei la colpevole, aveva fatto una scelta egoistica a voler viaggiare di nuovo al suo fianco ed ora, ora gli doveva delle risposte.

    “Ho ucciso chi mi ha uccisa…” Ripeté convinta. “La vendetta e la rabbia mi hanno fatto uccidere ed ora pago le conseguenze delle mie scelte…” Continuò sospirando mesta. “I miei polmoni sono malati, Nathaniel…” Disse con tristezza. “Il Guaritore che mi ha visitata ha detto che se non accetto delle cure mi restano due anni di vita prima che i polmoni collassino uccidendomi nel sangue.” Mormorò e la voce era arrochita dal dolore. “Le cure potrebbero non bastare a salvarmi, ma ho deciso a prescindere di non essere curata.” Quella forse era pura follia, lei però si sentiva annientata dal senso di colpa e non voleva vivere più del necessario. “Non dovrei nemmeno continuare a combattere o svolgere queste missioni!” Allargò le braccia sconsolata. “Dovrei riposare in un luogo salubre per aiutare il mio corpo a rigenerarsi.” Era folle e lo sapeva, ma il Paladino non poteva immaginare il motivo di quella scelta e parlare ancora avrebbe reso tutto più difficile.
    “Io merito di morire, Nathaniel… e questa malattia è la giusta punizione per i miei peccati.” Concluse sconfitta sperando che bastasse come spiegazione per il suo desiderio di restare da sola.

    #7172
     Ilmarien 
    Partecipante

    La Cacciatrice lo aveva bellamente ignorato, ma almeno aveva mangiato con gli altri. Strano, aveva avuto l’impressione che avesse gradito l’improvvisato rituale di spezzare il pane insieme, sembrava quasi… Il flusso di pensieri venne interrotto da Sumyno: “Ah, mi dispiace, purtroppo non riusciamo… C’è un insediamento o un villaggio sulla montagna dove si possa trovare un fabbro? Non possiamo rimpiazzare il valore affettivo, però almeno possiamo procurarti un’altra arma…” suggerì preoccupato sia del potere dell’elementale sia del danno fatto al gruppo, dato che riduceva il loro potenziale offensivo.

    Quando lei commentò sui biscotti, replicò immediatamente: “No, con i biscotti sarebbe stato peggio: il biscotto dolce e buono da mangiare avrebbe immediatamente creato del sospetto, tipo” e imitò la voce sussurrata della Cacciatrice ‘il cattivone blu mi vuole avvelenare’ o ‘il viscido alieno color mare vuole allontanarmi per accarezzare Humar mentre io non guardo e rubarmi l’unico amico che ho mai avuto’ o altri pensieri cospiratori di questo genere, per cui si sarebbe allontanata senza neanche mangiarlo”. Si sedette a gambe incrociate esponendo la sua teoria con tono analitico e didascalico: “Quando si è così suonati come lei il gesto di incoraggiamento deve essere il più semplice possibile, altrimenti si rischia di innescare dei meccanismi difensivi imprevedibili quanto autodistruttivi” concluse guardando Nathaniel per vedere se il paladino la pensava diversamente “Forse si è già abituata a stare in gruppo, onestamente pensavo che avrebbe rifiutato… e mi ha dato la nettissima impressione che le piacesse l’atto di cameratismo accanto al fuoco” disse con una certa sicurezza “poi si prende su e se ne va ignorandomi come se niente fosse e naturalmente fa venire un nervoso tremendo al sottoscritto” aggiunse con tono repentinamente più frustrato, mentre prendeva una delle padelle e si colpiva la placca sulla propria fronte, a simulare l’estrema cocciutaggine con cui aveva a che fare.

    “Ti auguro maggior fortuna, in qualsiasi interazione tu voglia avere con lei” e fece un ironico occhiolino a Nathaniel, segnalandogli che in ogni caso lui approvava. “Ehi, non è colpa mia!” replicò difendendosi dalle osservazioni di Sumyno una volta che furono soli “e comunque non è che lei volesse intimità, quando voleva andare a fare la guardia era letterale… Come del resto Nathaniel che è andato là per convincerla, non era una scusa, lui ci crede davvero” le spiegò poi passandole nuovamente la fiaschetta “Te l’ho detto che sono completamente suonati, non bisogna cercare logica nelle loro frasi, solo ragionamenti estremamente contorti!” concluse dato che il suo ragionamento non faceva una grinza. “Comunque hai ragione, loro due sono veramente una strana coppia, ed è incredibile che in tutto questo il più normale sia Caedfaen, almeno lui è solo uno scansafatiche…” aggiunse poi in un secondo momento. “Cambiando discorso” disse con lo sguardo perso tra le fiamme del fuocherello “ne avevo sentito parlare ma non avevo mai incontrato un elementale della terra. È normale che quelle creature brucino tanto da far sciogliere una spada con un semplice contatto?” chiese infine.

    #7173
     Elan 
    Partecipante

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel rineva in silenzio mentre lei raccontava del suo dolore. Non parlava, non la interrompeva, e aveva lo sguardo perso nelle distese incontaminate di Hyjal. Eppure lei sapeva che la stava ascoltando, perché non era persona da ignorarla. Qualsiasi cosa fosse successa, lui l’avrebbe sempre ascoltata, molto più di quanto chiunque altro avrebbe mai potuto fare.
    Anche quando lei finì di parlare rimase in silenzio a lungo. Stava riflettendo su quello che aveva appena detto, parole e rivelazioni difficili da sentire e forse ancora più difficili da accettare.

    “Non ti chiederò perché non desideri essere curata.” disse infine, girandosi finalmente a guardarla.
    Il suo viso era sempre sereno, i suoi occhi sempre dolci, così come la sua voce. Eppure sembravano così tristi, adesso. La Cacciatrice era certa che fosse un cambiamento dovuto a ciò che aveva raccontato lei.
    “Né cercherò di farti cambiare idea. E’ una tua scelta e non credo tu l’abbia presa alla leggera.”
    La guardava negli occhi mentre parlava e nonostante la maschera lei si sentiva indifesa di fronte a quello sguardo tanto calmo e gentile. Sembrava che nulla potesse toccarlo, e al tempo stesso sembrava soffrire per la condizione di lei, in un modo riservato e rispettoso. La Cacciatrice non sapeva se anche quello facesse parte della sua cultura, o se fosse semplicemente lui a non voler risultare invadente.

    “Ma una cosa vorrei chiedertela.” aggiunse dopo un poco, avvicinandosi di nuovo a lei.
    “Hai già detto questa frase una volta, ma non mi hai mai raccontato cosa è accaduto? Chi ti ha uccisa? Chi è stato a gettarti in questo abisso di dolore, da cui non sei in grado di uscire?”
    Era serio mentre parlava, serio e dolce. Non la stava accusando, voleva solo conoscere l’origine della sua sofferenza, forse per alleviarla di parte del peso del suo dolore, forse per permetterle semplicemente di sfogarsi.
    Allungò una mano, e le sfiorò una parte del volto scoperto dalla maschera con una carezza gentile. La sua pelle era calda, e nonostante la sua stazza il suo tocco era delicato e leggero, come se non volesse infastidirla più del necessario.

    • Questa risposta è stata modificata 3 mesi, 3 settimane fa da  Elan.
    #7174
     Meeme 
    Partecipante

    C’era compassione nel Paladino, tristezza per quella verità ed un’infinita dolcezza che la destabilizzava sempre. Nathaniel aveva la capacità di metterla in imbarazzo, eppure non si sentiva più a disagio in sua compagnia, aveva imparato a fidarsi di lui e se il mondo fosse stato diverso, avrebbe avuto il coraggio per restargli accanto.
    Ma lei non riusciva a dimenticare la sua colpa, la sua vigliaccheria, il suo cordoglio ed aveva una missione: Thunder Bluff. I Tauren contavano su di lei, quella straniera arrivata in pezzi e che loro avevano accolto ed accettato.

    Il Paladino non le chiedeva il motivo di quella scelta, lei strinse i pugni e pensò che era meglio che non sapesse altrimenti non l’avrebbe più guardata coi quegli occhi così belli.
    E quando lui si avvicinò di nuovo chiedendole chi l’avesse uccisa provò un brivido oscuro e decise di essere sincera. “Colui che ho amato mi ha uccisa…” Sussurrò con un sorriso folle. “Paladino, guerriero, eroe… la guerra lo ha reso spietato e mi ha tradita abbandonandomi in una prigione di gelo.” Era quella la verità, una verità orrenda, ma che non era ancora completa…

    Nathaniel le sfiorò una guancia, lei avvertì gli occhi farsi umidi di lacrime e si scostò come se l’avesse toccata un tizzone ardente. “Ho ucciso chi mi ha uccisa…” Guardò Humar che fiero ricordava quello che era successo. “Una volta libera avevo come scelta quella di combattere per ripulire il mio nome dalle accuse.” La speranza di essere di nuovo accolta tra la sua gente come pari. “Ma ho scelto l’Esilio e la Vendetta. Ho teso un’imboscata al mio amante e…” Quelle parole le bruciavano in gola come sabbia incandescente. “…l’ho fatto divorare vivo delle mie bestie. Ho lasciato il corpo macilento agli animali spazzini e sono fuggita rinunciando al mio nome ed al mio volto.” Alzò il viso verso di lui. “In seguito ho scoperto che i miei polmoni si erano ammalati. La giusta punizione per quello che avevo fatto e quello che non avevo fatto…” Concluse con voce folle ed inquieta. “La Luce è sbagliata in me, Nathaniel… Sono folle, sanguinaria e mostruosa…” Si fermò, non voleva dirgli dei corpi, delle stragi che non aveva fermato, del sangue e delle risate di Erenion. Non aveva mai parlato di queste cose prima, non voleva più infrangersi in mille frammenti di anima come quando era fuggita con il marchio di traditrice sul petto.

    #7175
     Harlan Malkavian 
    Partecipante

    Correva con tutte le sue forze insieme a l’elfa perfetta ma terrorizzata, non faceva molta attenzione a dove era, anche la magnificenza di Nordrasill era poco più di un lontano barlume mentre il suo cervello lavorava intensamente su tutti i modi che riusciva a pensare per fermare la mostruosità in arrivo.

    Tutrto era secondario, almeno fino a Ysera, maravigliosa Ysera, pura ed eterea “oh, Titani” dovette fermarsi ad ammirarla anche con il fato in arrivo le gambe di Jared si bloccarono e la mandibola praticamente toccò terra, quasi si inginocchio in venerazione, uno dei cinque esseri a ricevere i doni dei titani.

    Ma la scossa che spinse l’elfa a correre di nuovo lo fece risvegliare da quella quasi trance, e la mente ricominxiò a correre come il corpo.
    Posso, dovrei… anche se sono solo un ingegnere sono certo di riuscire a miscelare o costruire qualcosa. mi servono dati… Cosa dobbiamo fermare?

    #7184
     Mordoth 
    Partecipante

    Le moine della maghetta erano solo noia per Jok’Nay, che ci badò gran poco. Aiutare gli altri… puah! A lui interessavano solo i soldi e le lame che poteva comprarci. E la sua pellaccia, senza di quella non poteva comprare un bel niente…
    Il druido invece faceva un discorso interessante.
    La vista della creatura era impressionante. L’assassino rimase imbambolato ad osservarlo, a carpirne ogni particolare, non aveva mai affrontato una creature di quel genere.
    Zatanja era già pronta all’azione, anche se quella cosa era ancora lontana.
    Lui però non sapeva cosa fare da così distante e si mise a sgranocchiare l’unghia dell’indice, beh in realtà ad affilarla, mentre rifletteva sulla situazione.
    “Ehm…” cominciò tra uno smangiucchio e l’altro, “ma siete sicuri che sia qui per la cosa lì, la pianta… cioè, l’albero sacro? Eh?” A lui sembrava una domanda molto pertinente e nel mentre la faceva stava pensando alla sfera rossa.
    “Comunque non c’è molto che io possa fare da qui. Voi invece, con i vostri sbrilluccichii magici, perchè non provate a fargli cambiare strada invece di provare ad abbatterlo? Non so, magari facendogli credere che l’albero non è qui ma un po’ più in là. Un vedo non vedo, ecco!”
    C’era anche un’altra cosa che gli faceva prudere il naso. Quella creatura… “come mai se n’è sparita se non eravate riusciti a fermarla?” Rese udibile la sua domanda involontariamente. Era per questo che non credeva che l’albero fosse l’obiettivo del mostro.

    #7186
     Elan 
    Partecipante

    – GAHAIN –
    Sumyno aveva sospirato, scuotendo la testa. “Posso acquistare una nuova arma senza grossi problemi in qualsiasi villaggio. Credo che dove dobbiamo andare potremo trovare qualche fabbro, o qualcosa del genere.”
    L’idea però sembrava non confortarla. Era evidente che il valore sentimentale di quell’arma era molto più importante per lei di quello meramente offensivo. Inoltre, Gahain aveva il sospetto che l’orchessa fosse un’eccellente guerriera anche brandendo una spada soltanto.

    Però quando il Draenei fece l’imitazione della Cacciatrice, la giovane guerriera scoppiò a ridere, divertita, arrivando alle lacrime per quanto la scena era stata buffa.
    “Sei identico!!!” esclamò prendendolo in giro. “Oddio, ti prego, non farlo più! Potrei morire con tutte queste risate, e probabilmente lei mi ammazzerebbe di nuovo sapendo che sono morta perché ridevo di una sua imitazione!!”
    Si asciugò le lacrime che le erano apparse sugli angoli degli occhi, ma continuava a ridacchiare divertita.
    “In effetti, hai proprio la faccia da “cattivone blu” o da “viscido alieno color mare”!”
    Quel siparietto l’aveva davvero divertita, e per lo meno era riuscito a scacciare i brutti pensieri e la tristezza dovuti all’arma ormai perduta.
    “Tuttavia…” si fece serissima all’improvviso, guardandolo di sottecchi. Io non ho paura di finire avvelenata, quindi a me un biscotto potresti anche regalarlo!!”
    Gli fece una linguaccia.
    Era buffo il suo modo di comportarsi, spontaneo e sincero, pieno di entusiasmo e di energia in ogni cosa che faceva o diceva. Sembrava veramente impossibile che qualcosa avesse il potere di abbatterla.
    Poi sbuffò, poco convinta.
    “Non ci crede nessuno a questa cosa. Nemmeno tu ci credi, dì la verità. Avanti, non è possibile che si siano semplicemente rincorsi come due idioti senza secondi fini!”
    Poi però parve esitare, e guardò lo sciamano con un velo di incertezza negli occhi.
    “Vero che non è possibile?”

    Però alla sua domanda lo guardò con occhi strabuzzati. Prese una coperta che aveva poco lontano e gliela lanciò letteralmente addosso, ridendo anche mentre compiva quel gesto.
    “Ma ti pare possibile che un elementale di terra possa bruciare in quel modo?! Sarebbe stato di fuoco se no, no?”
    Non era stato un rimprovero, né tantomento un gesto fatto con cattiveria, quanto più una presa in giro alla sua domanda che doveva sembrarle buffa.
    I suoi occhi però si incupirono un poco.
    “Mi è sembrato che fosse come quei druidi… gli Elementali non attaccano, di solito, sono creature pacifiche. Questo era… impazzito…”

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel la ascoltava in silenzio, senza interrompere quel suo racconto così triste. Il suo sguardo si era incupito, come se una nuvola fosse passata di fronte a quegli occhi sempre tanto buoni, una nuvola di rabbia e dolore.
    Eppure in qualche modo la Cacciatrice sapeva che non era ciò che lei aveva fatto a farlo rabbuiare: nemmeno quelle azioni che in molti avrebbero ritenuto sadiche e spietate erano riuscite a turbarlo.
    “La Luce non è sbagliata in nessuno…” interruppe la frase in modo strano, come se mancasse un pezzo. “Può essere offuscata, coperta dal dolore e dalla sofferenza… ma mai sbagliata.”
    La guardò a lungo, restando per altri attimi in silenzio.
    “Una volta il mio maestro mi disse che solo chi aveva visto le tenebre più oscure poteva sapere quanto bella fosse realmente la luce.”

    I suoi occhi erano sempre talmente buoni da far quasi male. Era uno sguardo che non giudicava, il suo: non era superiore, non predicava del bene assoluto, non credeva di avere ragione sugli altri. La sua forza stava proprio nella sua bontà e nella sua umiltà, nell’accettare tutti esattamente per come erano, senza voler provare per forza a cambiarli.
    Guardò Humar per un attimo, ma non c’era paura in lui.
    Forse stava pensando che quel leone aveva sbranato vivo un altro Elfo del Sangue, forse pensava che avrebbe potuto sbranare anche lui con la stessa facilità, o forse non pensava niente di tutto quello. Era davvero impossibile capire quali pensieri si celassero in quel momento dietro quegli occhi sempre tanto calmi.

    “I tradimenti peggiori che possiamo subire, sono quelli fatti da coloro che amiamo.” continuò dopo poco, tornando a guardare lei. Non sembrava essersela presa per il fatto che lei si fosse scostata dalla sua carezza. “Ci fanno soffrire due volte… la prima quando veniamo traditi da loro, la seconda quando subiscono la punizione per le loro azioni.”
    Ancora una volta, non la stava giudicando.
    Non aveva commentato il suo desiderio di vendetta, né il modo spietato in cui aveva ucciso il suo amante. E continuava ad essere calmo, ma non la calma fredda di chi osservava il mondo da distante: una calma che in qualche modo riusciva a trasmettersi nelle sue parole e a scaldare chiunque lo ascoltasse.
    “Ciò che è stato però non dovrebbe impedirti di vivere il presente. Non tutto il mondo è uguale e non tutti i paladini che incontrerai ti tradiranno.” fece un sorriso più dolce, sollevandole il mento con le dita per guardarla negli occhi da sotto la maschera. “Non si può cambiare il passato, ma da esso possiamo imparare a vivere meglio il futuro.”

    – JARED –
    I druidi sembravano apprezzare quell’entusiasmo, per quanto un poco confuso, e sorridero pacatamente al guerriero. Uno di loro diede un ordine ed un giovane Tauren obbedì, andando a recuperare alcune cose.
    Tornò pochi istanti dopo, pieno di pergamene arrotolate, appunti, disegni, ma anche erbe ed altri ingredienti che Jared riconobbe. Con quel materiale aveva a disposizione tutto il necessario per creare granate esplosive, incendiarie, bombe che avrebbero ferito qualsiasi creatura.
    Certo, sarebbero venute un poco rudimentali, e aveva sempre bisogno di un meccanismo per attivare il tutto, ma era meglio di niente.

    “Garr è una manifestazione del male che dorme nelle profondità di Azeroth.” spiegò il druido, prendendo uno dei fogli. Lo srotolò, mostrando quello che a tutti gli effetti sembrava un ammasso di rocce, disposta una sopra dell’altra in una forma vagamente umanoide. C’era un altro piccolo disegno nello stesso foglio, un umano, probabilmente per indicarne le proporzioni: Garr era cinque volte più alto e tre volte più largo… Era facile pensare che avrebbe potuto schiacciare chiunque si fosse trovato sul suo cammino, anche peggio dei giganti che avevano affrontato qualche giorno prima.
    “Il nostro pianeta è malato al suo interno.” stava spiegando ancora il druido. “Ed i piani elementali sono i primi a risentire di questa malattia. Deepholm, il piano elementale della Terra è quello che più di tutti ha sofferto di ciò. La sua guardiana, Therazane, è impazzita quando Deathwing è stato gettato negli abissi per scontare la sua pena.”
    Stava raccontando parti di storia antica come niente fosse. In fondo, gli Elfi della Notte vivevano centinaia, forse migliaia di anni… possibile che lui avesse assistito di persona a tutto quello?
    “Credo che ciò che sta accadendo ai nostri Druidi sia un riflesso di questa follia… o viceversa…” scosse la testa. Sembrava non essere nemmeno lui in grado di spiegarlo. “Garr in ogni caso ha già attaccato una volta, mesi fa, poco prima che la follia dei druidi avesse inizio. Ha dato fuoco a parte di Nordrasill, e poi se n’è andato. I nostri incantesimi non sono stati in grado nemmeno di scalfirlo.”

    Jared non aveva visto da nessuna parte segni di bruciatura, ma era probabile che l’Albero del Mondo avesse proprietà curative oltre ogni immaginazione.
    “Dobbiamo pensare ad una tattica più diretta. Ma con molti dei nostri guerrieri preda della follia, non è facile mettere insieme una squadra d’attacco efficiente.”

    – JOK’NAY –
    Fandrall guardò il troll con fare pensieroso, come se stesse riflettendo sulle sue parole, al contrario di Zatanja che non sembrava averlo nemmeno sentito, troppo concentrata a mantenere attivo il suo incantesimo protettivo.
    “La prima volta che lo abbiamo visto i suoi attacchi sono stati diretti a Nordrasill.” spiegò semplicemente il Druido. “E’ riuscito a bruciare parte dell’Albero, poi se n’è andato. Abbiamo ipotizzato che il potere di Nordrasill fosse troppo grande e lo avesse danneggiato.”
    La spiegazione sembrava filare, anche se Jok’Nay non aveva visto da nessuna parte tracce di bruciature.

    Quindi Fandrall scosse di nuovo la testa.
    “Abbiamo provato in ogni modo. Anche le nostre migliori illusioni non sono riuscite a distrarlo. Nordrasill sorge sopra un lago nato da una goccia del Pozzo dell’Eternità. La sua magia è troppo potente per essere nascosta, anche dai migliori di noi.”
    Aveva parlato in maniera molto didattica, superiore, come se stesse raccontando delle ovvietà. Eppure aveva ammesso senza problemi di non essere in grado di fermare quella creatura, come se nessun incantesimo fosse capace di rallentarla.

    #7187
     Meeme 
    Partecipante

    Si era incupito ascoltando la sua confessione, qualcosa lo turbava e lei non era in grado di comprendere cosa. Sapeva così poco di lui, a parte i racconti sul suo mondo natale e le strane abitudini. Si erano separati e lei gli aveva detto che non sarebbe mai stata una sua amica, si era comportata in modo odioso con il paladino. “Ero certa che non lo avrei più rivisto e dovevo proteggere me stessa.” Pensò tetra. Ritrovarlo l’aveva resa così felice, una felicità che aveva dimenticato e che non credeva di poter provare di nuovo. “E tu sei riuscito a farti largo attraverso le tenebre? Hai trovato questa luce così bella?” gli chiese diretta ed interessata.

    Il draenei osservò per un attimo Humar prima di tornare su di lei, la Cacciatrice poteva immaginare i suoi pensieri, ma era stato avvertito… Lei era un mostro assetato di sangue, una bestia selvaggia e sanguinaria, non gli aveva mai nascosto la sua natura.
    “Ti sei sentito tradito quando hanno scelto di salvarti…” mormorò triste. “Sei riuscito a perdonarli? A perdonare te stesso per essere vivo?” Sapeva che non doveva fargli quelle domande così personali perché nascondevano sofferenza, ma voleva conoscerlo. Era riuscita a confidarsi con lui dopo anni di silenzio, voleva ricambiare il favore.

    Lasciò che lui le alzasse il viso e quello sguardo così dolce le provocò una stretta al cuore. Lei si fidava di lui e sapeva che non le avrebbe mai fatto del male. “Vorrei strappargli quegli occhi così belli e luminosi e portarli con me nelle tenebre…” Pensò mordendosi il labbro a sangue e distogliendo gli occhi da lui. “Ma io non posso pensare al Futuro, Nathaniel e non avrei dovuto raccontarti queste cose… noi… noi non siamo amici.” Cercò di trovare una giustificazione per quello che aveva detto, ma si sentiva fragile, uno specchio infranto, un’aquila dalle ali spezzate e sfogarsi con lui le sembrava così giusto…
    In pochi attimi stava affrontando anni di orrore, a Thunder Bluff aveva trovato la pace ed era riuscita a curare le sue ferite, adesso stava combattendo con quel dolore che le bruciava il petto e che non era mai sparito…

    #7188
     Elan 
    Partecipante

    – LA CACCIATRICE –
    Nathaniel parve stupito da quella domanda fatta così tanto a bruciapelo, tanto che per un attimo rimase in silenzio, come se stesse pensando alla risposta migliore da dare.
    Alla fine fece un sorriso rassegnato e scosse la testa.
    “No…” rispose con una semplicità disarmante.
    “Non ho nulla da perdonare a coloro che hanno deciso di salvarmi. Ma non sono riuscito a perdonare me stesso, per essere stato ritenuto migliore di altri.”
    Il suo sorriso era triste e mesto: la salvezza di pochi in cambio della vita di molti, doveva essere un peso atroce con cui convivere giorno dopo giorno.
    In quanti che lui conosceva erano stati abbandonati, in quell’evacuazione? In quanti a cui voleva bene? Non le aveva mai rivelato se i suoi genitori fossero giunti ad Azeroth insieme a lui, se avesse avuto dei fratelli.
    L’Elfa del Sangue sapeva solo che solo chi era abbastanza forte da affrontare quel viaggio era stato scelto, nella speranza che un giorno potesse avere una nuova vita oppure – chissà – fosse in grado di tornare a salvare chi era rimasto. Nessuno sapeva cosa fosse successo ad Argus dopo l’invasione demoniaca: i Draenei rimasti forse erano stati tutti trucidati, o forse resi schiavi…
    Chi era stato salvato probabilmente non avrebbe mai avuto una risposta a quella domanda.

    “Non credo di essere stato più meritevole di altri. Ma una scelta andava fatta, per quanto dolorosa, e chi ha scelto non ha colpe. Velen ha fatto molto, dal giorno in cui siamo fuggiti, ma nessuno di noi troverà mai quella luce tanto bella.”
    Le sorrise di nuovo. Quel sorriso sembrava non potersi spegnere mai, ed era tanto bello, e solo per lei.
    “Ma se non avessimo fatto altro che piangere per ciò che avevamo perso, qualsiasi sacrificio sarebbe stato vano. Quindi, no. Non sono riuscito a perdonarmi e porterò sempre nel cuore il ricordo di chi non è potuto venire con noi. Ma quel ricordo mi darà anche sempre la forza di lottare per il futuro, perché cose del genere non debbano più accadere a nessuno.”

    Seguì con un dito il contorno della sua maschera.
    “Tutti dovrebbero poter pensare al futuro, anche chi ha rinunciato al proprio volto e al proprio nome.” disse infine, prima di chinarsi e sfiorarle le labbra in un bacio delicato e gentile.

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